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mercoledì 5 maggio 2021

LA FORESTA DELLE FARFALLE MONARCA

 



LA FORESTA DELLE FARFALLE MONARCA R. Gassi

La foresta delle farfalle monarca è l'ultimo romanzo dato alle stampe da Roberto Gassi, e pubblicato dalla Les Flâneurs edizioni, nello scorso aprile. Il libro rappresenta il prequel del romanzo L'uomo con la testa di scarabeo. Trait d'union tra uno e l'altro sono Erol Ciorba, monsieur Blanche e lo scarabeo, che spinge la palla di sterco. In questo racconto Erol Ciorba è impiegato in una grande azienda che gli permette di viaggiare molto, e di girare per l'Europa in lungo e in largo. Si ritrova spesso insieme al suo collega Lucien, l’unico con cui ha legato, e col quale condivide gran parte delle ore libere dal lavoro. Soprattutto quelle serali, nelle quali sono soliti girare per locali per conoscere ragazze, giovani e disponibili, e trascorrere un po’ di tempo in loro compagnia. Lucien è sposato ed ha due figli, Erol aveva una ragazza, Leila, che lo ha lasciato, ma è difficile liberarsi della sua immagine. La rivede sempre nei volti delle occasionali avventure che ne alleggeriscono la solitudine. Erol non è solo un impiegato modello ma anche un aspirante scrittore. Una storia la sta scrivendo, e la possiamo leggere nei capitoli che si alternano a quelli che raccontano la sua vita di girovago. Il racconto che sta nascendo dalla sua penna vede protagoniste due famiglie nel Messico di fine '800, i Moral e i Renos. Una storia antica d'onore e di sottomissione, tra una famiglia ricca capeggiata da Don Juan e l'altra appartenente al popolo contadino con a capo Pedro. Una storia di pistole d'argento e bandoleri senz'anima, di sceriffi e matrimoni mancati. E le farfalle monarca? Ci sono anche loro e rendono la vicenda magica ed eterea.

Mi rendo conto, ogni volta che mi accingo a farlo, che per me non è mai facile scrivere una recensione di un romanzo di Roberto Gassi. Il medesimo ostacolo lo avevo avuto, volendo far conoscere le mie impressioni, dopo aver letto L'uomo con la testa di scarabeo. I problemi nascono dalla difficoltà di trasmettere le piacevoli sensazioni che ho provato leggendo il libro, grazie soprattutto alle peculiarità della sua scrittura. 

Le sue opere non sono inquadrabili in un genere preciso, sfuggono ad ogni classificazione, e nulla di ciò che scrive è banale, o è lì per caso. Ogni frase ha un significato preciso o è metafora di qualcos’altro. E’ come inoltrarsi in un mondo parallelo, con descrizioni e dialoghi originali che rendono la narrazione unica e personalissima. Personaggi che non si dimenticano, come era stato per il lanciatore di fazzolettini di carta del precedente libro. In questo romanzo mi sono rimaste impresse nella memoria, più di altri, Leila, Severina, Alina, personaggi femminili caratterizzati in maniera mirabile. Una sola annotazione mi sento di fare: il romanzo è consigliato solo a lettori “consapevoli”. Voglio semplicemente dire che dai lettori da un libro o due all'anno, quelli che leggono libri solo sotto l'ombrellone o perché scritti dall’influencer del momento, non verrebbe apprezzato come merita. Forse meglio per loro passare ad altro. Magari sbaglio (soprattutto l’autore non sarà d’accordo con me) ma sono convinto del mio pensiero. Gli avvenimenti descritti in questo romanzo sono precedenti a quelli de L’uomo con la testa di scarabeo, di conseguenza può essere benissimo letto prima di quest’ultimo, e poi ultimare la duologia. Complimentissimi a Gassi per l'ennesimo ottimo lavoro.

valutazione: più che buono

genere: narrativa

sabato 20 marzo 2021

I MOMENTI BUONI

 


