mercoledì 21 ottobre 2026

IL LATO NASCOSTO DELLE STORIE

 




 Il lato nascosto delle storie - Roberta Di Pascasio -

recensione a cura di Rosanna Pierleoni

 

Ogni giorno incrociamo decine di volti: sul marciapiede, in fila, alla fermata dell’autobus. Li attraversiamo con lo sguardo senza fermarci, certi di sapere già chi sono. “Il lato nascosto delle storie” di Roberta Di Pascasio nasce proprio da lì, e ci costringe a fare un salto.

Dieci racconti, ma sarebbe riduttivo chiamarli così. Le vite che li abitano si sfiorano, si inseguono, si intrecciano spesso senza saperlo, e il lettore le vede ricomporsi pagina dopo pagina, come un ordito che si rivela solo a lavoro finito. Quando ho capito che quei destini erano legati gli uni agli altri, ho sentito il bisogno di tornare indietro, di rileggere ciascuno con gli occhi di un altro personaggio, per vederlo finalmente a tutto tondo, in tre dimensioni. Chi in un racconto è una comparsa nel successivo prende la parola; chi credevamo di aver capito ci si mostra da un’altra angolazione. Sullo sfondo, una città che non ha bisogno di un nome, perché potrebbe essere la nostra: lo spazio in cui ci passiamo accanto ogni giorno senza riconoscerci.

C’è un uomo che esce dal carcere e non sa più che posto trovare nel mondo, il suo personaggio è immutato e inconsistente come quello di una figurina: ha perso ogni ramificazione, restano solo la nuda vita e il carcere del pregiudizio. Alle sue spalle un giudice ormai anziano e una giustizia che mostra il suo volto malevolo, la cattiva amministrazione, l’arroganza, la superficialità e la fretta di attribuire le colpe a chi è possibile “far fuori” senza arrecare disturbo.

C’è poi un senzatetto a cui la vita ha portato via ogni cosa tranne una presenza autentica. Lui è uno dei personaggi più forti; man mano che leggi ne cominci a sentire l’odore, la consistenza, la voce. E c’è una bambina che trova riparo solo nei libri e inventa storie per sfuggire al suo presente: mi fa pensare a quanto alle volte l’infanzia possa essere un tempo difficile, una sorta di sospensione in attesa di trovare una prima forma. Non migliore, soltanto diversa.

Infine c’è un ragazzo che più di tutti mi è rimasto dentro. Ha saputo tradire le aspettative altrui, rinunciare ai riconoscimenti, a una strada già tracciata, per cercarne una più intima e autentica; lo fa mantenendo un contatto quotidiano con gli ultimi, quegli ultimi di cui suo padre non ha mai avuto compassione. Bella l’idea di una sorta di karma interno alle singole vite, non nella sua accezione di vendetta, ma nel suo significato originario di atto, azione: mi riferisco alla consapevolezza che ogni cosa che facciamo smuove conseguenze, e se oggi non è chiaro, domani lo sarà.

Il lato nascosto del titolo per me sta in questo sguardo longitudinale e tridimensionale.

Roberta Di Pascasio ci mostra ciò che delle vite degli altri di solito non scorgiamo, quello che sta oltre le facili rassicurazioni mentali dentro cui abitiamo. Il giudice è integerrimo, il barbone è un disgraziato, chi è caduto in fondo se l’è cercata, quello è un uomo affermato, quell’altro un fallito: piccole formule che ci tengono al sicuro e ci risparmiano la fatica di guardare più a fondo. Poche volte ci chiediamo: Affermato in cosa? Fallito per chi? È felice?

L’autrice ci smuove da questa posa comoda, che spesso è la posa sociale del nostro tempo superficiale e freddo. Ci riporta a ciò che resta fuori dai riconoscimenti, dai titoli, dai traguardi: l’anima, la paura, quella scintilla preziosa che ciascuno sente di avere e che lo rende unico. Ci riporta alla percezione che la vita valga qualcosa anche in una giornata trascorsa lontano dal circo della produzione, quel luogo appartato dove tutti, prima o poi, torniamo: quando stiamo male, quando invecchiamo, quando soffriamo.

I suoi personaggi hanno spessore e respiro: non sono manichini al servizio di una tesi, ma persone che ci scuotono. Questa storia ci interroga sulle dinamiche del potere, sullo sguardo della maggioranza che decide chi conta e chi no, sulla spietatezza di cui a volte il genere umano sa essere capace, sulla tenerezza.

È ciò che mi aspetto da chi scrive: lo sguardo poetico si poggia sempre incantato sugli ultimi.

Come disse Camus, lo scrittore non sta al servizio di chi fa la storia, ma di chi la subisce. Questa urgenza autentica di ascolto è un dono prezioso per ciascuno di noi, un dono che restituisce un po’ di dignità a chi dal mondo è stato scartato.

genere: racconti

anno di pubblicazione: 2024

pagine: 152

editore: Arkadia

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