mercoledì 16 settembre 2026

LA LUCE DEGLI INCENDI A DICEMBRE

 



La luce degli incendi a dicembre - Matteo Bussola -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


“MI SEMBRAVA GIUSTO PRENDERMI CURA DI QUALCUNO CUI LA VITA AVEVA RUBATO I SOGNI”

 Ed eccomi qui, nuovamente a parlare di un romanzo di Matteo Bussola. Lo so, direte voi: " E basta! " Ma non credo sia essere ripetitivi, perché questo scrittore non lo è mai: ogni suo romanzo è una nuova scoperta, ogni storia un nuovo viaggio da compiere insieme ai suoi protagonisti.

In questo caso Marcello e Margherita: lui con un passato difficile, con il quale è riuscito a chiudere i conti e fare pace; lei con un presente complicato ed ingombrante, da cui vuole scappare, per prendere una boccata d'aria, per cercare di ritrovare se stessa.

Marcello e Margherita si incontrano su un treno: lui sta tornando dalla sua famiglia, lei cerca un po' di serenità lontano dalla sua. Basta uno sguardo e, si sa come funziona, iniziano a chiacchierare; ma quello che non si aspettano è che, in poco tempo, si ritrovano a confidarsi, anche essendo poco meno di estranei.

 Iniziano un racconto che diventa subito intimità: si confessano sogni, delusioni, rancori, rimorsi, come si fa con un caro amico. Lei gli parla di come le sue aspettative di una vita felice si siano ridotte alle responsabilità di essere madre e moglie, di come non riesca più a trovare se stessa, di un ruolo che si è costruita e che le hanno modellato addosso gli altri, ma che sente che non le appartiene più (o forse non le è mai appartenuto?). Lui le racconta una vita fatta di sofferenze, delusioni, dolore, ma anche di coraggio, amore e rinascita.

Lungo il viaggio che porta lui verso la sua famiglia e lei via dalla sua, i due si avvicinano sempre di più, fino a quando è il momento di salutarsi, ma può davvero finire tutto così?

Matteo Bussola riesce davvero ogni volta a sorprendermi, a farmi mancare un battito, a farmi scendere quella lacrima che mi ero ripromessa, questa volta, di non versare.

 Ogni suo romanzo è una coccola che mi riscalda il cuore e l'anima, che aspetto di leggere per assaporare sentimenti veri: nei suoi personaggi ci si potrebbe rispecchiare chiunque, perché sono persone reali, con mancanze, difetti, dubbi; hanno un passato intenso, un presente complicato ed un futuro incerto; alla fine del romanzo non diventeranno mai "il principe azzurro" o "la reginetta del ballo", resteranno sempre persone imperfette, che cercano un posto nel mondo, nelle quali ognuno di noi si può impersonificare.

 Questo romanzo è dolce, delicato, commovente, che ti viene da domandarti: "Ma da dove gli vengono queste idee?“ Riflettendoci bene, credo che Matteo Bussola sia un attento osservatore della gente e del mondo e un eccellente "traduttore", che mette in parole quello che i suoi occhi vedono e che il suo cuore percepisce.

“IO NON HO MAI AVUTO SOGNI PARTICOLARI. SONO SEMPRE STATA UNA BRAVA BAMBINA.

LE BRAVE BAMBINE NON HANNO SOGNI?

LE BRAVE BAMBINE I SOGNI IMPARANO A TENERLI PER SÉ.

QUINDI NE HANNO, GIUSTO?"


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 144

editore: Einaudi 


martedì 15 settembre 2026

PICCOLI FANTASMI

 




Piccoli Fantasmi - Gregg Dunnett - 

recensione a cura di Elisa Caccavale


Al centro della storia raccontata in Piccoli fantasmi di Gregg Dunnett (Nord) c'è la famiglia Martin, ancora segnata dall'omicidio della piccola Layla, rapita e uccisa due anni prima. Il colpevole non è mai stato trovato e l'indagine sembra ormai destinata a chiudersi senza una soluzione. L'ispettore Kieran Clarke, che non si è mai davvero rassegnato al fallimento del caso, decide però di tentare un'ultima strada: riportare la vicenda all'attenzione del pubblico attraverso un programma televisivo, nella speranza che qualcuno si faccia avanti con nuove informazioni. Intanto Gale, il fratellino di Layla, vive il dolore della perdita in un modo decisamente insolito: continua infatti a vedere la sorella, che gli appare sotto forma di fantasma e sostiene di poterlo aiutare a scoprire la verità sulla propria morte. Da questo momento l'indagine della polizia e quella, molto particolare, condotta da Gale finiscono inevitabilmente per intrecciarsi.

La premessa di Piccoli fantasmi è interessante perché intreccia due elementi potenzialmente molto forti: da una parte il lutto di una famiglia che non riesce a superare la morte violenta di una figlia, dall'altra un delitto rimasto senza colpevole. Ed è soprattutto quest'ultimo aspetto a sostenere la lettura, ma la componente gialla segue una strada un po' diversa da quella del classico giallo a enigma. Il romanzo non costruisce infatti tutta la propria suspense intorno alla domanda “chi ha ucciso Layla?”: il lettore arriva piuttosto presto ad avere un quadro chiaro di ciò che è accaduto. Da quel momento l'interesse si sposta altrove, sul capire come la verità riuscirà a venire a galla e, soprattutto, se sarà possibile trovare il modo di dimostrarla. È questo meccanismo a sostenere buona parte della tensione narrativa e a rappresentare uno degli aspetti più riusciti del romanzo: non tanto la scoperta del colpevole, quindi, quanto l'attesa di vedere come potrà essere finalmente incastrato.

Meno convincente risulta invece il modo in cui viene sviluppata la componente psicologica, che pure avrebbe potuto avere un peso molto maggiore. L'idea iniziale di Gale che continua a vedere la sorella offriva infatti molte possibilità sul piano emotivo: un bambino traumatizzato dalla perdita, incapace di separarsi completamente da Layla, che continua a sentirla accanto a sé. Sarebbe stato interessante mantenere più a lungo l'ambiguità su quella presenza, lasciando aperta la possibilità che fosse una proiezione del dolore, del senso di colpa o semplicemente del bisogno disperato di Gale di avere ancora sua sorella con sé.

Dunnett sceglie invece abbastanza nettamente la strada del soprannaturale: Layla non è soltanto una presenza nella mente di Gale, ma un vero fantasmino che compare, parla e fluttua accanto a lui. Una scelta che finisce per sottrarre forza proprio alla dimensione che avrebbe potuto rendere il romanzo più profondo. Il rapporto tra Gale e la sorella morta avrebbe potuto diventare un modo per raccontare il lutto infantile e il difficile confine tra ricordo, immaginazione e realtà; rendendo il fantasma concreto, invece, quell'ambiguità scompare.

Per questo risulta anche difficile considerare Piccoli fantasmi semplicemente un “thriller psicologico”, come viene presentato. La componente psicologica certamente c'è — il trauma di Gale, il dolore dei genitori, la disgregazione della famiglia — ma il romanzo rimane soprattutto a cavallo tra giallo e paranormale. Aggiungere l'aggettivo “psicologico” non cambia il fatto che uno degli elementi fondamentali dell'indagine sia una bambina morta che torna realmente sotto forma di fantasma.