I MOMENTI BUONI S. Perotti

L'eccezionalità di questo romanzo, I momenti buoni scritto da Simone Perotti ed edito da Mondadori, la spiega l'autore stesso nelle note al termine della sua opera. Sostenendo che un libro così non lo aveva mai scritto. Un libro ancorato alla realtà, che descrive le vite di persone che lottano e combattono tutti i giorni, che conducono esistenze fortemente condizionate dall'ambiente che li circonda. Non lo aveva ancora realizzato, anche se era forte la spinta emotiva che gli diceva di farlo. Esistenze che camminano sul bordo del precipizio, tenendosi a fatica in equilibrio, come quelle protagoniste del romanzo, ci sono in tutte le città del mondo, ma si tengono al riparo da occhi indiscreti, e sulle quali comunque le nostre coscienze non intendono proprio soffermarsi. Luoghi dove i “buoni” giocano costantemente in difesa, cercando di sopravvivere in mezzo alle tante angherie dei “cattivi”. Dove il riscatto e la libertà sono utopia quasi impossibili da ottenere, se non a costo di immense rinunce. La storia che Perotti racconta ha per protagonista principale un ragazzino, Il tranquillo, che conduce una vita all'apparenza normale. Va a scuola, anche con buoni risultati, ha una famiglia e degli amici. Quindi studio, uscite, chiacchiere ed una grande passione per il calcio. Ma se zumiamo un po’ con l'obiettivo sul suo mondo si scoprono le crepe, le opacità, la desolazione che lo circonda. La sua famiglia è una sciagura. Non ha difficoltà economiche e casa sua, che lui chiama reggia, è molto grande. Il vero problema è chi la occupa. Il re e la regina sono genitori anaffettivi che di lui non si interessano minimamente, il principe e la principessa sono fratelli maggiori con i quali non ha nessun tipo di rapporto, se non per gli insulti e le botte che riceve quando casualmente li incrocia. La scuola poi è un luogo dove si dovrebbe solo apprendere, invece spesso diventa il luogo dove si devono sopportare i soprusi dei bulli. Dove spesso ci passano accanto le vite desolate di altri ragazzi, compagni e compagne di classe, persi nel loro mondo, pieno di angosce e di noia. Dove spesso i prof svolgono il loro lavoro con lo stesso entusiasmo che hanno gli operai in catena di montaggio. Capita poi che Il Tranquillo faccia amicizia con il Pratico, un ragazzino appartenente ad una famiglia in pessimi rapporti, anzi proprio in guerra con la sua. Loro si ribellano alla logica che li vorrebbe acerrimi rivali e diventano amici. Diventano supporto uno per l'altro, costretti a vivere una realtà che non vogliono e sognano un mondo diverso nel quale diventare adulti. Intorno a loro si muovono personaggi che contribuiranno a farli crescere o che semplicemente saranno testimoni delle loro battaglie. Il Vecchio, il Padre, il Ronin, la Prugna, Tenerasilvia, la Signora.  A poco a poco il Tranquillo scoprirà il mondo conoscerà il dolore, l'attesa, la speranza, l'amore, il sesso. Un romanzo che è una poesia dall'inizio alla fine, che con delicatezza, ma anche con cinismo e spietatezza, descrive un mondo così tanto vicino al nostro, anche se noi lo vorremmo distantissimo, che spesso con esso si confonde e si mescola. Una storia che concede una speranza di riscatto per qualcuno e di rovinosa caduta per altri. Così come sostiene a gran voce il racconto, il coraggio e la determinazione possono cambiare un destino già segnato. Un libro, evidentemente, scritto con mano sicura, da un autore esperto, con tanti romanzi e saggi alle spalle. Uno scrittore marinaio che non smette di indagare, scoprire, scrivere e sperimentare. Complimenti per questo romanzo, che ti assorbe e ti cattura l'anima, popolato da personaggi indimenticabili, che ti trasporta in una realtà che in alcuni frangenti affascina ma che non si vorrebbe mai vivere. Si potrebbe dire ancora molto su questa opera. Spunti di riflessione se ne aprono ad ogni pagina ma io preferisco fermarmi qui, invitandovi vivamente a leggere questa storia.

