Il lato nascosto delle storie -
recensione a cura di Rosanna Pierleoni
Ogni
giorno incrociamo decine di volti: sul marciapiede, in fila, alla fermata
dell’autobus. Li attraversiamo con lo sguardo senza fermarci, certi di sapere
già chi sono. “Il lato nascosto delle storie” di Roberta Di Pascasio nasce
proprio da lì, e ci costringe a fare un salto.
Dieci
racconti, ma sarebbe riduttivo chiamarli così. Le vite che li abitano si
sfiorano, si inseguono, si intrecciano spesso senza saperlo, e il lettore le
vede ricomporsi pagina dopo pagina, come un ordito che si rivela solo a lavoro
finito. Quando ho capito che quei destini erano legati gli uni agli altri, ho
sentito il bisogno di tornare indietro, di rileggere ciascuno con gli occhi di
un altro personaggio, per vederlo finalmente a tutto tondo, in tre dimensioni.
Chi in un racconto è una comparsa nel successivo prende la parola; chi
credevamo di aver capito ci si mostra da un’altra angolazione. Sullo sfondo,
una città che non ha bisogno di un nome, perché potrebbe essere la nostra: lo
spazio in cui ci passiamo accanto ogni giorno senza riconoscerci.
C’è
un uomo che esce dal carcere e non sa più che posto trovare nel mondo, il suo
personaggio è immutato e inconsistente come quello di una figurina: ha perso
ogni ramificazione, restano solo la nuda vita e il carcere del pregiudizio.
Alle sue spalle un giudice ormai anziano e una giustizia che mostra il suo
volto malevolo, la cattiva amministrazione, l’arroganza, la superficialità e la
fretta di attribuire le colpe a chi è possibile “far fuori” senza arrecare
disturbo.
C’è
poi un senzatetto a cui la vita ha portato via ogni cosa tranne una presenza
autentica. Lui è uno dei personaggi più forti; man mano che leggi ne cominci a
sentire l’odore, la consistenza, la voce. E c’è una bambina che trova riparo
solo nei libri e inventa storie per sfuggire al suo presente: mi fa pensare a
quanto alle volte l’infanzia possa essere un tempo difficile, una sorta di
sospensione in attesa di trovare una prima forma. Non migliore, soltanto
diversa.
Infine
c’è un ragazzo che più di tutti mi è rimasto dentro. Ha saputo tradire le aspettative
altrui, rinunciare ai riconoscimenti, a una strada già tracciata, per cercarne
una più intima e autentica; lo fa mantenendo un contatto quotidiano con gli
ultimi, quegli ultimi di cui suo padre non ha mai avuto compassione. Bella
l’idea di una sorta di karma interno alle singole vite, non nella sua accezione
di vendetta, ma nel suo significato originario di atto, azione: mi
riferisco alla consapevolezza che ogni cosa che facciamo smuove conseguenze, e
se oggi non è chiaro, domani lo sarà.
Il
lato nascosto del titolo per me sta in questo sguardo longitudinale e
tridimensionale.
Roberta
Di Pascasio ci mostra ciò che delle vite degli altri di solito non scorgiamo,
quello che sta oltre le facili rassicurazioni mentali dentro cui abitiamo. Il
giudice è integerrimo, il barbone è un disgraziato, chi è caduto in
fondo se l’è cercata, quello è un uomo affermato, quell’altro un fallito:
piccole formule che ci tengono al sicuro e ci risparmiano la fatica di guardare
più a fondo. Poche volte ci chiediamo: Affermato in cosa? Fallito per chi? È
felice?
L’autrice
ci smuove da questa posa comoda, che spesso è la posa sociale del nostro tempo
superficiale e freddo. Ci riporta a ciò che resta fuori dai riconoscimenti, dai
titoli, dai traguardi: l’anima, la paura, quella scintilla preziosa che
ciascuno sente di avere e che lo rende unico. Ci riporta alla percezione che la
vita valga qualcosa anche in una giornata trascorsa lontano dal circo della
produzione, quel luogo appartato dove tutti, prima o poi, torniamo: quando
stiamo male, quando invecchiamo, quando soffriamo.
I
suoi personaggi hanno spessore e respiro: non sono manichini al servizio di una
tesi, ma persone che ci scuotono. Questa storia ci interroga sulle dinamiche
del potere, sullo sguardo della maggioranza che decide chi conta e chi no, sulla
spietatezza di cui a volte il genere umano sa essere capace, sulla tenerezza.
È
ciò che mi aspetto da chi scrive: lo sguardo poetico si poggia sempre incantato
sugli ultimi.
Come
disse Camus, lo scrittore non sta al servizio di chi fa la storia, ma di chi la
subisce. Questa urgenza autentica di ascolto è un dono prezioso per ciascuno di
noi, un dono che restituisce un po’ di dignità a chi dal mondo è stato
scartato.
anno di pubblicazione: 2024
pagine: 152
editore: Arkadia

Nessun commento:
Posta un commento