Nel complesso, quindi, Piccoli fantasmi è un romanzo scorrevole, con un meccanismo giallo sufficientemente solido da mantenere viva la curiosità e con una buona idea di partenza, ma che non riesce a sfruttare fino in fondo le potenzialità emotive della sua premessa. Paradossalmente, ciò che manca è proprio un po' più di “fantasma” in senso metaforico: meno Layla che fluttua accanto al fratello e più il peso della sua assenza nella mente di chi è rimasto. Sarebbe stato un romanzo diverso, certamente, ma forse anche più intenso e psicologicamente incisivo.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 364

Editore: Storm


lunedì 14 settembre 2026

CHIEDI AL PASSATO

 




Chiedi al passato - Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti -

recensione a cura di Alece Bassoli


Con Chiedi al passato Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti raccolgono il testimone della serie Emma & Kate, progetto narrativo originale nel quale le due protagoniste vengono affidate, romanzo dopo romanzo, a diverse coppie di autrici. Dopo il primo capitolo, Emma Castelli e Kate Scott tornano a confrontarsi con un nuovo caso, questa volta alle prese con una vicenda familiare che affonda le proprie radici molto più lontano di quanto inizialmente si possa immaginare. Kate Scott è una famosa scrittrice americana che ha scelto di vivere sul lago di Como, nella sua elegante villa. Con lei c'è Emma Castelli, investigatrice privata che nel precedente romanzo l'aveva aiutata a fare luce sulla misteriosa scomparsa del marito. Tra le due, nonostante le personalità molto differenti, è nata un'amicizia autentica, accompagnata da una complicità che si rivela ancora una volta fondamentale. A chiedere il loro aiuto è Anna Galli, una giovane donna che si trova ad affrontare una situazione difficile da accettare. Nel giro di poco tempo ha perso entrambi i genitori: la madre Eleonora, da tempo alle prese con una profonda depressione, si è tolta la vita; il padre Maurizio, invece, è morto improvvisamente dopo un malore mentre si trovava in Valsesia. Due morti apparentemente scollegate, ma che ad Anna continuano a sembrare tutt'altro che casuali. È proprio da questo dubbio che prende avvio l'indagine. Emma e Kate cominciano a ricostruire la storia della famiglia Galli e, passo dopo passo, si rendono conto che dietro quelle due tragedie potrebbe esserci molto più di quanto emerga in superficie. Il passato della famiglia diventa così il vero terreno dell'indagine: vecchi segreti, silenzi, omissioni e avvenimenti mai realmente chiariti tornano a galla, modificando progressivamente la percezione di ciò che è accaduto. Il titolo del romanzo è particolarmente significativo, perché racchiude il cuore della storia: per comprendere il presente è necessario interrogare ciò che è accaduto prima. E spesso proprio le vicende che una famiglia ha cercato di dimenticare o di nascondere sono quelle destinate a lasciare le conseguenze più profonde sulle generazioni successive. Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio questo intreccio tra mistero e storia familiare. L'indagine diventa soprattutto un viaggio nella memoria, alla scoperta di rapporti, decisioni e verità che nel tempo hanno contribuito a creare una situazione sempre più difficile da decifrare. Gli indizi si aggiungono gradualmente, i sospetti cambiano direzione e le ipotesi che sembrano più convincenti vengono spesso rimesse in discussione. E proprio quando sembra di aver ricostruito il quadro, emerge un nuovo particolare capace di cambiare prospettiva. Le due protagoniste hanno caratteristiche molto diverse e proprio questa distanza rende interessante la loro collaborazione. Emma è più concreta e intraprendente, abituata a seguire gli indizi e a muoversi sul campo; Kate ha invece un'indole più riservata e una dimensione maggiormente legata alla sua casa e alla vita che si è costruita sul lago. Particolarmente importante è inoltre il ruolo delle donne all'interno della storia. Emma, Kate e Anna, insieme alle altre figure femminili coinvolte nella vicenda, contribuiscono a dare al romanzo una dimensione profondamente umana. Le relazioni familiari, le fragilità, le ferite personali e le conseguenze di decisioni prese molti anni prima diventano elementi centrali quanto il mistero stesso. Anche le ambientazioni hanno un ruolo significativo. La villa di Kate, elegante e quasi sospesa nella tranquillità del lago, crea un'atmosfera particolare, mentre gli altri luoghi legati alla storia della famiglia Galli assumono progressivamente un significato diverso man mano che l'indagine procede. Un romanzo straordinario, generoso, ricco di atmosfera e di umanità, letteralmente imperdibile per chi ama questo genere!


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2019

pagine: 364

editore: self publishing


domenica 13 settembre 2026

MALAGLORIA




 


Malagloria – Christian Bartolomeo

Recensione a cura di Dario Brunetti


Malagloria è un romanzo del pluripremiato scrittore agrigentino Christian Bartolomeo, uscito per Mursia editore. Il testo è una suggestiva fotografia della Sicilia degli anni Trenta, accompagnata dallo sfondo storico del confino fascista, che vede protagonisti il notaio Franco Mezzalira, segretario del fascio locale, e Mariuzzo Vitiello, un uomo semplice e illetterato, contendersi un misterioso manoscritto. Trovare la loro sete di gloria sarà come cercare acqua in un deserto: entrambi verranno posseduti da una vanità che li porterà a ingannare il prossimo.

Bartolomeo caratterizza con minuzia i protagonisti del romanzo. Franco Mezzalira è un uomo delle istituzioni, un notaio che gestisce i beni patrimoniali dei cittadini e su di loro esercita un potere di controllo a favore del regime fascista, pronto a far scattare sanzioni diventando arbitro del loro destino. Mariuzzo Vitiello è esattamente l’opposto: rappresenta quella Sicilia rurale, grezza e ignorante, ma quando si troverà davanti a un prezioso manoscritto avrà l’intuizione di possedere un oggetto dal valore inestimabile.

Quest'ultimo diventerà un’arma capace di ledere le resistenze dell’implacabile e cinico notaio Mezzalira, che scenderà così dal suo piedistallo sociale. In questa dinamica si concentra il paradosso di Malagloria, in cui un uomo semplice come Mariuzzo riuscirà a ribaltare la posizione del notaio a suo favore, andando a scardinare dalle fondamenta il suo potere. Per avere il controllo dell’oggetto di cui Mariuzzo è in possesso, il notaio Mezzalira offrirà all’uomo il privilegio di trasformarsi da individuo rozzo in un vero e proprio intellettuale, portandolo sul suo stesso livello sociale.

Emergerà così la satira morale dello scrittore, che metterà al centro dell’attenzione la vanità e la finzione come elementi imprescindibili su cui poggia l'impianto narrativo del romanzo. Quali effetti avranno sui protagonisti della storia? Lasciamolo scoprire ai lettori, affinché possano perdersi nelle pagine di un testo che splende per il suo lato metaforico, capace di mettere a nudo i difetti dell’umanità attraverso un tono grottesco e con pennellate di sottile ironia.

Malagloria è un piccolo gioiello letterario di rara bellezza, giunto in finale nella seconda edizione del Concorso letterario RTL 102.5 Mursia – Romanzo Italiano.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2019

pagine: 176

editore: Mursia

 

venerdì 11 settembre 2026

MOMENTI DI GIOIA IMPERFETTA

 




Momenti di gioia imperfetta – Catherine Newman –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

<< Potresti decidere di essere felice >>

 << E tutto il resto? Mettilo su una barchetta nella tua mente e spingilo in mare >>

Si tratta non di reprimere. Di liberare. Mollare tutto.

Già ma come si fa?

Ho avuto difficoltà a lasciare l'ormeggio saldo su 22/11/63 di King, immaginate il resto!

Ho immaginato la trama del nuovo libro dal titolo e dalla copertina, per poi cercare notizie sulla scrittrice.

Poi ho letto l'indice per fissare i confini del mio nuovo viaggio: sette giorni in un cottage a Cape Cod con la famiglia di Rocky.

Ho pensato: "Che sarà mai! Vediamo".

All'inizio nutrivo delle perplessità: una donna in menopausa che racconta, attraverso continui flashback, le sue emozioni e le paure come donna, madre, moglie, figlia con una naturalezza disarmante.