valutazione: più che buono

genere: 6narrativa

 


giovedì 15 ottobre 2020

LA QUARTA DIMENSIONE DEL TEMPO

 



LA QUARTA DIMENSIONE DEL TEMPO I. Mainardi

Il romanzo scritto da Ilaria Mainardi, pisana e grande appassionata di cinema, e pubblicato dalla casa editrice Les flaneurs, ha per protagonista James Murray un cinquantenne che vive a New York ma è originario dell’Irlanda. Fa il pubblicitario e, pur essendo un uomo ormai realizzato e soddisfatto, ha, in origine, un passato difficile. Più di 30 anni prima infatti, appena 18 enne, era scappato da casa e da una madre, Lucinda, diventata ormai ingestibile. L’amatissimo padre, Peter, era morto quando James aveva 11 anni. A New York si è ricostruito un’esistenza sulle macerie della sua adolescenza ma ora un ritrovamento fortuito, compiuto nella soffitta della sua ex abitazione dai ragazzi che la ora la occupano, lo fa ripiombare in quel doloroso passato. L’oggetto ritrovato è infatti una lettera scritta e inviatagli dalla madre 27 anni prima, forse desiderosa d’avere notizie di quel figlio col quale ha sempre avuto un rapporto molto complicato. La sua prima reazione e di totale rifiuto a qualsiasi ipotesi di riconciliazione. Non conosceva l’esistenza di quella lettera, non sa perché si trovasse là, dimenticata in un angolo, e non ha intenzione di ricostruirne la storia. Ma l’opera di convincimento del suo amico fraterno Gavin è asfissiante. La sua volontà è quella di accompagnarlo nei luoghi della sua infanzia fino a farlo ritornare nella casa da cui e partito. Rivedere la madre è capire se esiste la possibilità di riconciliarsi. Alla fine James cede e accetta. Il viaggio è una vera avventura. Incontri, intoppi, situazioni complicate. Una girandola di momenti divertenti e di grande sconforto accompagnano la trasferta in Missouri. Un romanzo dai mille risvolti e dalle mille sfaccettature. Contiene pagine indimenticabili, con dialoghi e personaggi che strappano più di un sorriso, più di una profonda riflessione. Un racconto che alterna vicende ironiche ad altre di grande delicatezza. Un romanzo che l’autrice, grande amante della settima arte, “gira” sapientemente un po’ a colori ed un po’ in bianco e nero. Rende protagonista della sua storia un uomo normale pervaso da paure e desideri contrastanti. In cuor suo vorrebbe un incontro con la madre ma prova ancora tanto rancore. Molti i personaggi che incontra nel suo viaggio. Alcuni indimenticabili, ed ai quali ci si affeziona immediatamente.  Come Pablo, come Clara. Un romanzo che racconta anche di una amicizia assoluta, fortissima tra il protagonista e Gavin. Uno libro senza pause che procede spedito, sempre interessante sempre coinvolgente. Un romanzo con una ambientazione americana che ne caratterizza le pagine e le descrizioni ma che avrei visto benissimo anche trasportato nel nostro territorio. Anzi credo che non avrebbe perso nulla del suo forte impatto emotivo. Complimenti all’autrice. Consigliato.

valutazione: buono

genere: 6narrativa


lunedì 21 settembre 2020

GLI AFFAMATI

 

