I convitati di pietra - Michele Mari -
recensione a cura di Francesca Simoncelli
“Non si
sfugge al passato, perché non è dietro di noi, ma dentro”
Ma quanta
fantasia ci vuole per scrivere un romanzo realistico così particolare e
surreale?
È il primo
libro che leggo di Michele Mari, non tanto incuriosita dal premio vinto (non mi
faccio influenzare dalle onorificenze), quanto dalla trama così originale.
Il romanzo racconta
di un patto stretto dagli ex compagni di un liceo, appena finiti gli esami di
maturità, nel quale si impegnano ad incontrarsi ogni anno nello stesso giorno
per una cena di classe; fin qui sarebbe tutto piuttosto normale, ma qualcuno (nel
tempo nessuno ricorderà a chi è venuta la strampalata idea) propone di
istituire una riffa: ogni anno ciascuno verserà una quota, che sarà investita
in un fondo finanziario e formerà, nel tempo, un ingente somma, che andrà a
beneficio degli ultimi tre superstiti della classe.
Durante i
primi anni, nei quali tutti sono giovani, questo macabro accordo passa quasi,
dico quasi, in secondo piano, poi, col passare del tempo e con l'imminenza di
malanni e vecchiaia, si inizia a pensare sempre di più all'ambito premio: a chi
toccherà la fortunata vincita?
Così le cene si trasformano in grottesche
riunioni per constatare la salute, o meglio la mancanza di essa, di ogni ex
compagno, nella speranza di poter prevedere, o addirittura scommettere, chi
sarà il prossimo ad andarsene.
Quello che sarebbe
dovuto essere un patto di unione tra compagni di classe, diventa motivo di
dubbi e diffidenza per l'incombere di morti sospette e comportamenti ambigui.
Romanzo
unico nel suo genere, a tratti un po' lento per le troppe descrizioni, che
avrei volentieri saltato, perché, a mio parere, non arricchiscono il racconto,
ma lo annoiano un po'; però tiene il lettore incollato alla storia sia per i
tratti così peculiari, sia perché si vuole assolutamente sapere alla fine chi
sarà a vincere.
Tra malattie
nascoste, vere o presunte, scommesse su chi saranno i tre fortunati, a cui la
vita avrà regalato non solo la longevità, ma anche una cospicua somma per un
ultimo desiderio, gelosie e finte amicizie, alla fine il tempo scorre
ineluttabilmente per tutti e l'unica cosa che conta nella vita è l'uso che
riusciamo a fare di ogni istante a nostra disposizione e la felicità che
riusciamo a trarre da quello che facciamo.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2026
pagine: 168
editore: Einaudi