La stessa che ha per preparare i "sandwich" prima di andare in spiaggia.

Uno stile di scrittura intimo, serrato, pieno di battute ed ironia che sfocia a volte nel sarcasmo, ma anche ricco di osservazioni poetiche sulla vita, l'amore e la morte.

Mentre mi chiedevo se sarei riuscita a capirla, al terzo giorno ero già una di famiglia. Pendevo dalle sue labbra con domande del tipo: perché? Che cosa è successo? E adesso dove andiamo?

Questo libro ha la sagacia dell'estate: accecante, tagliente, capace di mettere a nudo ogni segreto e stratificare ricordi ed emozioni.

Ora che la vacanza è finita sento un pò di malinconia, ma rifletto sui miei momenti preferiti e sorrido.

I bagni intimi al lago e le giornate trascorse in spiaggia davanti l'oceano con l'incognita della presenza degli squali.

Tra le pagine ritrovo una bellissima citazione di W. Blake: "Siamo posti sulla terra un pò di tempo, per imparare i raggi dell'amore". Mi viene da ridere adesso, se penso a tutto ciò che significa!

Rifletto su quanto sia meraviglioso ma anche spaventoso amare ma soprattutto essere umani.

Non dobbiamo necessariamente decidere ogni cosa o scegliere, la vita a volte va accettata così com'è, senza incasellare o risolvere ogni cosa! Vivendo intensamente quei piccoli momenti di gioia imperfetta e lasciando andare tutto il resto!

E perché no, custodendo qualche segreto ma condividendo i momenti più importanti con le persone che amiamo.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 208

editore: Bollati Boringhieri

 


LA FINESTRA SBAGLIATA - AMORI SUL CAVALCAVIA


Amori sul Cavalcavia

 

Voglia d’ammazzare, voglia di morire: il cortocircuito della relazione simbiotica nel tempo fragile. Nel saggio Voglia d'ammazzare, lo psichiatra Vittorino Andreoli scardina i vecchi dogmi clinici dimostrando come l'impulso omicida-suicida, inteso come fantasia distruttiva profonda, alberghi nella psicologia della normalità di fronte a fratture relazionali insostenibili.

Nella fenomenologia del crimine, l'atto di uccidere l'altro e l'annientamento di sé spesso non sono che due facce della medesima, tragica pulsione retroflessa.

Un assunto teorico che trova una drammatica, sanguinosa conferma nella recente vicenda di Federico Vella e Lorena Isceri, dove le ragioni della psichiatria – l'uomo era in cura da quindici anni da uno specialista – convergono fatalmente con i nodi sociologici di un tempo fragile. Badiamo bene: scandagliare la mente dell'assassino o mapparne la vulnerabilità clinica non significa in alcun modo giustificarlo.

Un’empatia profonda spetta alla vittima, strappata alla vita con indicibile violenza; la responsabilità penale, morale e umana resta sempre e inequivocabilmente in capo a chi commette il fatto, senza sconti o attenuanti sociologiche. Eppure, l'analisi del contesto serve a capire come il nostro presente, anziché fortificarci, indebolisca le strutture del maschile e del femminile, liquefacendo la grammatica degli affetti.

Viviamo l'apparente paradosso di un'epoca priva di legami a lungo termine, contesti in cui teoricamente dovremmo essere più attrezzati ad affrontare la solitudine e a gestire il distacco; al contrario, assistiamo alla proliferazione di coppie simbiotiche, nuclei asfittici che non tollerano la fine, in cui l'altro non è un soggetto da lasciare andare, ma un pezzo del proprio Sé da distruggere pur di non elaborarne la perdita.

Siamo davanti a una ferita profonda della condizione umana, a una declinazione malata della relazione che impone un radicale cambio di paradigma. Se vogliamo davvero fare prevenzione, dobbiamo rinforzare tanto le potenziali vittime quanto i potenziali criminali. Per le prime, serve un lavoro profondo sull'attrazione disfunzionale che spesso ci calamita verso personalità fragili, disturbate o profondamente narcisistiche; per i secondi, occorre intercettare il crollo prima del cortocircuito.

Questo significa abbandonare la logica binaria del nemico, l'eterno e fallimentare conflitto uomo-donna, per ricominciare finalmente a guardarci dentro.

Dobbiamo soprattutto sottrarre il dolore alle manipolazioni politiche e ideologiche, a quei circuiti economici e normativi che si autoalimentano cannibalizzando la cronaca nera.

Stenderei poi un velo pietoso sulle strumentalizzazioni della stampa, che con imbarazzante attiguità non esita a violare l'intimità dei parenti nel momento del dolore più estremo, offrendo loro un palcoscenico per veicolare messaggi preconfezionati. È impossibile non cogliere il parallelismo tra questo caso e la vicenda Cecchettin: anche qui, a pochissime ore dalla morte della figlia, i riflettori si sono accesi su suo padre reso paladino improvviso di determinate battaglie sociali istantanee, standardizzate, che rischiano di anestetizzare l'autentica elaborazione del lutto in favore del circo mediatico.

Nota bene: conosco molti genitori che intraprendono sacrosante battaglie sociali a seguito della perdita del figlio; nulla di più nobile e vitale. Mi interrogo però sui tempi, solitamente si tratta di lunghi percorsi di crescita portati avanti in piena autonomia che culminano nell’attivismo. Qui invece a poche ore dalla tumulazione più innaturale troviamo già la telecamera pronta e un copione prestampato a cui aderire ad ogni costo. Tutto lascia pensare che si tratti di vittime inconsapevoli di un sistema malato alla continua ricerca di comparse per i propri teatri. Due volte vittime, insomma.

Del resto, cosa c’è di vitale in certo giornalismo, in questo vojeurismo di bassa lega, in questa arena di commenti volgari e sconcertanti che tramutano il giusto carico di dolore e compassione in vendetta cieca e negazione dei diritti minimi alla difesa? Mi riferisco al cyber-bullismo subìto dalla poliziotta che ha tentato di fermare il ragazzo dal suicidio per assicurarlo alla giustizia. Quali distorsioni possono portare a vedere un gesto dovuto e naturale, profondamente umano, con l’aver preso le difese dell’aguzzino anziché della vittima? Dunque, coloro che lavorano nelle mense delle carceri o coloro che curano gli assassini sono persone dalla dubbia moralità che godono del male inferto alle vittime?

Trovo preoccupante questa deriva giustizialista alimentata e cavalcata dai media per ricevere seguito, contribuendo a renderci una volta di più miopi davanti alla condizione umana.

Abbandonare gli schemi consolatori della cronaca significa accettare che la realtà è fatta di chiaroscuri, dove il bene e il male non sono mai separati da una linea netta. È lo stesso doloroso percorso di consapevolezza che compie Elettra nel mio romanzo, Lo specchio degli occhi tuoi. All'inizio confinata nel ruolo rassicurante di pura vittima di Augusto, Elettra è costretta a guardarsi dentro, a riconoscere la propria parte in quella dinamica distruttiva, fino a pronunciare la frase emblematica del suo cammino: «Maledetto il giorno in cui lo specchio ha riflesso anche me!».

Anche nella mia scrittura ho voluto esplorare questa fragilità estrema, questo legame ancestrale tra il suicidio e l'omicidio, cercando di farlo al riparo dalle facili semplificazioni del dibattito pubblico e restituendo ai personaggi tutta la loro spaventosa complessità: amarli tanto significa proprio riflettere anche le loro ombre, che poi, inevitabilmente, sono le nostre.