GLI AFFAMATI M. Insolia

Gli affamati è un romanzo di narrativa scritto da Mattia Insolia e pubblicato nel luglio di quest’anno dalla casa editrice Ponte alle grazie.  Mattia è giovanissimo, laureato in lettere ha proseguito gli studi in Editoria; collabora da anni con diverse riviste di cultura ed ha pubblicato molti racconti in altrettante antologie. Scrivere credo sia per lui vitale, è una sua precisa impronta genetica. Questo è il suo primo romanzo. Ovvio che lo studio sia importante ma il talento è fondamentale, in qualsiasi ambito artistico. La capacità di inventare storie che coinvolgono, che emozionano non è una caratteristica comune a tutti coloro che scrivono. Mattia con questo romanzo ha dimostrato che talento ne ha tanto, e lo sa utilizzare al meglio. La vicenda che racconta negli affamati è quella che vede due giovanissimi ragazzi, Paolo 22 anni e Antonio 19, rimasti soli nella casa che un tempo dividevano con i loro genitori. Siamo a Camporotondo un paese inventato situato nel nostro sud Italia. Una famiglia, gli Acquicella, povera, problematica. Con un padre alcolizzato e manesco ed una madre succube. Un giorno però la donna decide di dire basta, abbandona tutti e fugge. Lascia i figli, che non la perdoneranno mai, in balia di quel padre padrone che però complice l’ennesima ubriacatura ed una rovinosa caduta muore, lasciandoli soli. Ragazzi che fino a quel giorno non hanno conosciuto che squallore e degrado, da quel momento dovranno diventare padroni delle loro vite, ma non riusciranno a riscattarsi da una esistenza che li ha segnati nel profondo. Paolo lavora in un cantiere edile che detesta, come odia il suo capo. Antonio deve ancora finire la scuola e si affida completamente al fratello che lo accudisce e lo guida. Passano le loro giornate (e le notti) a fumare ed a bere con i loro amici di scorribande. Si lasciano vivere senza un’idea di futuro, non hanno sogni né aspettative. I fratelli sono dominati da una rabbia incontrollabile sempre sul punto di esplodere. Si sentono inadeguati ed abitano in un paese desolato che non offre nulla, che li obbliga a rimanere rintanati nel loro guscio, e dal quale vorrebbero fuggire. La loro casa è stata trasformata in una discarica, con due sdraio sfondate al posto delle sedie. Paolo sente il peso di dover essere una guida per suo fratello ma non è assolutamente capace di fare il capofamiglia. La frustrazione che cova nell’anima delle volte esplode, gli fa commettere azioni deplorevoli e disgustose. Non ha limiti e non prova vergogna, completamente obnubilato dall’alcol e dalla sua instabilità. Antonio è meno irrequieto, studia e attratto dai libri, e più equilibrato ma anche succube del fratello. Insolia scrive un racconto duro, indolente, che non fa sconti e che regala poche speranze. Una scrittura aspra, che non concede pause, che fa parlare ed agire liberamente i suoi personaggi. Questa ritengo essere la più grande dote di Mattia. Unita alla sua acclarata capacita di scrivere. Non impone scelte a Paolo e Antonio. Gli si sono semplicemente presentati e ha scritto la loro storia quasi sotto dettatura, senza interferenze, senza “obbligare” il lettore a prendere posizione. A dispetto di qualsiasi giudizio morale. Questo è il vero talento di uno scrittore, lasciar vivere i propri personaggi, senza imporre scelte o azioni. Finale giusto, coerente col resto del romanzo. Dove il vissero tutti felici e contenti non è contemplato. Per me l’autore se continuerà su questa strada diventerà un grande scrittore. Tanti complimenti a Mattia Insolia e 100 di questi romanzi.

valutazione: più che buona 

genere: 6narrativa

venerdì 7 agosto 2020

IL PAESE DALLE PORTE DI MATTONE

 




