martedì 29 settembre 2026

LE BRACI

 





Le braci - Sándor Márai -

recensione a cura di Stefania Calà

 

Sono passati 41 anni dall'ultima volta che il generale Henrik e il suo fraterno amico Konrad si sono visti, 41 anni di silenzi, di parole non dette, di spiegazioni non date. E adesso, in un castello dei Carpazi, i due ex amici ormai ultrasettantenni si incontrano di nuovo per la prima volta dopo tanto tempo. Ma, quello che potrebbe essere un dialogo, un confronto chiarificatore, diventa un lungo monologo di Henrik, che ha aspettato e ha agognato il momento di poter fare la sua requisitoria su ciò che è avvenuto tanti anni prima e che ha determinato la rottura di un'amicizia esclusiva.

E così Henrik parla, ricostruisce, dà per scontate le sue verità. E, anche laddove Konrad potrebbe obiettare, intervenire, dissentire, spiegare, sceglie di non farlo. 

Henrik è molto provato. Ha amato tanto Konrad, lo ha amato di un amore disinteressato, puro, e ciò che brucia in lui è proprio quell'amore tradito. La ferita non si è mai rimarginata.

Il romanzo sta tutto qui, in questo monologo, in questa tensione crescente che si sviluppa nell'arco di una notte, all'interno di una elegante stanza del castello, alla fioca luce di un camino il cui fuoco, piano piano, si spegne, diventando brace.

Le argomentazioni di Henrik sono le più svariate: parla della guerra, dell'onore, del significato profondo dell'amicizia e delle differenze sociali.

​È un racconto che brucia lentamente, esattamente come le braci del titolo, sotto cui cova ancora un calore letale e mai sopito.

Il romanzo è considerato un classico della letteratura moderna per la prosa elegante e densa di significato. Ma, quella stessa prosa che ai più appare elegante e raffinata, io l'ho vissuta come didascalica e ridondante. Non ho percepito spessore emotivo, non ho colto profondità, non mi sono emozionata. Probabilmente per colpa di Henrik e del suo modo di ricostruire la vicenda che ha determinato la famosa rottura. E, inoltre, sono rimasta abbastanza amareggiata per l'epilogo della storia. È vero che, forse, non tutto è destinato ad avere una spiegazione, ma in questo caso (personalmente) l'avrei gradita. Invece l'amaro masticato durante la lettura dell'intera narrazione mi è rimasto attaccato al palato anche (soprattutto) nell'ultima pagina.

Pur riconoscendo l'indiscutibile grandezza dell'opera, il mio giudizio si assesta sulla sufficienza. 

Voto 6/10

Cit. "Si trascorre una vita intera preparandosi a qualcosa."

Cit. "Così sbiadiscono nel corso degli anni tutti i ricordi umani. Poi un bel giorno un raggio di luce piove da qualche parte, e allora ritroviamo d'improvviso un volto."

Cit. "Non ci si può appropriare impunemente di una persona, sottraendola a tutti gli altri."

Cit. "Non c'è nulla che gli uomini desiderino con tanto ardore come un'amicizia didinteressata."

Cit. "Sappiamo sempre qual è la verità."

Cit. Anche il cuore umano ha la sua notte, piena di emozioni."

Cit. "Guardiamo in fondo ai nostri cuori: che cosa vi troviamo? Una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire a estinguerne le braci."

Cit. "A volte i dettagli hanno grande importanza. In un certo senso fungono da adesivo, fissano la materia essenziale dei ricordi."

Cit. "Ero povero ma non ero solo, perché avevo un amico."



genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2008

pagine: 192

editore: Adelphi

 


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