 






I miei romanzi

 





La storia si ambienta a Roma, nei primi anni 2000. Elettra e Viola, due sensuali e tormentate adolescenti alle porte del mondo adulto, vivono la loro amicizia travolgente, ballano salsa e leggono libri. Si imbattono in uomini attraenti e narcisisti e in lavori sempre più precari. Ben presto cresce prepotente l’idea di poter vivere ricevendo dei doni in cambio della loro bellezza…

Inizia così un viaggio fisico e psichico, affascinante e mostruoso.
È indispensabile estirpare il male dalla vita? Davvero non esiste alcuna luce nelle nostre ombre? C’è via di uscita dalla violenza subita?
Sono queste le domande a cui le due amiche cercano una risposta, e lo fanno senza avere paura di guardare dentro ai propri abissi, sull’orlo del baratro, tra luci e ombre, in una continua battaglia psichica tra il bene e il male dominata da illusione e cinismo.
Di sottofondo, la ricerca costante di un vivere autentico nel presente frammentato di una società irreversibilmente mutata: resta la parola, con la sua portata magica e l’odore dell’inchiostro su carta.







Vera abita a Volta Celeste, nel Castello dove un giorno salirà al trono come Verità. Ma quando scopre che la sua storia d’amore travolgente con Libero è solo un copione teatrale, il suo mondo perfetto crolla. Libero fugge buttandosi dai buchi del cielo, e Vera, disperata, lo segue.

Rimane però incastrata attraverso dimensioni sconosciute, prima nei buchi del cielo dove fa dei bizzarri incontri, poi all’inferno delle creature condannate in vita, fino all’atterraggio su Mondo. Qui una voce calda la chiama: è Poeta, un uomo ricurvo sulla sua scrivania che sul suo diario racconta una storia, proprio la storia di Vera. Ma lui è il creatore della sua storia o ne è solo testimone? Vera è autonoma o è una sua creazione?

Finalmente Vera e Poeta si guardano negli occhi e Poeta si innamora perdutamente di lei. Le mostra i suoi scritti, la porta nel suo mondo, la conduce in un viaggio intimo nella sofferenza umana: malattia, morte, violenza, fino a quell’ultimo accorato dialogo che lo porterà a confessarle un suo antico senso di colpa.

Un romanzo visionario sul confine tra realtà e finzione, sulla scrittura come testimonianza, sull’amore. Un labirinto pirandelliano dove i personaggi cercano il loro autore e gli autori inseguono i loro personaggi, in una danza appassionata e straziante lungo i corridoi che collegano il cielo alla terra, luoghi di sapere e privazione, di bellezza e disperazione.

Qui uomo e verità si guardano negli occhi e si lasciano. Ognuno tornerà nel proprio mondo, per testimoniare ciò che ha visto.

giovedì 10 settembre 2026

BIO

 




Sono nata ad Avezzano l'8 novembre 1984, e ho cominciato presto a leggere e a scrivere — poesie, lettere, pensieri affidati a taccuini custoditi con un misto di orgoglio e pudore.

 

Dopo il liceo classico mi sono trasferita a Roma per studiare Giurisprudenza; è tra le aule del diritto, e a seguito di una  forte crisi personale, che al terzo ho scelto di non rinunciare alla mia vocazione per la scrittura e al mio amore per la psicologia: qui si collocano un cammino di analisi junghiana, tre master in ambito psicopedagogico, con un'attenzione particolare al mondo dell'infanzia, la stesura dei miei primi due romanzi e, più avanti, la laurea in Scienze Psicologiche Applicate, con una specializzazione in Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione tuttora in corso.

 

In quegli anni ho iniziato la mia collaborazione con diverse testate come "La Legge per Tutti" e "MarsicaNews", dove ho ideato la rubrica "Il rovescio della cronaca"; dal 2025 collaboro con "Pressenza – Agenzia di Stampa Internazionale" su temi sociali controversi, e curo qui, su "Un libro di emozioni",  la rubrica "La finestra sbagliata". Grazie a queste opportunità riesco ad unire la mia scrittura e la mia propensione a trattare alcune tematiche psicologiche e sociali.

 

Ho pubblicato il romanzo "I buchi del cielo" (2011), il saggio "Il procedimento per l'adozione internazionale" (2023), il romanzo "Lo specchio degli occhi tuoi" (2024) — in cui vive tutta l'ambivalenza del mio rapporto con Roma —, la fiaba "Unicchetta e il gruppo dei Ricalchini" (in Sfavoleggiando, 2025) e il romanzo "La verità non muore, amore" (2026), riscrittura del mio romanzo d'esordio.

 

Nel 2009 ho fondato Touch Communication, agenzia di scrittura professionale, ricerca qualificata e grafica, che dirigo insieme a mio marito Sean Nevola, progetto in cui abbiamo unito la sua passione per l'immagine alla mia per la parola.

 

Sono madre di tre bambine, a cui dedico ogni mio proposito e ogni mio sogno.

Credo che il compito della scrittura, come quello della cura, sia lo stesso: integrare luci e ombre, per lasciare il mondo un poco meno buio di come lo abbiamo trovato.

 


L'OMBRA DEI SANTI

 




L'ombra dei santi - Francesca Vaccari -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: il commissario Lo Ferro si trova ad indagare su una serie di delitti. L'autore si sospetta possa essere sempre lo stesso. Quelli che vengono uccisi sono tutti preti ed hanno tutti pendente l'infamante accusa di essere dei pedofili. Un serial killer giustiziere.

 

🔥Punto di forza: Non c'è che dire l'autrice ha creato un bell'intreccio narrativo, intricatissimo. Fin troppo. Almeno inizialmente bisogna prestare molta attenzione alle dinamiche della storia ed ai personaggi. Con l'andare della vicenda tutto appare piu chiaro. La Vaccari è bravissima a sollevare "il velo" a poco a poco regalando mistero e suspense gradatamente ma inesorabilmente. 



🙁Punto debole: è per me l'argomento trattato: la pedofilia. Viene fatto in modo molto discreto e con grande sensibilità senza inutili forzature. Questo è sicuramente un punto a favore dell'autrice. Ma io rimango comunque sempre perplesso dall'opportunità. Crimini ce ne sono tanti, tipologie di vittime anche... 



🏁Finale: nel finale il commissario riesce a ricostruire l'intera vicenda assegnando i nomi ai responsabili dei vari crimini. Alcune situazioni rimangono però in sospeso. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐💫
Raramente leggo libri di grandi case editrici. Dei 5/6 libri che leggo in un mese non piu di uno appartiene ad una casa editrice mainstream. Il mio target sono le piccole case editrici indipendenti o gli autori self publishing. Questo mese, per quell'unica lettura che ho dedicato alle case editrici più strutturate, ho dato spazio ad un romanzo che mi incuriosiva molto. Probabilmente lo avrei letto a prescindere da chi lo avesse pubblicato. In più è stato scritto un'autrice che non conoscevo e che ha destato la mia curiosità. Il tema dominante del libro però riguarda un crimine che mi coinvolge sempre molto e che mal sopporto veder "usato" in un libro di fiction. Forse avrei dovuto passare oltre ma mi son lasciato coinvolgere ugualmente anche se per me la dimensione ideale per trattare questo argomento sono i saggi, scritti da esperti che sanno come "raccontare" questo abominio. Il romanzo va detto subito non indugia sul crimine anzi lo tratta con grande rispetto e delicatezza lasciandolo sempre sullo sfondo non entrando mai nei particolari. Ma per me rimane comunque un tabù. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 212

editore: Giunti

 


mercoledì 9 settembre 2026

NON TUTTI I BASTARDI SONO DI VIENNA

 







Non tutti i bastardi sono di Vienna – Andrea Molesini – 

recensione a cura di Lilli Luini

 

Difficile trovare un romanzo storico così intenso, capace di mescolare i fatti reali con la finzione romanzesca, di immergere il lettore così profondamente in un’epoca nella quale il vivere era una sfida quotidiana. Molesini, in questo romanzo vincitore del Campiello 2011, mette in scena un periodo poco indagato dalla narrativa, vale a dire i mesi che vanno dalla disfatta di Caporetto alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ma non ce li racconta dalla trincea, bensì dalla prima retrovia del Piave, Refrontolo, un paese a dieci chilometri dal fiume.

