Il borgo delle streghe - Luisa Ferrero -
recensione a cura Alice Bassoli
Un piccolo borgo grande quanto un granellino, intersecato da
stretti caruggi, in cui puoi trovare case in pietra addossate le une alle altre
e ascoltare vecchie storie tramandate nel tempo: Triora è il luogo perfetto in
cui ambientare un giallo. Questo paesino ligure è conosciuto anche per i
processi alle donne accusate di stregoneria nel Cinquecento, una storia che
continua a suscitare curiosità e inquietudine. E proprio qui Luisa Ferrero
ambienta Il borgo delle streghe. La vicenda comincia con un ritrovamento:
al largo di Porto Maurizio viene recuperato il corpo di un anziano, con
un’ancora legata alle caviglie. Il mare ha reso quasi impossibile riconoscerlo
e nessuno sembra averne denunciato la scomparsa. Chi era quindi quell’uomo?
Perché qualcuno ha voluto liberarsi di lui in modo tanto crudele? A occuparsi
del caso sono il commissario Leo Farri e l’ispettore Denis Ghinazzi. Seguendo
alcuni indizi, i due investigatori arrivano a Triora, dove la vicenda assume
contorni sempre più complessi. A dare loro una mano ci sono Mara Pozzi,
consulente informatica dalla mente brillante, e sua sorella Lisa, arrivata nel
paese per svolgere uno stage nella biblioteca locale e lavorare all’archivio
etnografico. Per Lisa, quello che dovrebbe essere un periodo dedicato allo
studio e alla ricerca si trasforma presto in un’esperienza ben diversa. Il
borgo è affascinante, tuttavia non sempre accogliente: dietro la tranquillità
apparente si nascondono diffidenze, vecchi rancori e persone che non sembrano
intenzionate a raccontare tutto ciò che sanno. Anche le leggende legate alla
stregoneria continuano a esercitare la loro influenza, condizionando il modo in
cui gli abitanti guardano gli altri e interpretano ciò che accade intorno a
loro. Mentre si avvicina la festa di Strigòra, gli investigatori devono mettere
insieme i tasselli di una vicenda che coinvolge più persone e che sembra
affondare le radici in un passato tutt’altro che dimenticato. E più l’indagine
procede, più diventa evidente che il ritrovamento del cadavere è soltanto
l’inizio di una storia molto più intricata. L’aspetto che mi incuriosisce
maggiormente di questo romanzo è il rapporto tra il luogo e ciò che vi accade.
Triora, la sua storia, le sue tradizioni e la fama legata alle streghe
contribuiscono a dare un significato diverso agli avvenimenti. È un paese in
cui il passato è ancora troppo presente, tant’è che è difficile capire quanto
ci sia di autentico nelle credenze popolari e quanto, invece, sia frutto della
paura o del bisogno di trovare una spiegazione a ciò che non si comprende. E,
sebbene siano trascorsi secoli dai processi per stregoneria, certi meccanismi
non sembrano poi così lontani da quelli che possiamo osservare ancora oggi. Accanto
alla componente più tradizionale del giallo, con gli indizi da interpretare e
le piste da seguire, il romanzo affronta anche aspetti della contemporaneità.
Le fragilità personali e familiari, soprattutto dei più giovani, la violenza e
i rischi legati al mondo virtuale si inseriscono in una storia che guarda al
presente senza perdere il legame con il passato. Mi sembra interessante proprio
questo accostamento: da una parte le superstizioni di un borgo antico,
dall’altra una società in cui la tecnologia è diventata parte integrante della
vita quotidiana. Anche i personaggi contribuiscono a rendere articolata la
vicenda. Farri e Ghinazzi affrontano l’indagine con approcci differenti, mentre
Mara porta nel gruppo le proprie competenze informatiche e Lisa, attraverso la
sua permanenza a Triora, permette di entrare in contatto con la quotidianità
del paese. Le loro storie personali si intrecciano con quella principale,
allargando lo sguardo oltre il semplice obiettivo di individuare un colpevole. In
un giallo, naturalmente, la curiosità di scoprire come siano andate davvero le
cose è fondamentale. Ma per me è altrettanto interessante capire che cosa
spinga le persone a mentire, a tacere o a proteggere qualcuno, anche quando
farlo significa lasciare che una situazione dolorosa continui. Dietro un
delitto spesso ci sono rapporti compromessi, scelte sbagliate e conseguenze che
coinvolgono più persone di quanto si possa immaginare all’inizio. A volte, le
verità più scomode sono proprio quelle che un’intera comunità preferisce non
affrontare.

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