IL PAESE DALLE PORTE DI MATTONE G. Morgana

Il paese dalle porte di mattone è un romanzo scritto da Giulia Morgani una nuova e talentuosa scrittrice alla sua opera prima. Edito dalla HarperCollins. Il libro racconta l’esperienza vissuta da Giacomo Marortta, un giovane ferroviere, che viene mandato a dirigere, in qualità di capostazione, la stazione di Centounoscale scalo, un paesino di fantasia da collocare presumibilmente nell’Italia centro meridionale. Siamo nell’immediato dopo guerra e Centounoscale scalo è un paese che ha subito con forza la violenza del conflitto mondiale e le sue ferite sono ancora ben visibili, come testimoniano i numerosi cumuli di macerie ai lati delle strade. Centounoscale scalo è un paese piccolo e con una popolazione piuttosto anziana. Giacomo arriva in paese mosso da grande entusiasmo per il suo nuovo incarico, anche se consapevole che spesso i neo capistazione vengono mandati in luoghi sperduti e isolati. A conferma dei suoi sospetti trova ad accoglierlo un paese chiuso e misterioso. La stazione, o quel che ne rimane, è in pessime condizioni. Tutto intorno a lui appare abbandonato e trascurato. L’accoglienza che gli viene riservata è alquanto fredda e scortese. Per giunta la sistemazione che gli è stata data è nella casa di due fratelli che vivono isolati dal resto del paese e che non vengono neppure visti di buon occhio. Si chiamano Basilio e Pantaleno e sembrano in effetti due tipi molto strani. Vivono in una casa con le finestre chiuse da assi di legno e le porte sprangate. In più nel paese insiste tenace una fitta nebbia che, scendendo repentina al calar del sole, rende tutto più inquietante. Con queste premesse Giacomo non si sente certo il benvenuto e malgrado gli inviti espliciti ad andarsene testardamente continua nel suo lavoro cercando di capire lo strano atteggiamento degli abitanti di questo paese tanto ostile. Anche grazie al suo carattere socievole e solare farà la conoscenza di tanti personaggi singolari: Ginevra, Uaccicci, Marcello, Mimì, Maria, Adele e molti altri. Un ruolo importante per capire i segreti che si nascondono tra gli abitanti di Centounoscale scalo lo avrà Roberto un ragazzino di 10 anni. Scavando verranno a galla tante storie incredibili nate dalla superstizione e dalle credenze di un popolo arretrato e ignorante che crede nella presenza del demonio e nella negatività delle persone. Bravissima l’autrice a mantenere per tutta la durata del romanzo un’atmosfera opprimente e fortemente sospettosa. Anche le case crollate o disabitate trasmettono dolore e si ha sempre l’impressione di essere spiati. Gli abitanti del paese sono legati fra loro a causa di qualche vecchia vicenda. In tutti aleggia il ricordo di Malvina e di quello che successe a causa sua. Ora viene considerata una sciagura da tenere lontana dagli occhi perché ancora infetta e pericolosa. Un libro che trasmette inquietudine e mette spesso a disagio per quel che racconta. Un romanzo ricco di sorprese ma con un ritmo lento e indolente come gli abitanti di Centounoscale. Complimenti all’autrice per questo buonissimo esordio.

Valutazione. buono

genere: 6narrativa

 


giovedì 6 agosto 2020

LA MALEDIZIONE DELLA PECORA





La maledizione della pecora (Lumiere) di [Maurizio Parlati]

