Serendipità
Serendipità: una parola
che mi ha colpito sin dalla prima volta che l’ho sentita, e che esercita un
certo fascino su di me.
La capacità o la fortuna
di fare una scoperta inaspettata, fortunata e preziosa mentre si sta cercando
tutt’altro.
C’era un film bellissimo
che ne parlava, riadattando il concetto all’amore di coppia: si intitolava
proprio “Serendipity – Quando l’amore è magia” (2001). Raccontava la storia di
un ragazzo e una ragazza che si incontrano nel momento sbagliato e si lasciano
andare, nonostante la consapevolezza di provare l’uno per l’altra un fortissimo
sentimento. L’idea alla base della loro scelta è: se è destino, ci ritroveremo.
Quando vidi il film odiai
questa loro decisione con tutta me stessa; voglio dire, per me l’amore è una
scelta, oltre che un bisogno a cui difficilmente mi sarei sottratta per
affidarmi a un calcolo probabilistico.
I due ragazzi del film,
invece, lo fecero: lui scrisse nome e numero su una banconota, lei su un libro,
e li affidarono all’universo. Poi si separarono senza avere l’uno dell’altra
nulla, né l’indirizzo di casa né il numero di telefono. Se la serendipità fosse
entrata in azione, si sarebbero ritrovati.
Accadde.
Questo film mi ha
lavorato dentro a lungo, e riflettere su questi temi insieme ad alcune
esperienze di vita successive, mi ha aiutato ad abbandonare il controllo su
ogni cosa, ad affidarmi a una forza superiore, o diversa, che muove intorno e
dentro di noi a un livello che spesso è inconsapevole, che fa accadere ciò che
deve e non fa accadere ciò che non deve.
Quanti sforzi facciamo alle
volte per poi non ottenere nulla? Quanto è facile invece stare insieme a
qualcuno quando le forze si allineano nel modo giusto?
Ecco, ho imparato ad
allearmi a queste forze, e a rispettarle.
Per me oggi la
serendipità non è più una posa passiva e ingrata verso la vita, ma la capacità
di imparare a sottrarsi, a fermarsi, ad ascoltare i silenzi, le energie, i
messaggi.
Quando qualcuno non
desidera la nostra presenza non forziamo la mano, non manomettiamo il destino,
o il destino potrebbe arrabbiarsi con noi... Noi e gli altri, un unico fascio
di luce, meno distanti di quanto non pensiamo.
Quando due persone devono
stare insieme, semplicemente accade. La forza di attrazione decide e basta. Ci
si fa presenza l’uno per l’altro. Per amore, per amicizia, per un progetto, per
un pezzo di strada. Incontri destinici, sincronie, serendipità, oggi so che è
vero. E se sentiamo qualcosa di forte, che non viene ricambiato, non dobbiamo
inseguire la persona, ma l’energia che ci rimane addosso. Quella voglia di
scoprire, di donarsi, di darsi...
A volte, poi, è un fatto
di momenti. È come se il tempo avesse una sua precisa consistenza con delle sue
opportunità. Le persone sono le stesse, ma in quel “quadro” non esiste quella
opzione. Allora bisogna sapere andare oltre.
Altre volte le stesse
persone si incontrano in quadri successivi, in dimensioni diverse, che lo
prevedono.
Nel film, il libro su cui
la ragazza scrive il suo nome è “L’amore ai tempi del colera” di García
Márquez, e non credo sia una scelta casuale. Florentino Ariza aspetta Fermina
Daza per cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese. Quando
finalmente il quadro lo prevede e lei gli chiede fino a quando potranno andare
avanti così, lui ha la risposta pronta da mezzo secolo: «Tutta la vita».
Da ragazza vedevo tutto
bianco o nero, per me tutto era un fatto di volontà, da contrapporre a quella
tendenza rinunciataria che vedevo essere molto diffusa. Ora ho capito che il
fare va di pari passo col destino, con la sincronia, con la reciproca
attrazione verso un campo magnetico adeguato. Lo aveva intuito Louis Pasteur,
che di scoperte inattese se ne intendeva: «Nell’ambito dell’osservazione, il
caso favorisce solo gli spiriti preparati».
Non mi riferisco al tempo
nella sua accezione lineare, giorni e numeri scritti sul calendario, ma come
espressione del livello di coscienza in perfetta sintonia con il nostro essere
animali spirituali. Questo, infatti, ci fa regredire o ci fa evolvere. Spesso i
passaggi sono istantanei, altre volte avvengono all’interno di un periodo
lunghissimo.
Mi è stato
particolarmente chiaro quando, fatti alcuni scatti di coscienza, ho incontrato
forme di vita simili a me, che prima non potevo vedere, perché mi trovavo a un
altro livello di coscienza, oppure quando ho rivisto alcune persone dopo queste
evoluzioni, e ho scorto aspetti della loro personalità che prima mi erano preclusi.
Forse è questa, in fondo,
la serendipità: cercare una cosa e trovarne un’altra, cercare l’altro e
ritrovare se stessi. Ognuno di noi ha una banconota in giro per il mondo con il
proprio nome sopra. Il nostro compito non è rincorrerla, ma farci trovare pronti
il giorno in cui tornerà indietro.
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