Le perfezioni – Vincenzo Latronico –
recensione a cura di Francesca Tornabene
"Non sempre la realtà era fedele alle immagini"
È questa la frase che mi è rimasta addosso. Ho atteso un
anno questo libro. Un'attesa ripagata da uno stile di lettura che mi è molto
piaciuto: asciutto, distaccato, sembra un'istantanea sociologica contemporanea
che mi ha incuriosito parecchio.
Un romanzo breve ma di grande impatto, senza dialoghi e
popolato da protagonisti asettici descritti attraverso ciò che consumano e mai
per ciò che provano, immersi in una vita filtrata da immagini instagrammabili.
Un titolo, Le perfezioni, che è tutto un programma ma anche
un paradosso: perché cosa, oggi, è perfetto?
Siamo così abituati a filtrare la realtà attraverso gli
schermi da pensare che essa debba per forza essere fedele alle immagini.
I social, in questo, ci assecondano: desideriamo ciò che
hanno gli altri e vogliamo vivere esperienze che siano istagrammabili, felici.
L'immagine distorce persino la percezione dei nostri
ricordi; finiamo così per vivere una vita sospesa, galleggiando tra le immagini
in superficie in balia di algoritmi estetici che ci possiedono.
Il libro è diviso in quattro parti: presente, imperfetto,
remoto e futuro.
Mi ha colpito come il concetto di felicità e le sue crepe
attraversi questi tempi verbali.
Anna e Tom sono una coppia italiana di grafici
apparentemente felice che vive a Berlino ma che, alla fine, fa di tutto per
scappare da quella realtà e trasferirsi altrove.
La verità è che è più facile cambiare un filtro e vivere in
funzione di come apparirà sullo schermo, piuttosto che affrontare se stessi.
La cosa più affascinante di questo viaggio letterario è
proprio la loro immobilità: sembrano incastrati in un eterno algoritmo che
cambia coordinate geografiche e oggetti posseduti, lasciandoli tragicamente
identici a se stessi.
Perché infondo quale libertà può esserci nell'abbondanza?
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2026
pagine: 109
editore: Einaudi

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