LA MALEDIZIONE DELLA PECORA M. Parlati
La maledizione della pecora è il romanzo di esordio di Maurizio Parlati attore teatrale, regista e sceneggiatore. Pubblicato dalla Les flaneurs edizioni. Di questa casa editrice ho letto già diversi libri con grande soddisfazione e questo ultimo romanzo non fa eccezione. La maledizione della pecora vede come protagonista principale Antonio Elia talentuoso attore di teatro con un esiguo portafoglio a causa del quale non viene corrisposto nel suo amore dalla sua compagna di palcoscenico Silvia la quale, invece, sente un grande trasporto per gli uomini con un solido patrimonio. Ma tutto cambia in un breve volgere di tempo perché al termine di uno spettacolo Antonio viene raggiunto da un avvenente avvocatessa di nome Paolina che gli comunica che potrebbe diventare il possessore di un ingente quantitativo di soldi nonché di molte proprietà accettando l’eredità che il suo prozio Mario, a lui sconosciuto, ha lasciato per lui. Deve solo firmare col sangue un vello di pecora. Accettando l’eredità la sua vita cambia radicalmente, diventa l’amministratore delegato della Elia’s express e viene contemporaneamente attorniato da un nugolo di personaggi improbabili quanto fastidiosi. Maggiordomi, affaristi, protettori, bracci destro si materializzano in ogni dove tutti irrimediabilmente fuori di testa non ultima Silvia che ora sacrificherebbe volentieri le sue grazie in favore di quest’uomo diventato improvvisamente ricco. Grazie ad una seduta spiritica riuscirà a mettersi in contatto con lo zio. Il quale sarà prodigo di parole e consigli e gli farà capire quale sarà il suo nuovo, complicato, ruolo nel mondo. Riuscirà cosi, d’ora in poi, anche usando il polso di ferro ed una certa spietatezza a farsi rispettare ed a tenere a bada amici e nemici conducendoci ad un finale di romanzo sorprendente e inaspettato. Parlati nel suo esordio letterario ha voluto scrivere di un mondo, e dei personaggi che ci girano intorno, che conosce bene perché li frequenta giornalmente essendo lui stesso attore di teatro. Certo, i personaggi descritti vengono enfatizzati nei modi e nelle manie arrivando al parossismo ma come sostengo sempre io la cosa migliore per un autore è quella di scrivere, romanzi o racconti, parlando di cose che lui stesso conosce bene e dai quali è in grado di estrapolarne gli aspetti più profondi e sentiti nonché divertenti trasferendo nel lettore queste emozioni. Solo cosi si risulta credibili e coinvolgenti. Anche per questo oltre che per aver scritto un racconto divertente, spassoso che fa anche tanto riflettere faccio i miei migliori complimenti all’autore che spero presto di leggere in una sua nuova avventura.
valutazione: buono
genere: 6narrativa

INTERNET HA UCCISO IL ROCK





Internet ha ucciso il rock (Boulevard) di [Giancarlo Caracciolo]

