mercoledì 30 settembre 2026

I GUERRIERI D'INVERNO

 



I guerrieri d’Inverno – Olivier Norek – 

recensione a cura di Lilli Luini

 

Olivier Norek, autore francese di ottimi noir, ci spiazza con questo romanzo storico, in cui ricostruisce una guerra dimenticata dai libri di storia, quella che fra il 30 novembre 1939 e il 15 marzo 1940 vide impegnata la piccola Finlandia contro l’Unione Sovietica di Stalin.

La materia del contendere era un territorio finlandese in prossimità del lago Ladoga e di Leningrado, che Stalin pretendeva di annettere per meglio difendersi in caso di attacco tedesco. Al diniego finlandese, i russi si bombardarono da soli in modo da avere una scusa per l’invasione. Convinti di vincere in un paio di settimane, si trovarono di fronte la resistenza strenua di ragazzi che venivano dalle campagne, poco armati ma che conoscevano la foresta.

Norek non fa sconti al lettore. Ti porta lì, a 50 gradi sottozero dove l’uomo può sopravvivere all’aperto solo per un’ora, ti mette in mano un fucile e ti fa vivere dal di dentro quel che significa la guerra. È un romanzo poderoso, purtroppo modernissimo, con una ricostruzione storica inappuntabile ma che mai si limita a questo, anzi.

L’inverno aveva gelato il cuore della foresta, aveva mutato i tronchi in massi e gli aghi di pino in spine di vetro.

Qui si ritrova Simo, il giovane protagonista, a cui il padre aveva insegnato a cacciare, ovvero ad ascoltare le voci della foresta, a entrare in quella sorta di calma che è quasi trance per inquadrare il bersaglio e sparare. Mai Simo avrebbe pensato che quelle doti di infallibile tiratore sarebbero servite a uccidere centinaia di uomini e a farlo diventare quello che i russi chiamavano La Morte Bianca e i finlandesi Il Tiratore Magico (stiamo parlando di un personaggio storico Simo Häyhä, una leggenda nel suo paese). Non c’è mai compiacimento in Simo, bensì una sorta di dolore morale per ciò a cui il destino lo costringe.

Per Simo, il primo morto della giornata era sempre difficile. Il secondo anestetizzava ciò che gli rimaneva di misericordia, e con il terzo non era altro che una macchina dai gesti meccanici che sfruttava al meglio ogni movimento per guadagnare velocità e precisione, dimenticando, per non impazzire, che si trattava di uomini, dimenticando il numero di padri e di fratelli che spediva sei piedi sotto la neve, per quanto fossero padri e fratelli russi, aggressori.

Ci sono frasi nel romanzo che sono riflessioni universali, che colpiscono nel profondo. Per esempio, che la guerra diventa reale solo quando vedi il primo morto sul tuo terreno oppure che la paura di morire è minore della paura di veder morire chi ami.

Simo non è solo, con lui ci sono gli amici del villaggio. Onni, che si doveva sposare e invece è partito, Toivo, il gigante che tutti protegge, Pietari, che vuole a tutti i costi salvare il fratello minore Viktor. Poi c’è Leena, una delle Lotta, le volontarie che si occupavano di curare i feriti e onorare i morti. Dentro di loro, il Sisu, così si chiama l’anima della Finlandia, che non è solo coraggio. Così lo definisce un ufficiale russo chiamato da Stalin ad arginare il disastro:

“Lo stato d’animo di un popolo che vive in una natura selvaggia, con un freddo pungente e poca esposizione al sole. Una vita austera in un ambiente ostile ha forgiato la loro condizione mentale con un acciaio che oggi ci resiste.”

Perderanno, i piccoli finlandesi, dovranno cedere un pezzo della loro terra di fronte alla prepotenza e alla potenza dell’Armata Rossa che, al contrario di loro, ha risorse infinite. Si arrenderanno con il trattato di Mosca perdendo un pezzo di territorio ma conservando la propria indipendenza.

Siamo in presenza di un romanzo straordinario, di quelli che restano dentro. Io ho sentito fortemente il peso del dovere, non solo in Simo e nei suoi compagni ma anche nei russi. Un esempio, questo dialogo tra ufficiali sovietici:

«Temo di più l’uomo per il quale combattiamo che quelli contro cui combattiamo. E anche tu dovresti.»

Stalin dominava i suoi soldati con la paura e la chiamava rispetto. Ma questo significava anche che nessuno andava a dirgli che i suoi soldati erano male equipaggiati per camminare nella neve alta, a meno 50 gradi, perché dirglielo equivaleva a criticarlo e la pena era la morte.

Così i soldati morivano congelati, prima ancora di incontrare i finlandesi.

La scrittura di Norek è rigorosa, potente, priva di qualsiasi retorica. Non ci sono eroi nelle sue pagine, ma persone umane, di un’umanità profonda e dolente, costrette loro malgrado a diventare eroi.

Non solo un bel romanzo, ma un romanzo necessario qui, ora, in questo momento storico.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 408

editore: Rizzoli


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