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lunedì 8 luglio 2024

TRA DUE MONDI

 





Tra due mondi – Olivier Norek -

recensione a cura di Lilli Luini

Cominciamo con la trama, per inquadrare ciò di cui stiamo parlando. Dopo un prologo breve e terribile, la vicenda si apre in Siria, nelle prigioni del dittatore Assad. Qui, due ufficiali della polizia militare stanno interrogando un prigioniero, nudo, legato a una sedia, picchiato. Ma l’uomo, militare dell’Esercito siriano libero, oppositori del regime. non parla e allora uno dei due suggerisce di iniziare a torturarlo. L’altro, di nome Adam, si allontana dall’edificio. Perché è anche lui un militare dell’Esercito siriano libero e sa che, appena il prigioniero parlerà, la sua vita a Damasco sarà finita. Mette in atto il piano predisposto da tempo: va a casa e fa partire in fretta e furia moglie e figlia, in uno di quei viaggi che la cronaca ci racconta ogni giorno. E poi, lui stesso, sistemate le ultime cose, partirà. Si ritroveranno a Calais e da lì andranno in Inghilterra. Soltanto Adam ci arriverà, a Calais, e con lui entreremo in quella che veniva chiamata “giungla”, quella tendopoli vergogna dell’Europa che nei due anni in cui è stata attiva è arrivata a ospitare 7/8.000 persone.

Non solo le condizioni igieniche erano drammatiche, ma all’interno vigeva la più assoluta illegalità, con stupri, omicidi, accoltellamenti, guerre tra gruppi di etnie differenti. Con le istituzioni totalmente impotenti, gli unici ad occuparsi erano i volontari, che cercavano di proteggere almeno donne e bambini.

Quando Adam sottrae un bambino a un gruppo che lo usava come giocattolo sessuale, diventa anch’egli un bersaglio, ben deciso tuttavia a non uscire dal campo perché vive nella fede incrollabile che, prima o poi, moglie e figlia arriveranno. Il protagonista non è un eroe ma un uomo che ha fatto il poliziotto per quindici anni e che ha un forte senso della giustizia. Il suo incontro, fuori dalla Giungla, con il tenente francese Bastien Miller, che ne condivide i valori, sarà importante per entrambi.

Norek usa la forma romanzo per metterci in faccia la realtà che non vogliamo vedere. Non è un noir in senso classico, ha scritto qualcuno, ed è vero: non c’è delitto, non c’è investigazione, ma è un romanzo nero, nero come l’ebano. Come il buio in cui siamo finiti in questi ultimi decenni.

É un libro paralizzante. Di fronte a certe scene, raccontate con una scrittura precisa, apra, penetrante, ti sensi come se buttassi giù di colpo un whisky senza averlo mai bevuto prima. Chiudi gli occhi, annichilito dal colpo.

È un atto d’accusa all’Occidente, incapace sia di evitare le dittature con annessi e connessi, sia di gestire quel che ne deriva, vale a dire l’emigrazione da paesi dove non si può vivere in pace e dignità. Anzi, dove la morte rappresenta la normalità e la paura fa parte del quotidiano.

La Giungla di Calais ufficialmente è stata smantellata nell’ottobre del 2016. Ma chiudendo il libro ti chiedi quante Giungle, magari più piccole quindi meno visibili ai media, esistano ancora in Europa. E tutto quello che hai letto te lo porti dietro, senza dimenticare una virgola.

genere: noir

anno di pubblicazione: 2018

 


martedì 30 maggio 2023

IL SOGNO DI UNA MARIONETTA

 





IL SOGNO DI UNA MARIONETTA  - Stefania Prati -

Il mese di maggio non poteva iniziare nel modo migliore. Ho appena terminato il romanzo 𝐈𝐥 𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐫𝐢𝐨𝐧𝐞𝐭𝐭𝐚 scritto da Stefania Prati. E' un romanzo che è stato autopubblicato nel 2020. Nel frattempo l'autrice ha scritto e pubblicato tante altre cose, sempre di notevole qualità (avrò modo di riparlarne). Io sono voluto partire dal suo esordio, anche se in effetti non è proprio corretta come affermazione perchè prima di questo aveva scritto già un altro libro, Ceneri dall'isola che non c'è (ma anche di questo ne riparlerò).
Parliamo quindi di Il sogno di una marionetta che è la storia di Frederick Lynch. Un assassino di professione. Insieme alla sua storia viene anche raccontata quella della sua famiglia: moglie, figli e di tutti quelli che in qualche modo entrano in contatto con lui. E' una confessione amara e drammatica per quello che il suo ruolo ha comportato: senso di onnipotenza, squallida ricchezza, vendette, amanti e incubi. Il racconto fila via senza inciampi. Ci sono diversi intrecci narrativi e varie vicende che si sovrappongono ma vengono tutte condotte "all'arrivo" in maniera chiara. Il racconto è spinto al limite ma è assolutamente verosimile (aggiungerei purtroppo). Si potrebbe pensare lo abbia scritto un autore che mastica gialli e noir da una vita invece la Prati all'epoca aveva (solo) 25 anni. Un dato fine a se stesso? Può darsi ma secondo me va evidenziato. Non racconto nei dettagli la trama perchè è un libro che fin dalle prime pagine regala tensione e sorprese e va letto senza avere troppe informazioni. Un romanzo che mi da l'ennesima prova di quanti autori di talento ci siano. Stefania Prati racconta una storia che coinvolge e lascia spesso senza respiro. Certo stiamo parlando di un libro cattivo,, spesso crudo, che non fa sconti. Ovvio che non sia per tutti ma gli amanti del giallo e del noir spinto all'estremo lo apprezzeranno senza riserve. Complimenti all'autrice aspetto con curiosità il prossimo.

genere: giallo/noir

valutazione: più che buono