INTERNET HA UCCISO IL ROCK G. Caracciolo
Non so precisamente cosa mi aspettassi da questo libro. Ho seguito il consiglio di un amico autore, assolutamente affidabile in quanto a consigli di letture. Non conoscevo il libro ma mi sono fidato. Ed ho fatto benissimo. La casa editrice, Les flaneurs, è una garanzia e forse anche per questo non ho avuto remore. Il libro inizia come un normale romanzo di narrativa. Racconta la storia di Barbara, giovane futura mamma che ogni mattina prende il treno per andare a lavorare. Siamo nel 1949. Conduce una vita tranquilla, addirittura monotona, allietata solo dalle canzoni di Jimmie Rodgers e dalla musica della radio che le fa sognare una vita migliore, più piena. Assieme a suo marito decidono di lasciare l’America e di trasferirsi in Europa. Lascia gli amici e un futuro sicuro per una nuova affascinante avventura, con tante speranze ma anche tante incognite. Da qui in poi in libro prende tutta un’altra piega è diventa non solo più un’opera di narrativa ma anche un saggio. Una commistione di generi che danno vita ad un libro coinvolgente, appassionante ed interessantissimo. Documentato e ben sviluppato parla della storia del rock, della sua evoluzione e della sua progressiva scomparsa. Parte proprio dal 1949. In quel decennio (anni 40) nasce il rock da una mescolanza di generi: il country ed il blues. Un libro che attraverso 11 racconti di narrativa ci svela lo sviluppo di un genere musicale che ha fatto la storia della musica, ma non solo, perché, come ci ricorda l’autore, rock è stato anche un modo di pensare, di affrontare la vita. Il genere rock , fin dalle sue origini, è stato anche utilizzato per veicolare messaggi di protesta da parte del popolo, in disaccordo con le decisioni di chi, in modo arrogante, deteneva il potere. I racconti sono intervallati da stralci di risposte che famosi rocker hanno dato a domande sulle cause che hanno indotto il genere rock ad estinguersi e a note storiche dettagliate e accurate che l’autore fornisce in base all’epoca analizzata. C’è il racconto iniziale ambientato nel 1949 col quale Caracciolo ci racconta la genesi del rock. Ci sono quelli degli anni 60 che l’autore “utilizza” per parlarci degli anni di gloria di Elvis Presley, della nascita della beat music e dei Beatles. I racconti che parlano degli anni della protesta, del 69 e dell’epocale concerto di Woodstock. Seguono poi quelli degli anni 70 con l’arrivo dei Rolling Stone, i Led Zeppelin, i Pink Floyd e la nascita del punk, i Clash i Sex Pistol. Ma anche la creazione dei primi videoclip. I racconti ambientati negli anni 80, nei quali, in campo musicale, si avvertono i primi cambiamenti. Si affievolisce il fuoco della protesta dei movimenti studenteschi e dell’epoca hippy per far posto a cantanti che prestano più attenzione all’immagine, ai vestiti firmati ed al benessere personale, che al contenuto delle canzoni. Approdano cosi al successo band come i Duran Duran o gli A-ah ai quali si contrappone la nascita dell’heavy metal, gli Iron Maiden e i Metallica. Ma ormai il declino del rock è segnato. Non si bada più al testo che non è più portatore, come in origine, di messaggi di protesta o di rivendicazione. Ora fondamentale diventa il look sono gli anni di David Bowie, di Bon Jovi, dei Queen. L’atto di protesta non interessa più, non deve essere la musica ad occuparsene la quale viene “solo” più interpretata come semplice svago e divulgatrice di mode. Con MTV la musica sbarca in televisione ed i video, non più i concerti, diventano il posto dove i cantanti arrivano alla fama. Non esiste più l’aura del mistero intorno ad un cantante del quale una volta se ne conosceva a malapena l’immagine, ora ogni sua azione viene conosciuta ed analizzata. A questo punto il rock è definitivamente scomparso. Nelle band che diventano famose negli anni 90 e nel nuovo millennio non c’è più nulla che ricordi le gloriose formazioni rock di 40 anni prima. I Nirvana i Sonic Youth sono solo surrogati di quella corrente. La definitiva scomparsa del rock, ma non solo, la dà internet.  I Red hot chili peppers o i Green day non riusciranno ad invertire una tendenza ormai inarrestabile. La musica, il rock non si acquista più nei negozi di dischi ma si ascolta sul web attraverso i programmi di condivisione (peer to peer), Napster, Emule. Il primo decennio degli anni 2000 vede la nascita di youtube e di facebook due elementi che portarono definitivamente alla scomparsa della musica come l’avevo conosciuta anch’io.  Nascono i Talent show, che però di talenti ne fanno uscire pochissimi. Fino a qui c’è la storia del rock: nascita, sviluppo, scomparsa. Le ultime pagine l’autore le dedica alle sue considerazioni finali. In questo mirabile excursus su un genere musicale che ha fatto la storia del mondo, non solo della musica, iniziano le prime note dolenti non perché sia scritto male ma perché non mi trova in buona parte d’accordo. Ma questo è un altro discorso. Rimane un’opera splendida soprattutto per me che di anni ne ho già accumulati diversi e quelli raccontati mirabilmente in questo libro li ho, in buona parte, vissuti. Invece Caracciolo di anni non ne ha molti ma scrive come un veterano con un’analisi lucida e sempre chiara e documentata degli avvenimenti. Complimenti.
valutazione: buono
genere: 6narrativa


lunedì 2 dicembre 2019

TUTTA QUELLA BRAVA GENTE



Tutta quella brava gente (Nero Rizzoli) di [Felder, Marco]

