venerdì 23 ottobre 2026

LA FINESTRA SBAGLIATA - SERENDIPITA'

 



Serendipità

 

Serendipità: una parola che mi ha colpito sin dalla prima volta che l’ho sentita, e che esercita un certo fascino su di me.

La capacità o la fortuna di fare una scoperta inaspettata, fortunata e preziosa mentre si sta cercando tutt’altro.

C’era un film bellissimo che ne parlava, riadattando il concetto all’amore di coppia: si intitolava proprio “Serendipity – Quando l’amore è magia” (2001). Raccontava la storia di un ragazzo e una ragazza che si incontrano nel momento sbagliato e si lasciano andare, nonostante la consapevolezza di provare l’uno per l’altra un fortissimo sentimento. L’idea alla base della loro scelta è: se è destino, ci ritroveremo.

Quando vidi il film odiai questa loro decisione con tutta me stessa; voglio dire, per me l’amore è una scelta, oltre che un bisogno a cui difficilmente mi sarei sottratta per affidarmi a un calcolo probabilistico.

I due ragazzi del film, invece, lo fecero: lui scrisse nome e numero su una banconota, lei su un libro, e li affidarono all’universo. Poi si separarono senza avere l’uno dell’altra nulla, né l’indirizzo di casa né il numero di telefono. Se la serendipità fosse entrata in azione, si sarebbero ritrovati.

Accadde.

Questo film mi ha lavorato dentro a lungo, e riflettere su questi temi insieme ad alcune esperienze di vita successive, mi ha aiutato ad abbandonare il controllo su ogni cosa, ad affidarmi a una forza superiore, o diversa, che muove intorno e dentro di noi a un livello che spesso è inconsapevole, che fa accadere ciò che deve e non fa accadere ciò che non deve.

Quanti sforzi facciamo alle volte per poi non ottenere nulla? Quanto è facile invece stare insieme a qualcuno quando le forze si allineano nel modo giusto?

Ecco, ho imparato ad allearmi a queste forze, e a rispettarle.

Per me oggi la serendipità non è più una posa passiva e ingrata verso la vita, ma la capacità di imparare a sottrarsi, a fermarsi, ad ascoltare i silenzi, le energie, i messaggi.

Quando qualcuno non desidera la nostra presenza non forziamo la mano, non manomettiamo il destino, o il destino potrebbe arrabbiarsi con noi... Noi e gli altri, un unico fascio di luce, meno distanti di quanto non pensiamo.

Quando due persone devono stare insieme, semplicemente accade. La forza di attrazione decide e basta. Ci si fa presenza l’uno per l’altro. Per amore, per amicizia, per un progetto, per un pezzo di strada. Incontri destinici, sincronie, serendipità, oggi so che è vero. E se sentiamo qualcosa di forte, che non viene ricambiato, non dobbiamo inseguire la persona, ma l’energia che ci rimane addosso. Quella voglia di scoprire, di donarsi, di darsi...

A volte, poi, è un fatto di momenti. È come se il tempo avesse una sua precisa consistenza con delle sue opportunità. Le persone sono le stesse, ma in quel “quadro” non esiste quella opzione. Allora bisogna sapere andare oltre.

Altre volte le stesse persone si incontrano in quadri successivi, in dimensioni diverse, che lo prevedono.

Nel film, il libro su cui la ragazza scrive il suo nome è “L’amore ai tempi del colera” di García Márquez, e non credo sia una scelta casuale. Florentino Ariza aspetta Fermina Daza per cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese. Quando finalmente il quadro lo prevede e lei gli chiede fino a quando potranno andare avanti così, lui ha la risposta pronta da mezzo secolo: «Tutta la vita».

Da ragazza vedevo tutto bianco o nero, per me tutto era un fatto di volontà, da contrapporre a quella tendenza rinunciataria che vedevo essere molto diffusa. Ora ho capito che il fare va di pari passo col destino, con la sincronia, con la reciproca attrazione verso un campo magnetico adeguato. Lo aveva intuito Louis Pasteur, che di scoperte inattese se ne intendeva: «Nell’ambito dell’osservazione, il caso favorisce solo gli spiriti preparati».

Non mi riferisco al tempo nella sua accezione lineare, giorni e numeri scritti sul calendario, ma come espressione del livello di coscienza in perfetta sintonia con il nostro essere animali spirituali. Questo, infatti, ci fa regredire o ci fa evolvere. Spesso i passaggi sono istantanei, altre volte avvengono all’interno di un periodo lunghissimo.

Mi è stato particolarmente chiaro quando, fatti alcuni scatti di coscienza, ho incontrato forme di vita simili a me, che prima non potevo vedere, perché mi trovavo a un altro livello di coscienza, oppure quando ho rivisto alcune persone dopo queste evoluzioni, e ho scorto aspetti della loro personalità che prima mi erano preclusi.

Forse è questa, in fondo, la serendipità: cercare una cosa e trovarne un’altra, cercare l’altro e ritrovare se stessi. Ognuno di noi ha una banconota in giro per il mondo con il proprio nome sopra. Il nostro compito non è rincorrerla, ma farci trovare pronti il giorno in cui tornerà indietro.


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