I guerrieri d’Inverno – Olivier Norek –
recensione a cura di Lilli Luini
Olivier Norek, autore francese di
ottimi noir, ci spiazza con questo romanzo storico, in cui ricostruisce una
guerra dimenticata dai libri di storia, quella che fra il 30 novembre 1939 e il
15 marzo 1940 vide impegnata la piccola Finlandia contro l’Unione Sovietica di
Stalin.
La materia del contendere era un
territorio finlandese in prossimità del lago Ladoga e di Leningrado, che Stalin
pretendeva di annettere per meglio difendersi in caso di attacco tedesco. Al
diniego finlandese, i russi si bombardarono da soli in modo da avere una scusa
per l’invasione. Convinti di vincere in un paio di settimane, si trovarono di
fronte la resistenza strenua di ragazzi che venivano dalle campagne, poco
armati ma che conoscevano la foresta.
Norek non fa sconti al lettore.
Ti porta lì, a 50 gradi sottozero dove l’uomo può sopravvivere all’aperto solo
per un’ora, ti mette in mano un fucile e ti fa vivere dal di dentro quel che
significa la guerra. È un romanzo poderoso, purtroppo modernissimo, con una
ricostruzione storica inappuntabile ma che mai si limita a questo, anzi.
L’inverno aveva gelato il
cuore della foresta, aveva mutato i tronchi in massi e gli aghi di pino in
spine di vetro.
Qui si ritrova Simo, il giovane
protagonista, a cui il padre aveva insegnato a cacciare, ovvero ad ascoltare le
voci della foresta, a entrare in quella sorta di calma che è quasi trance per
inquadrare il bersaglio e sparare. Mai Simo avrebbe pensato che quelle doti di
infallibile tiratore sarebbero servite a uccidere centinaia di uomini e a farlo
diventare quello che i russi chiamavano La Morte Bianca e i finlandesi Il
Tiratore Magico (stiamo parlando di un personaggio storico Simo Häyhä, una
leggenda nel suo paese). Non c’è mai compiacimento in Simo, bensì una sorta di
dolore morale per ciò a cui il destino lo costringe.
Per Simo, il primo morto della
giornata era sempre difficile. Il secondo anestetizzava ciò che gli rimaneva di
misericordia, e con il terzo non era altro che una macchina dai gesti meccanici
che sfruttava al meglio ogni movimento per guadagnare velocità e precisione,
dimenticando, per non impazzire, che si trattava di uomini, dimenticando il
numero di padri e di fratelli che spediva sei piedi sotto la neve, per quanto
fossero padri e fratelli russi, aggressori.
Ci sono frasi nel romanzo che
sono riflessioni universali, che colpiscono nel profondo. Per esempio, che la
guerra diventa reale solo quando vedi il primo morto sul tuo terreno oppure che
la paura di morire è minore della paura di veder morire chi ami.
Simo non è solo, con lui ci sono
gli amici del villaggio. Onni, che si doveva sposare e invece è partito, Toivo,
il gigante che tutti protegge, Pietari, che vuole a tutti i costi salvare il
fratello minore Viktor. Poi c’è Leena, una delle Lotta, le volontarie che si
occupavano di curare i feriti e onorare i morti. Dentro di loro, il Sisu, così
si chiama l’anima della Finlandia, che non è solo coraggio. Così lo definisce
un ufficiale russo chiamato da Stalin ad arginare il disastro:
“Lo stato d’animo di un popolo
che vive in una natura selvaggia, con un freddo pungente e poca esposizione al
sole. Una vita austera in un ambiente ostile ha forgiato la loro condizione
mentale con un acciaio che oggi ci resiste.”
Perderanno, i piccoli finlandesi,
dovranno cedere un pezzo della loro terra di fronte alla prepotenza e alla
potenza dell’Armata Rossa che, al contrario di loro, ha risorse infinite. Si
arrenderanno con il trattato di Mosca perdendo un pezzo di territorio ma
conservando la propria indipendenza.
Siamo in presenza di un romanzo
straordinario, di quelli che restano dentro. Io ho sentito fortemente il peso
del dovere, non solo in Simo e nei suoi compagni ma anche nei russi. Un
esempio, questo dialogo tra ufficiali sovietici:
«Temo di più l’uomo per il quale
combattiamo che quelli contro cui combattiamo. E anche tu dovresti.»
Stalin dominava i suoi soldati
con la paura e la chiamava rispetto. Ma questo significava anche che nessuno
andava a dirgli che i suoi soldati erano male equipaggiati per camminare nella
neve alta, a meno 50 gradi, perché dirglielo equivaleva a criticarlo e la pena
era la morte.
Così i soldati morivano
congelati, prima ancora di incontrare i finlandesi.
La scrittura di Norek è rigorosa,
potente, priva di qualsiasi retorica. Non ci sono eroi nelle sue pagine, ma
persone umane, di un’umanità profonda e dolente, costrette loro malgrado a
diventare eroi.
Non solo un bel romanzo, ma un
romanzo necessario qui, ora, in questo momento storico.
genere: thriller
anno di pubblicazione: 2026
pagine: 408
editore: Rizzoli

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