TUTTA QUELLA BRAVA GENTE M. Felder

Con lo pseudonimo di Marco Felder, come autore di questo romanzo thriller (molto noir e anche un po’ commedia), i due bravissimi scrittori, Jadel Andreetto e Guglielmo Pispisa, ci fanno rivivere le vicende legate all’irredentismo e agli attentati terroristici che negli anni sessanta hanno interessato le città del trentino e di Bolzano in particolare; città in cui è anche ambientata la storia di questo libro. Il protagonista principale è senz’altro Tanino Barcellona un poliziotto siciliano di stanza a Roma che aspetta con trepidazione un trasferimento nella sua adorata terra natia ma che per punizione, (ingiusta, solo perché inviso ai suoi superiori), viene invece spedito a Bolzano per giunta in un periodo dell’anno in cui il freddo inizia a pungere ed al quale lui non è ovviamente abituato. Non gli sarà affatto semplice ambientarsi e farsi valere agli occhi dei suoi capi e dei suoi colleghi. Per di più i bolzanini sono persone piuttosto schive e spigolose che parlano preferibilmente tedesco e che spesso hanno comportamenti eccentrici come il coprotagonista del romanzo una sorta di serpico nostrano di nome Karl Rottensteiner. Verranno affiancati e saranno chiamati a fermare un killer spietato che soffoca le sue vittime mosso da un forte sentimento d’odio. Il libro inizia senza grosse palpitazioni più simile ad una commedia che ad un giallo. Ma ci mette veramente poco a diventare una calamita per il lettore con sorprese e colpi di scena ben calibrati conditi dalla giusta ironia che rendono il romanzo coinvolgente e divertente. L’aspetto thriller è ben rappresentato dalle gesta del killer che uccide le sue vittime seguendo un disegno...
genere: 6narrativa

venerdì 8 novembre 2019

LA CASA DELLA DOMENICA






LA CASA DELLA DOMENICA T. Antonacci
Teresa Antonacci riedita il suo romanzo La casa della domenica uscito nel 2015. Lo fa mantenendone il titolo e affidandone la pubblicazione a Les Flaneurs edizioni. Questa operazione rappresenta la sua ottava fatica in campo letterario ed è anche l’occasione, come si capisce bene dalle note dall’autrice, al termine del romanzo, di parlare di un argomento molto importante per lei, un problema che la coinvolge anche in prima persona, la sindrome dell’autismo. Nelle pagine finali del libro viene spiegato quali sono le caratteristiche peculiari di un soggetto autistico, ed i suoi possibili comportamenti in particolari situazioni ed ambienti. Una appendice piuttosto curata ed interessante che dimostra quanta attenzione l’autrice pone a questo argomento che è solita trattare in molti dei suoi libri. Il romanzo, invece, vede protagonisti Pier e Silvia due soggetti molto in vista grazie alle loro carriere. Uno è uno stimato neurochirurgo l’altra è un’imprenditrice di grande successo a capo di un grande impero finanziario molto chiacchierata sui media. Silvia è sposata, è madre di due ragazzi ed ha quasi 50 anni. Pier è single ed ha 27 anni. Procedendo nella lettura veniamo a sapere che il figlio di Silvia e Pier andavano a scuola assieme e passavano spesso il pomeriggio in compagnia, a casa di Silvia. Poi nell’adolescenza ognuno a affrontato studi diversi e Pier non ha più avuto occasione di andare da Sergio, ognuno occupato a costruirsi il futuro. Ora per un caso fortuito si ritrovano; Pier deve operare Sergio vittima di un incidente stradale. Cosi anche le vite di Silvia e Pier si rincrociano. Pier è sempre stato segretamente innamorato della mamma del suo amico ne ha seguito i suoi successi imprenditoriali durante la sua crescita e ritrovarsela di fronte è stata una bellissima quanto inattesa sorpresa. Cominciano a frequentarsi e si rendono sempre più conto di non poter fare a meno uno dell’altro a dispetto di tutto ciò che questa scelta potrebbe comportare. Il romanzo racconta di una bellissima storia d’amore tanto desiderata ed attesa. La Antonacci scrive con una prosa leggera ma incisiva. Una scrittura evocativa e coinvolgente. La descrizione di una storia d’amore assoluta, travolgente, che malgrado le difficoltà che potrebbe incontrare vogliono vivere senza complessi, con il giusto trasporto. Col coinvolgimento che merita una storia d’amore pulita, vera, intensa e poco convenzionale. Un romanzo scritto alternando la voce di Pier e quella di Silvia che raccontano le loro sensazioni i loro sogni ed i loro desideri. Un racconto che coinvolge ed appassiona e ti porta a fare il tifo per ciò che i protagonisti cosi innamorati stanno vivendo. Complimenti all’autrice ed un grande augurio per continuare su questa strada.  
genere: 6narrativa