venerdì 23 ottobre 2026

W.

 




W. – Tiemen Hiemstra –

 recensione a cura di Francesca Tornabene


"Vogliamo osservare il mondo. Ma poiché l'atto di osservare fa parte del mondo, il mondo che volevamo osservare è già scomparso nel momento in cui lo osserviamo".

Per vedere il mondo bisogna distogliere lo sguardo?

Dobbiamo davvero guardarlo attraverso il vuoto, l'assenza che lascia?

È stato un viaggio inaspettato, veloce, consumato in poche ore, in tutto tre giorni.

Mi sono immersa completamente in un paesaggio nordico freddo, spesso nebbioso e mi sono lasciata attrarre dalla scrittura minimalista di questo scrittore olandese.

Il finale mi ha spiazzata.

Ho vissuto ore piene di riflessioni filosofiche sulla vita, il cambiamento, l'importanza dell'amicizia e del creare ricordi, l'inquietudine dell'adolescenza, l'illusione dell'unicità, l'assenza.

W. è il migliore amico di Olaf, voce narrante di questo breve romanzo.

È il racconto di un'amicizia che nasce tra i banchi di scuola e si dissolve all'università per la scomparsa di W.

Un legame simbiotico che forgia l'identità ma, nello stesso tempo ne mina l'unicità.

Olaf vuole risolvere il mistero: cerca il suo miglior amico, scomparso nel nulla, fruga tra i suoi ricordi, le sue cose e gli indizi digitali fino a che non trova una cartella con un saggio sull'impossibilità dell'autenticità.

Ma, come spesso accade, non c'è alcun enigma da risolvere: bisogna solo accettare l'assenza e iniziare a guardare noi stessi come individui unici e non come metà di un binomio.

Alla fine l'unica cosa autentica è proprio quel vuoto che resta legato all'assenza.

"Ding an sich", la cosa in sè: il punto, alla fine, è il dominio dell'inconoscibile.


gnere: narrativa

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 188

editore: Adelphi




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