Qui, reduce dalla vittoria di Caporetto, l’esercito austroungarico stabilisce il suo quartier generale, più precisamente a Villa Spada, abitazione di una famiglia dell’alta borghesia veneta. A tenere i rapporti con gli invasori è Maria Spada, prozia dell’autore, modellata sull’omonima figura storica, autrice di un Diario dell’invasione che ha ispirato il romanzo. Donna ancora giovane, rigorosa, tiene testa ai comandanti che si avvicendano, tutti aristocratici ben educati che si comportano da invasori ma con “scortese cortesia”.

La voce narrante però è quella del nipote diciassettenne Paolo, veneziano, orfano di entrambi i genitori e per questo affidato alla zia e ai nonni, Guglielmo e Nancy. Sono costoro, al contrario della figlia, due personaggi anticonformisti, lui filosofo spirito libero, lei una brillante matematica che colleziona clisteri. Entrambi vivono confinati nelle loro stanze, rifiutando la condizione di dominati.

Nella villa vive anche la cuoca Teresa, altro personaggio luminoso, nella quale Molesini concentra l’uso del dialetto, insieme alla figlia Loretta e al misterioso custode Renato. Poi c’è Giulia, parente alla lontana, venticinquenne trasgressiva, si direbbe oggi, che va e viene e alla quale è affidato il risveglio amoroso di Paolo.

Dopo un inizio violento, con uno stupro compiuto in chiesa dai soldati tedeschi, la convivenza sembra avviata su una “pace armata”: solo i colpi di cannone in lontananza ricordano che è in corso una guerra. Siamo in novembre, Refrontolo si prepara a un inverno durissimo, isolati, senza notizie dalla battaglia del Piave da cui dipende l’esito della guerra e il futuro dell’Italia.

Ma tutti si rendono conto che, comunque vada, il mondo da loro conosciuto morirà, sta già morendo.

Paolo si innamora di Giulia, ma si innamora anche di Renato, il custode che tale non è. Quando arriva la notizia di un aviatore inglese nascosto sulle colline, il ragazzo scoprirà dentro di sé passione e patriottismo e deciderà di fare la sua parte. Ma intanto i mesi sono passati e la battaglia del Piave infuria. Qui arrivano le pagine più crude del romanzo, con Villa Spada e la Chiesa trasformate in ospedali da campo e la barchessa della villa in prigione per i soldati italiani catturati. Non c’è nemmeno più la campana della Chiesa, portata via dagli austriaci per farne cannoni, cosa che fa dire al parroco “La campana è la voce del paese, non solo quella della chiesa. (…) Senza campane resta solo la voce del cannone”.

Tutta l’insensatezza della guerra la ritroviamo in queste pagine, persino nelle parole che il feldmaresciallo austriaco rivolge a  Maria. “Io… io, Madame… ho visto i miei soldati venire su da quel fiume, venivano su dall’acqua, come i vostri gnocchi di patate nel tegame, mi capite, Madame? Gnocchi nell’acqua che bolle.”

L’eccellenza della scrittura si mostra anche nei cambi di ritmo, tra le lunge attese e l’improvviso irrompere della battaglia, dei feriti, dei lamenti.  Una lingua moderna e allo stesso tempo adatta al tempo narrato, che scava nei personaggi e anche nel paesaggio ma senza annoiare mai. Non c’è una parola di troppo, ma neanche una di meno.

Narrazione sociale, ricostruzione storica e romanzo di formazione: tutto questo è il romanzo di Molesini. Chapeau.

 

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2010

pagine: 376

Editore: Sellerio


martedì 8 settembre 2026

LA TREDICESIMA STORIA

 





La tredicesima storia - Diane Setterfield - 

recensione a cura di Elisa Caccavale


La tredicesima storia di Diane Setterfield è uno di quei romanzi capaci di conquistare lentamente, trascinando il lettore in un’atmosfera sempre più misteriosa e avvolgente.

La protagonista, Margaret Lea, è una giovane libraia dalla vita appartata, profondamente legata ai libri e alle storie. Quando la celebre e ormai anziana scrittrice Vida Winter le chiede di raggiungerla per scrivere la sua biografia, Margaret si trova davanti a un incarico tanto affascinante quanto insolito: Vida è infatti famosa per aver raccontato nel corso degli anni versioni sempre diverse e contraddittorie del proprio passato. Questa volta, però, promette di dire finalmente la verità.

Da qui prende vita una storia nella storia, ambientata in una grande dimora inglese segnata da segreti, rapporti familiari tormentati e presenze che sembrano continuare ad abitare il passato. A rendere il romanzo particolarmente riuscito è proprio la sua atmosfera: gotica senza risultare eccessiva, inquietante senza trasformarsi in horror. Setterfield costruisce lentamente il mistero, disseminando indizi e rivelazioni e facendo nascere nel lettore il desiderio continuo di capire che cosa sia realmente accaduto.

Ho apprezzato soprattutto il modo in cui il romanzo parla di storie e di libri. La lettura non è soltanto una caratteristica della protagonista, ma diventa parte integrante del romanzo stesso: i libri sono rifugio, memoria, possibilità di interpretare la realtà e, a volte, persino un modo per sopravvivere a ciò che è accaduto.

La trama è ricca e stratificata e richiede un po' di attenzione, ma viene ripagata da una seconda parte particolarmente coinvolgente e da rivelazioni capaci di rimettere in discussione ciò che si credeva di aver compreso fino a quel momento.

Un romanzo elegante, malinconico e misterioso, perfetto per chi ama le saghe familiari, le atmosfere gotiche, i segreti del passato e soprattutto le storie che parlano del potere delle storie stesse.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2013

pagine: 443

editore: Mondadori

 


domenica 6 settembre 2026

OLTRE LE APPARENZE

 




Oltre le apparenze - Luana Finzio - 

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: Bianca è una investigatrice privata. Spesso alle prese con casi che all'apparenza sembrano semplici. Dall'esito scontato. Ma non sempre ciò che sembra evidente e poi la verità. Nel lavoro e nella vita. Scopriremo che la sua esistenza, adesso serena, prima non lo è stata per nulla. 

 

🔥Punto di forza: Bianca su tutti. Ha saputo darsi un futuro lottando contro le avversità che anzi l'hanno resa probabilmente più forte e determinata. La grande amicizia che la lega a Stella. Complicità e supporto. 
La vicenda narrata: coinvolge e si legge con piacere. C'è spazio per tanti argomenti, molto attuali affrontati senza troppa pesantezza, che non vuol dire superficialità, come la violenza di genere, la pedofilia, la dipendenza psicologica, l'amicizia, il tradimento e il perdono.

 

🙁Punto debole: c'è dolore ma anche speranza e determinazione. Tutto molto ben bilanciato. Nessun evidente punto debole per quanto mi riguarda. 


🏁Finale: nel finale c'è tanta speranza, nel presente e nel futuro. Fino a quel punto i momenti bui sono stati prevalenti. Fino alla fine non si riesce a tirare il fiato in modo soddisfacente, c'è sempre un particolare che stona. Ma le ultime pagine finalmente regalano un po' di serenità a tutti i personaggi. 

🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐ 
Un romanzo che è una sorpresa continua. Si dischiude lentamente ma poi prorompe portando alla luce fatti anche molto dolorosi ma anche momenti di grande fiducia per il futuro. Lottando sempre e comunque, anche quando tutto sembra perso, si può sovvertire un destino che sembra non darci speranza. Un'altra lezione che ci ricorda il libro è che ci vuole pazienza. Molti destini possono trovare una strada piena di sole dando però prima il tempo necessario alla tempesta (al fato), che ci ha colpito, di venire superata. Luana Finzio esordisce in maniera convincente e promettente. Seguirò attentamente e con molte aspettative la sua "carriera" . 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 156

editore: Bookabook

 


venerdì 4 settembre 2026

22/11/63

 




22/11/63 – Stephen King - 

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Come tutti i dolci sogni, sarà breve...ma la brevità è la chiave della dolcezza, no? Io penso di sì. Perché quando il tempo è passato, non riesci più a riacchiapparlo".

Questa frase sintetizza l'essenza di questa straordinaria opera letteraria, che porta già nel titolo la destinazione finale del viaggio.

Un imprevedibile viaggio nel tempo per salvare Kennedy.

Una storia d'amore appassionata e profonda che diventa l'anima stessa della vicenda.

La resistenza del passato ai cambiamenti e quell'effetto farfalla che incombe su tutto, dove un semplice battito di ali può provocare un cataclisma devastante nel futuro.

800 pagine dense di suspense, il cui ritmo, lo stile di scrittura e la disarmante semplicità di cui King è maestro hanno segnato il mio mese d'agosto!

Non sono riuscita a leggere altro. Risucchiata nell'eco del tempo tra il Maine e il Texas attraversando Lisbon falls, Derry, Dallas, Jodie, Fort Worth.

Con questa storia King si è ancora una volta superato. Ha avuto l'audacia di fondere thriller storico, fantascienza e una potentissima componente romantica.

È un'incredibile ricostruzione storica dell'America degli anni 50' e '60, così come la cronaca dettagliata dei movimenti di Lee Harvey Oswald.

Grazie al mio gruppo di lettura ho avuto modo di conoscere un altro aspetto del Re e la sua versatilità nel raccontare storie ed emozioni sempre diverse, ma unite da un unico, inconfondibile, filo conduttore: la sua firma autorale!

Ho galleggiato fino alla fine nel dilemma tra ciò che è giusto e ciò che va fatto.

Il tempo è la chiave di tutto e "la vita è come il lancio di una monetina": un invito ad accettare il passato con tutte le sue tragedie e traumi, perché il presente è il nostro unico, fragile, equilibrio reale.

Già viaggio verso una nuova meta, con un pò di nostalgia per la grande avventura e le emozioni che ho vissuto!


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2013

pagine: 957

editore: Sperling & Kupfer

giovedì 3 settembre 2026

IN QUESTA NOSTRA VITA

 





In questa nostra vita - Ellen Glasgow -

Recensione a cura di Miriam Donati

 

È una storia dominata dalla figura di Asa Timberlake, che si giudica in modo fallimentare, eppure, paradossalmente, è il fulcro della forza nel tragico intreccio delle vite che toccano la sua.

Asa è vicino ai sessant’anni e ha lavorato fin da ragazzo, in posizioni subordinate, nella fabbrica di tabacco che un tempo suo padre controllava. Ora Asa ha ereditato una famiglia disgregata e il suo magro patrimonio dipende dal sostegno finanziario dello zio della moglie, un uomo sgradevole di nome William Fitzroy. All'inizio del romanzo, l'elegante casa della famiglia Timberlake sta per essere demolita, a ricordare la provvisorietà delle cose, e per tutto il romanzo Asa resta bloccato in un matrimonio totalmente privo d'amore, al quale si sente vincolato per onore a causa della malattia della moglie, l’ipocondriaca Lavinia e delle loro modeste condizioni economiche.  L'unica via di fuga per Asa sono le visite alla fattoria di una vicina, la vedova, Kate, che conosce da decenni e che ha due cani a cui è molto affezionato, poiché Lavinia non gli ha mai permesso di tenere un cane in casa.

Ci sono tre figli. Il maschio, Andrew, è una figura che nel libro rimane nell’ombra, un personaggio a cui non succede mai niente. Diverso è il caso delle due figlie, Stanley e Roy, le cui vicissitudini costituiscono gran parte della trama. Stanley è profondamente egoista, capricciosa. viziata, immatura, esigente, usa il suo aspetto per ottenere tutto ciò che desidera, anche se ciò che desidera appartiene agli altri; ha goduto per tutta la vita del favore del suo ricco e spietato prozio William Fitzroy, che ha sposato la nipote ad Asa Timberlake.  Roy, la sorella maggiore, pragmatica e matura è una ragazza generosa e intelligente, orgogliosa, leale, troppo utile e troppo retta per essere veramente compatita; aspira a una vita moderna e a un'apparenza di forza, pur essendo al contempo ferita e confusa dall'amore. È la più vicina al cuore del padre. Egli apprezza soprattutto in lei l'ardente spirito di coraggio che la anima.

Le figlie rifiutano i valori tradizionali del padre e cercano invece di vivere la propria vita.

Entriamo nelle vite dei Timberlake pochi giorni prima che Stanley sposi Craig Fleming, un avvocato idealista, ma inefficace. Roy è sposata con Peter Kingsmill, un giovane chirurgo affascinante e spericolato. Tuttavia, Stanley, da brava bambina viziata qual è, ruba il marito a Roy innescando una serie di calamità che rovinano quasi tutte le vite coinvolte, compresa quella di Asa.

Craig, sull'orlo del baratro, ritrova la forza di andare avanti grazie all'aiuto di Roy, e i due prendono in considerazione l'idea di sposarsi. Asa immagina che in tarda età si apra una porta verso Kate Oliver. Per un po', le seconde possibilità sembrano affermarsi. Stanley e Peter invece precipitano rapidamente nell'infelicità, che culmina in un tragico epilogo, trascinando con loro il resto della famiglia.

Nel libro ci sono essenzialmente due tipi di persone: gli egoisti che calpestano chiunque li circondi in nome della propria felicità, e gli altruisti che, di conseguenza, vengono calpestati. Gli egoisti scoprono che la felicità che raggiungono è così effimera e vuota che, in fin dei conti, sarebbe stato meglio non averla mai cercata. Gli altruisti scoprono che il sacrificio non porta altro che dolore e la consapevolezza di non conoscere mai nemmeno la fugace felicità

Una bambina viene uccisa dall'auto di Stanley, e Parry Clay, il suo giovane autista nero, che cerca di riscattarsi dalla vita che gli è stata imposta attraverso l'istruzione, viene arrestato per il crimine a causa delle accuse di Stanley.

La questione della discriminazione razziale è secondaria rispetto alla trama del romanzo, ma è di gran lunga l'aspetto più interessante del libro oggi, visti i cambiamenti nei costumi sociali riguardo al divorzio e all'infedeltà avvenuti dalla pubblicazione del romanzo. Parry è un giovane nero ambizioso, figlio di uno dei domestici dei Timberlake, che vuole diventare avvocato e spera che lo zio di Lavinia, William Fitzroy, lo aiuti a finanziare i suoi studi. Parry lavora occasionalmente come autista per la famiglia, ma quando avviene l’incidente, costui cospira per incastrare Parry per il crimine, cosa che Asa non può tollerare, e che innesca l'unico vero punto di svolta della storia. Mentre la maggior parte della famiglia è più che disposta ad accettare l'accusa di Stanley contro il ragazzo, Asa, che si è sempre adoperato per offrirgli vantaggi e mezzi per un'istruzione superiore, prende posizione contro la propria famiglia, dopo anni e anni di sottomissione a ciò che lui considera la tradizione.

I bianchi benestanti possono farla franca per crimini per i quali le minoranze non possono. È una realtà difficile e sconvolgente, ma ciò che è più difficile da accettare è che riconoscere questa disparità non è scioccante perché ampiamente accettato come la normalità e non è considerato un'ingiustizia radicale o oltraggiosa.

