Le braci - Sándor Márai -
recensione a cura di Stefania Calà
Sono passati 41 anni dall'ultima volta che il generale
Henrik e il suo fraterno amico Konrad si sono visti, 41 anni di silenzi, di
parole non dette, di spiegazioni non date. E adesso, in un castello dei
Carpazi, i due ex amici ormai ultrasettantenni si incontrano di nuovo per la
prima volta dopo tanto tempo. Ma, quello che potrebbe essere un dialogo, un
confronto chiarificatore, diventa un lungo monologo di Henrik, che ha aspettato
e ha agognato il momento di poter fare la sua requisitoria su ciò che è avvenuto
tanti anni prima e che ha determinato la rottura di un'amicizia esclusiva.
E così Henrik parla, ricostruisce, dà per scontate le sue
verità. E, anche laddove Konrad potrebbe obiettare, intervenire, dissentire,
spiegare, sceglie di non farlo.
Henrik è molto provato. Ha amato tanto Konrad, lo ha amato
di un amore disinteressato, puro, e ciò che brucia in lui è proprio quell'amore
tradito. La ferita non si è mai rimarginata.
Il romanzo sta tutto qui, in questo monologo, in questa
tensione crescente che si sviluppa nell'arco di una notte, all'interno di una
elegante stanza del castello, alla fioca luce di un camino il cui fuoco, piano
piano, si spegne, diventando brace.
Le argomentazioni di Henrik sono le più svariate: parla
della guerra, dell'onore, del significato profondo dell'amicizia e delle
differenze sociali.
È un racconto che brucia lentamente, esattamente come le
braci del titolo, sotto cui cova ancora un calore letale e mai sopito.
Il romanzo è considerato un classico della letteratura
moderna per la prosa elegante e densa di significato. Ma, quella stessa prosa
che ai più appare elegante e raffinata, io l'ho vissuta come didascalica e
ridondante. Non ho percepito spessore emotivo, non ho colto profondità, non mi
sono emozionata. Probabilmente per colpa di Henrik e del suo modo di
ricostruire la vicenda che ha determinato la famosa rottura. E, inoltre, sono
rimasta abbastanza amareggiata per l'epilogo della storia. È vero che, forse, non
tutto è destinato ad avere una spiegazione, ma in questo caso (personalmente)
l'avrei gradita. Invece l'amaro masticato durante la lettura dell'intera
narrazione mi è rimasto attaccato al palato anche (soprattutto) nell'ultima
pagina.
Pur riconoscendo l'indiscutibile grandezza dell'opera, il
mio giudizio si assesta sulla sufficienza.
Voto 6/10
Cit. "Si trascorre una vita intera preparandosi a qualcosa."
Cit. "Così sbiadiscono nel corso degli anni tutti i
ricordi umani. Poi un bel giorno un raggio di luce piove da qualche parte, e
allora ritroviamo d'improvviso un volto."
Cit. "Non ci si può appropriare impunemente di una
persona, sottraendola a tutti gli altri."
Cit. "Non c'è nulla che gli uomini desiderino con tanto
ardore come un'amicizia didinteressata."
Cit. "Sappiamo sempre qual è la verità."
Cit. Anche il cuore umano ha la sua notte, piena di
emozioni."
Cit. "Guardiamo in fondo ai nostri cuori: che cosa vi
troviamo? Una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire a
estinguerne le braci."
Cit. "A volte i dettagli hanno grande importanza. In un
certo senso fungono da adesivo, fissano la materia essenziale dei
ricordi."
Cit. "Ero povero ma non ero solo, perché avevo un
amico."
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2008
pagine: 192
editore: Adelphi

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