La luce degli incendi a dicembre - Matteo Bussola -
recensione a cura di Francesca Simoncelli
“MI SEMBRAVA
GIUSTO PRENDERMI CURA DI QUALCUNO CUI LA VITA AVEVA RUBATO I SOGNI”
In questo
caso Marcello e Margherita: lui con un passato difficile, con il quale è
riuscito a chiudere i conti e fare pace; lei con un presente complicato ed
ingombrante, da cui vuole scappare, per prendere una boccata d'aria, per
cercare di ritrovare se stessa.
Marcello e
Margherita si incontrano su un treno: lui sta tornando dalla sua famiglia, lei
cerca un po' di serenità lontano dalla sua. Basta uno sguardo e, si sa come
funziona, iniziano a chiacchierare; ma quello che non si aspettano è che, in
poco tempo, si ritrovano a confidarsi, anche essendo poco meno di estranei.
Iniziano un racconto che diventa subito
intimità: si confessano sogni, delusioni, rancori, rimorsi, come si fa con un
caro amico. Lei gli parla di come le sue aspettative di una vita felice si
siano ridotte alle responsabilità di essere madre e moglie, di come non riesca
più a trovare se stessa, di un ruolo che si è costruita e che le hanno
modellato addosso gli altri, ma che sente che non le appartiene più (o forse
non le è mai appartenuto?). Lui le racconta una vita fatta di sofferenze,
delusioni, dolore, ma anche di coraggio, amore e rinascita.
Lungo il
viaggio che porta lui verso la sua famiglia e lei via dalla sua, i due si
avvicinano sempre di più, fino a quando è il momento di salutarsi, ma può
davvero finire tutto così?
Matteo Bussola
riesce davvero ogni volta a sorprendermi, a farmi mancare un battito, a farmi
scendere quella lacrima che mi ero ripromessa, questa volta, di non versare.
Ogni suo romanzo è una coccola che mi riscalda
il cuore e l'anima, che aspetto di leggere per assaporare sentimenti veri: nei
suoi personaggi ci si potrebbe rispecchiare chiunque, perché sono persone
reali, con mancanze, difetti, dubbi; hanno un passato intenso, un presente
complicato ed un futuro incerto; alla fine del romanzo non diventeranno mai
"il principe azzurro" o "la reginetta del ballo",
resteranno sempre persone imperfette, che cercano un posto nel mondo, nelle
quali ognuno di noi si può impersonificare.
Questo romanzo è dolce, delicato, commovente,
che ti viene da domandarti: "Ma da dove gli vengono queste idee?“ Riflettendoci
bene, credo che Matteo Bussola sia un attento osservatore della gente e del
mondo e un eccellente "traduttore", che mette in parole quello che i
suoi occhi vedono e che il suo cuore percepisce.
“IO NON HO MAI AVUTO SOGNI PARTICOLARI. SONO SEMPRE STATA UNA BRAVA BAMBINA.
LE BRAVE
BAMBINE NON HANNO SOGNI?
LE BRAVE
BAMBINE I SOGNI IMPARANO A TENERLI PER SÉ.
QUINDI NE
HANNO, GIUSTO?"
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2025
pagine: 144
editore: Einaudi

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