Il silenzio che resta – Giuliano Pasini -
recensione a cura di Alice Bassoli
Giuliano Pasini costruisce un thriller psicologico cupo e
doloroso, ambientato in una Treviso invernale, nebbiosa e piovosa. Al centro
del romanzo c’è la scomparsa di un bambino, e soprattutto c’è il dolore di chi
rimane, dolore che diventa il vero motore della narrazione.
La protagonista è Elena Dal Pozzo, una donna che prima della
tragedia era una giornalista affermata e ambiziosa. Con la nascita di Mattia,
però, la sua vita professionale e personale ha preso una direzione diversa. Il
bambino è diventato il centro della sua esistenza, fino al giorno in cui
scompare.
Elena sprofonda in una condizione di dolore e
autodistruzione, cercando di anestetizzarsi con i farmaci e arrivando ogni sera
a farsi del male. Durante una seduta di ipnoterapia, nel tentativo di
recuperare i ricordi di quel giorno, cominciano ad affiorare immagini
frammentarie: una baracca oltre un ponte, una figura minacciosa e un bambino
sotto una coperta rossa. Poi arriva una nuova scomparsa: un altro bambino
sparisce nello stesso giorno dell’anniversario della scomparsa di Mattia e,
soprattutto, nello stesso luogo.
A occuparsi dell’indagine è Santo Mixielutzi, soprannominato
Sfinge per il suo carattere apparentemente impassibile e per il suo modo di
custodire gelosamente le proprie emozioni. È un investigatore preparato, ma
anche un uomo segnato da un passato doloroso.
Da questo momento il romanzo procede su due piani: da una
parte c’è la ricerca della verità sulle due scomparse, dall’altra c’è il
viaggio di Elena dentro i propri ricordi, le proprie colpe e le proprie ferite.
Elena è una protagonista difficile. La sua sofferenza viene
mostrata in tutta la sua devastante concretezza. E’ una donna che, insieme a
Mattia, sembra aver perso anche una parte della propria identità.
Si parla di maternità, di sacrifici, di aspettative, di
ruoli che rischiano di schiacciare la persona che esiste dietro la madre, la
moglie, la lavoratrice. La maternità ha modificato profondamente il suo
percorso e il romanzo mette in evidenza anche le conseguenze di questo
cambiamento.
Il titolo: il silenzio è quello che rimane quando il rumore
della vita si interrompe improvvisamente e ci si ritrova costretti a fare i
conti con ciò che resta.
Che cosa rimane di una persona dopo che ha perso tutto?
È una lettura dura, soprattutto per chi è genitore, perché
Giuliano Pasini entra nella quotidianità, nei ricordi, negli
oggetti, negli odori, nelle fotografie e in tutto ciò che continua a esistere
anche quando quella persona non c’è più.
Da leggere!
genere: giallo
anno di pubblicazione: 2026
pagine: 368
editore: Piemme

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