W. – Tiemen Hiemstra –
"Vogliamo osservare il mondo. Ma poiché l'atto di
osservare fa parte del mondo, il mondo che volevamo osservare è già scomparso
nel momento in cui lo osserviamo".
Per vedere il mondo bisogna distogliere lo sguardo?
Dobbiamo davvero guardarlo attraverso il vuoto, l'assenza
che lascia?
È stato un viaggio inaspettato, veloce, consumato in poche
ore, in tutto tre giorni.
Mi sono immersa completamente in un paesaggio nordico
freddo, spesso nebbioso e mi sono lasciata attrarre dalla scrittura minimalista
di questo scrittore olandese.
Il finale mi ha spiazzata.
Ho vissuto ore piene di riflessioni filosofiche sulla vita,
il cambiamento, l'importanza dell'amicizia e del creare ricordi, l'inquietudine
dell'adolescenza, l'illusione dell'unicità, l'assenza.
W. è il migliore amico di Olaf, voce narrante di questo
breve romanzo.
È il racconto di un'amicizia che nasce tra i banchi di
scuola e si dissolve all'università per la scomparsa di W.
Un legame simbiotico che forgia l'identità ma, nello stesso
tempo ne mina l'unicità.
Olaf vuole risolvere il mistero: cerca il suo miglior amico,
scomparso nel nulla, fruga tra i suoi ricordi, le sue cose e gli indizi
digitali fino a che non trova una cartella con un saggio sull'impossibilità
dell'autenticità.
Ma, come spesso accade, non c'è alcun enigma da risolvere:
bisogna solo accettare l'assenza e iniziare a guardare noi stessi come
individui unici e non come metà di un binomio.
Alla fine l'unica cosa autentica è proprio quel vuoto che
resta legato all'assenza.
"Ding an sich", la cosa in sè: il punto, alla fine, è il dominio dell'inconoscibile.
gnere: narrativa
anno di pubblicazione: 2026
pagine: 188
editore: Adelphi

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