È una storia desolante di sradicamento, insoddisfazione e degli sforzi vani di una famiglia per trovare la propria felicità. In queste pagine si ritrovano tutte le emozioni umane: avidità, lussuria, menzogna, tradimento, sacrificio di sé, risentimento e indulgenza distruttiva.

Tematicamente, il libro è ammirevolmente ambizioso, tuttavia, risente del fatto che l'autrice lascia che il tema interferisca con il flusso della narrazione. Alcuni dei suoi punti sono insistenti in modo esasperato. Se questo romanzo fosse pubblicato oggi, probabilmente un editore lo accorcerebbe di un quarto. Ciò rafforzerebbe la trama senza compromettere minimamente la sua esplorazione filosofica. Non era necessario che l'autrice ribadisse lo stesso concetto attraverso personaggi diversi una dozzina di volte.
Il libro non fallisce per superficialità; piuttosto vacilla per la sua pesantezza. Si sofferma troppo a lungo su significati già evidenti, e la sua accusa finale di razzismo, sebbene grave ed essenziale, rimane filtrata attraverso un'allocazione ineguale di profondità.

Riconosco a Glasgow il merito di aver scritto un libro che non edulcora la realtà della vita in Virginia negli anni Trenta e Quaranta, sollevando alcune domande utili sull’immagine dell'America di quegli anni.

Visti gli eventi narrati, il razzismo sarebbe stato il tema perfetto per questo libro, ma il romanzo si limita a crogiolarsi (e, in una certa misura, a rafforzare) idee e atteggiamenti razzisti, senza mai affrontare realmente la questione razziale, né tantomeno conferire profondità psicologica e importanza a nessun personaggio afroamericano. Inoltre i personaggi spregevoli, in primis Stanley, che è stata così viziata dalla sua famiglia che il suo insaziabile appetito per il piacere distrugge la vita di chiunque tocchi, non è sufficientemente reale. È malvagia tout court, non ci sono ragioni o esperienze raccontate che giustifichino il suo comportamento, un personaggio di cartone così orribile da far rabbrividire ogni volta che compare, ma senza costruzione psicologica, senza evoluzione, senza consistenza.

Anche le frasi sembrano ereditare le abitudini familiari: girare intorno, qualificare, tornare sull'argomento che nessuno vuole dire. Glasgow crea suspense non nascondendo fatti semplici, ma ritardando l'ammissione. Sospettiamo di Stanley e Peter prima che la famiglia possa ammetterlo. Sospettiamo della colpa di Stanley prima che Lavinia riesca a sopportarla. Sospettiamo del rinnovato desiderio di Craig per Stanley prima che abbia la decenza, o l'indecenza, di confessarlo.
Il finale rifiuta la riparazione. Roy ritorna dopo una notte di fuga, spogliata della maggior parte delle illusioni e ancora desiderosa di qualcosa di buono a cui aggrapparsi. Asa le offre caffè e stabilità, che non sono la salvezza ma non sono nemmeno il nulla. Parry viene liberato, ma non emancipato. Stanley rimane intrappolata nella rete che l'ha sempre intrappolata. Kate e la libertà restano visibili ad Asa da lontano, come un campo intravisto attraverso le intemperie. La vecchia casa non c'è più. Le luci brillanti sono accese; il nuovo mondo è arrivato con le sue pompe di benzina, le sue auto e le sue scuse efficienti.

In questa nostra vita ha vinto il Premio Pulitzer nel 1942.

 

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione 1941

pagine: 385


mercoledì 2 settembre 2026

IL LATO DISUMANO





 

Il lato disumano - Scilla Salvi - 

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: Stella, tornata sui suoi passi dopo l'ultima sconvolgente notte vissuta in riva al lago decide di denunciare la sua terapista ed il fratello. Ma le vicende raccontate sono due. Non è facile dire quale delle due è piu agghiacciante. 

 

🔥Punto di forza: sicuramente i personaggi: Stella, Alina, Alda, Fabio e tantissimi altri. Stella è un gioiello che merita solo coccole e comprensione. Non sarà facile per la Salvi "mollarla". 

La vicenda raccontata. Ti "aggancia" gia alle prime pagine (battute) e non ti lascia piu. 

La penna della Salvi: delicata ma spietata.  Compassionevole con alcuni personaggi ai quali pero allo stesso tempo non fa mancare tremendi colpi bassi. 



🙁Punto debole: Scilla Salvi con Fiori recisi aveva fatto centro. Un romanzo duro una vicenda che concedeva pochi sorrisi ma scritta e raccontata con sensibilità, dolcezza e grande coraggio. Il lato disumano prosegue su quel solco lo cavalca magistralmente regalandoci un'altra storia difficile da digerire. Ancora una vicenda legata alla difficile vita di Stella. Ma ugualmente delicata e coinvolgente. Ribadisco un concetto gia espresso: per molti ma non per tutti. 



🏁Finale: la fine del romanzo potrebbe anche essere la fine delle vicende di Stella Bono ma non ne sono in effetti cosi certo. Spiragli, per un possibile terzo volume che parli ancora di lei, ci sono. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐💫 
Tutto nasce con Fiori recisi. Il romanzo della Salvi precedente a questo, che ho letto nello stesso periodo in cui ho letto La vertigine del tutto di Valentina Di Ludovico. Due romanzi che per me hanno costituito un prima e un dopo. Il lato disumano ha gli stessi protagonisti di Fiori recisi ai quali se ne aggiungono moltissimi altri. Il romanzo ci regala altre vicende durissime da digerire, altre storie coinvolgenti e drammatiche. La vita di Stella è ancora lungi dal trovare pace. Non mancheranno anche in questa storia i colpi bassi e i momenti drammatici cosi come le sorprese e le emozioni (forti). A me piace tanto come scrive la Salvi leggera ma incisiva. Coraggiosa e determinata. 


genere. narrativa

anno di pubblicazione: 2026

pagine. 178

editore: Scatole Parlanti

 

lunedì 31 agosto 2026

FOX

 




Fox – Joyce Carol Oates – 

recensione a cura di Lilli Luini

 

C’è chi sforna pane, chi produce scarpe, chi costruisce case.

Joyce Carol Oates scrive capolavori. Non ho altro modo di definire questo romanzo, l’ennesimo bellissimo romanzo di questa incredibile quasi novantenne. Una mente lucidissima, capace non solo di concepire storie che colpiscono come una freccia avvelenata, ma di narrarle entrando nella psiche di ciascuno dei protagonisti.

Il titolo, Fox, in inglese ha un significato più efficace che in italiano.

Francis Harlan Fox è un insegnante d’inglese che arriva in una scuola secondaria della contea di Atlantic, nel New Jersey, una zona rurale. La direttrice della scuola vorrebbe una donna per quel posto, e ci sono ottime candidate, ma nella lezione di prova Mr. Fox seduce tutti, studenti, colleghi e anche la direttrice.

Perché è proprio questo il dono di Mr. Fox, sedurre gli altri, piacere a tutti, riesce a incantare e far partecipare alla lezione anche gli adolescenti più distratti e pigri. Ha delle referenze perfette da varie scuole in cui ha insegnato, quindi… perché mai non assumerlo?

L’inizio è folgorante: JCO inquadra la scena dal punto di vista esterno, ci mostra, come in un film, una palude, una riserva naturale, l’auto che arriva, la donna e il cane che scendono, l’una che dà ordini all’altra e poi slega il guinzaglio.

Da qui, il punto di vista si sposta dentro il cane, con una scrittura sincopata al respiro impaziente, a lingua fuori, tanto che chi legge si ritrova quasi a fare altrettanto. E, attenzione, non è il solito cane che trova qualcosa e il padrone chiama la polizia, niente affatto. È una scena cruciale, che si legherà non solo con la storia ma con il senso della storia. Perché quel qualcosa che trova il cane è, ovviamente, un pezzo di carne umana e a chi appartiene se non al fantastico professor Fox?

Non sto svelando nulla, sono i primi capitoli del libro e non è la morte di Fox il centro nevralgico, bensì la sua vita, il come sia riuscito a portarla avanti fin lì.

Già da subito, la scrittura della Oates strega chi legge, nonostante le lunghe, puntigliose descrizioni di ciò che circonda e ciò che sta dentro le voci narranti che via via si susseguono. Talmente ammaliante, almeno per me, da cadere subito nel turning-page, quel fenomeno che quasi ti costringe a continuare a leggere (e 700 pagine le ho divorate in tre giorni e mezzo).

I personaggi sono tanti, lo stesso Fox (la linea temporale va avanti e indietro nell’autunno del 2013), la direttrice della scuola Paige Cady, sua nipote Kate, che si ritiene l’anima gemella di Mr.Fox, così come la bibliotecaria Imogene, tre allieve, i loro genitori, il bidello e i suoi figli, il detective… un universo di provincia dove tutti credono che il male da loro non esiste, non può esistere e che, se solo ne hanno un sentore, ci stendono sopra una bella coperta.

Ma questo è il terreno fertile in cui il male riesce a prosperare indisturbato.

Le tre adolescenti sono figlie di famiglie divise, dove i padri, di propria volontà o costretti, hanno traslocato: ma non c’è retorica nella Oates, addirittura arriva a mostrarti come costoro si accorgano di stare meglio, costretti a fare i conti solo con i problemi di lavoro che toccano il cervello, non la pancia. Una fuga dalle proprie responsabilità che qui è di tutti e lascia scoperto proprio ciò che è fragile, ancora in divenire.

Il male non ha un volto mostruoso, non tiene tutti sotto scacco con la violenza bensì con il proprio fascino, la propria amabilità, la propria cultura. La scuola diventa un luogo universale, dove va in scena l’incapacità di proteggersi dalla manipolazione, da chi sembra rappresentare in maniera perfetta come dovrebbe essere una figura di riferimento, nel caso specifico un professore.

Ogni personaggio che entra in scena conserva un frammento di memoria, una parte di verità ed è questo che rende la narrazione tesissima, al livello dei migliori thriller, senza bisogno di colpi di scena. La scrittura della Oates cambia continuamente, come si adatta al cane così lo fa con tutti i personaggi, in modo che pare di essere in mezzo a una scena dove ciascuno parla con la propria voce.

La vicenda resta dentro anche dopo terminata la lettura.

È un romanzo cupo, ipnotico, disturbante che mette in dubbio tutte le nostre certezze. Ci mostra comr intelligenza e cultura non siano sufficienti a comprendere e difendersi, anzi. Ed è proprio questo continuo instillare dubbi e incertezze la forza della narrativa di JCO.


genere: thriller

anno di pubbliczione. 2026

pagine: 727

editore: La nave di Teseo

 

 


sabato 29 agosto 2026

IL SILENZIO CHE RESTA

 




Il silenzio che resta – Giuliano Pasini -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

Giuliano Pasini costruisce un thriller psicologico cupo e doloroso, ambientato in una Treviso invernale, nebbiosa e piovosa. Al centro del romanzo c’è la scomparsa di un bambino, e soprattutto c’è il dolore di chi rimane, dolore che diventa il vero motore della narrazione.

La protagonista è Elena Dal Pozzo, una donna che prima della tragedia era una giornalista affermata e ambiziosa. Con la nascita di Mattia, però, la sua vita professionale e personale ha preso una direzione diversa. Il bambino è diventato il centro della sua esistenza, fino al giorno in cui scompare.

Elena sprofonda in una condizione di dolore e autodistruzione, cercando di anestetizzarsi con i farmaci e arrivando ogni sera a farsi del male. Durante una seduta di ipnoterapia, nel tentativo di recuperare i ricordi di quel giorno, cominciano ad affiorare immagini frammentarie: una baracca oltre un ponte, una figura minacciosa e un bambino sotto una coperta rossa. Poi arriva una nuova scomparsa: un altro bambino sparisce nello stesso giorno dell’anniversario della scomparsa di Mattia e, soprattutto, nello stesso luogo.

A occuparsi dell’indagine è Santo Mixielutzi, soprannominato Sfinge per il suo carattere apparentemente impassibile e per il suo modo di custodire gelosamente le proprie emozioni. È un investigatore preparato, ma anche un uomo segnato da un passato doloroso.

Da questo momento il romanzo procede su due piani: da una parte c’è la ricerca della verità sulle due scomparse, dall’altra c’è il viaggio di Elena dentro i propri ricordi, le proprie colpe e le proprie ferite.

Elena è una protagonista difficile. La sua sofferenza viene mostrata in tutta la sua devastante concretezza. E’ una donna che, insieme a Mattia, sembra aver perso anche una parte della propria identità.

Si parla di maternità, di sacrifici, di aspettative, di ruoli che rischiano di schiacciare la persona che esiste dietro la madre, la moglie, la lavoratrice. La maternità ha modificato profondamente il suo percorso e il romanzo mette in evidenza anche le conseguenze di questo cambiamento.

Il titolo: il silenzio è quello che rimane quando il rumore della vita si interrompe improvvisamente e ci si ritrova costretti a fare i conti con ciò che resta.

Che cosa rimane di una persona dopo che ha perso tutto?

È una lettura dura, soprattutto per chi è genitore, perché Giuliano Pasini entra  nella quotidianità, nei ricordi, negli oggetti, negli odori, nelle fotografie e in tutto ciò che continua a esistere anche quando quella persona non c’è più.

Da leggere! 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 368

editore: Piemme


 


UN ATTIMO PRIMA DI MORIRE

 




Un attimo prima di morire - Armando Guarino - 

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: due indagini: nella prima si deve scoprire chi ha ucciso Roberto, che è stato investito da un pirata della strada e lasciato senza vita a terra. Nella seconda devono capire cosa è successo a Sara, volata giù dagli scogli dell'isola di Gaiola. Sembra a tutti gli effetti un suicidio. Ma perché lo avrebbe fatto? Nulla li accomuna. Eppure... 

 

🔥Punto di forza: la napoletanità dei personaggi. Soprattutto della affiatata squadra dell'ispettore Rota (che è di Milano) in particolare di Carlo Gargiulo, il vice sovrintendente.

La psicologa Susy Scala. Una protagonista indiscussa della vicenda che mi ha totalmente conquistato. Ma sono tante le figure femminili splendidamente tratteggiate dall'autore (come non citare la pm Claudia Corbo o Mary?). 

La storia in sé è molto avvincente. Si legge con piacere. Ritmo sostenuto. Non annoia mai. 



🙁Punto debole: nulla da segnalare. Se proprio vogliamo essere pignoli la revisione del testo poteva essere più attenta. Ma è un andare a cercare il pelo nell'uovo. Nulla che infici la scorrevolezza della lettura. 



🏁Finale: nel finale c'è com'è logico tutto il sale del racconto. Prende forma il volto del colpevole e molte vicende "a latere" vengono chiarite. Un colpo di scena finale rende la terza indagine dell'ispettore Rota imperdibile. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐ 
Era da tempo che volevo affrontare la penna di Guarino. Purtroppo non sempre i miei progetti libreschi trovano soddisfazione. Oggi finalmente ho esaudito questo desiderio. Sono rimasto pienamente soddisfatto. Posso affermare con convinzione ciò che solo "sospettavo": Guarino è un ottimo autore. Romanzo verosimile senza inutili supereroi che scalano le montagne sulle mani o aprono casseforti con uno schiocco di dita. Personaggi credibili e storia intrigante. Complimenti. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2024

pagine: 336

editore: Homo Scrivens