Streghe senza rogo
Qualche tempo fa mi hanno detto che se fossi nata in un’epoca diversa mi
avrebbero arso al rogo come una strega, è così, l’ho sempre saputo, ma ogni
epoca ha i suoi roghi…
Non ne faccio un vanto, quante volte questo è stato ed è un vero limite, un
karma con cui mi confronto ogni giorno e a cui ogni giorno cerco di sfuggire,
per poi accorgermi semplicemente che non posso… si tratta di stranezze, impulsi
innaturali perché non adattivi … per chi ci ama, una malformazione del
carattere, per chi ci stima da lontano, un carisma, per chi ci vuole
proteggere, un eccesso da smussare, per chi ci cura, una forma di
disadattamento grave al primo contesto.
Ma non posso farne a meno, mi opprimono l’ipocrisia e il linguaggio tiepido e
formale in cui siamo costretti, mi stancano i toni e i linguaggi che ritrovo
identici nelle chat di intelligenza artificiale. Ho un bisogno ardente di
parole di verità. Per verità intendo l’aderenza tra ciò che percepiamo e
sentiamo e ciò che diciamo e facciamo.
Forse aveva ragione Voltaire a dire che "Le streghe hanno smesso di
esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle", ma è anche vero che fino
a poco tempo fa era ancora possibile sentire una frase come quella che
pronunciò Indro Montanelli: "Se c’è una caccia alle streghe, vado prima di
tutto a sentire le ragioni delle streghe". È quello che faccio anch'io,
sempre. Ma ora una simile esternazione da parte di persone affermate e in vista
non sarebbe possibile, relegherebbe chi la pronuncia nel girone dei creduloni.
Forse una società come la nostra non ha i roghi perché ha perso di verità:
ardere, manifestare, bruciare, fuoco, fiamma, fumo, tutte manifestazioni del
reale che noi aborriamo. Noi uccidiamo senza pathos, noi manifestiamo solo se
non abbiamo nulla da perdere.
Eppure, o forse proprio per questo, abbiamo un bisogno estremo di qualcuno che
faccia o dica qualcosa solo perché lo sente, senza calcolo, senza convenienza e
senza bisogno di sabotare, ma solamente perché ne ha bisogno e voglia.
Ecco, per me oggi è questa la trasposizione 4.0 del concetto di strega. La
strega non crede in molte cose, ma crede in qualcosa. La strega ci ricorda che
una via maestra esiste, che non tutto è in vendita, non tutto è falsificabile,
non tutto è riproducibile. Qualcosa nasce, la verità, qualcosa muore, una
possibilità di vita libera e dignitosa. Ma oggi che spazio abbiamo per tanto
acume, per tanta libertà, per tanta bellezza, per tanto ardore?
È molto deprimente per me, lo ammetto, questa decadenza generale, questa
approssimazione, questa perdita della lingua, dei mestieri, della minima
speranza; tutto è volgare, e non mi riferisco alle cosce, tutto è slantentizzato,
tutto è in vetrina, la rabbia, gli sfoghi, buttati lì a casaccio, senza un
minimo di costruzione, senza preoccuparsi di trasmettere o lasciare qualcosa.
Tutto è arte, perché nulla lo è più, chiunque può diventare scrittore o
cantante, basta dirlo, chiunque può farlo, tranne chi lo è davvero… Ma dirlo,
dirlo non si può, si passa subito nel girone degli invidiosi, perché in questa
società il vincente è chi si afferma, in qualunque modo e forma. A suo modo ha
vinto, perché ha capito le regole del gioco…
Tutto merita attenzione, tranne i nostri compagni, tranne i nostri anziani o i
nostri figli, tutto conta, come se nulla contasse davvero, tutto va incluso,
protetto, perché tutto è alla mercé del peggiore e tutto viene profanato.
Siamo tutti convinti di sapere come debbano vivere gli altri, ma nessuno è più
in grado di accordarsi nemmeno con una persona al mondo, per un qualsiasi
progetto di vita, sentimentale, amicale, lavorativo o artistico che sia…
Siamo tutti sarcastici verso gli altri, tutti convinti di stare nel giusto, ma
questa incapacità a guardarci dentro, a riconoscere le nostre ombre, ci rende
ogni giorno più intransigenti verso gli altri e sempre più ciechi ai nostri
veri bisogni…
Quando poi, se un regista decidesse di dedicare un film alla nostra vita, nel
90% dei casi ne verrebbe fuori un capolavoro dell’horror. È sufficiente entrare
in intimità con chiunque per rendersi conto di cose che dall’esterno non
trapelano.
Siamo così, tragedie in corso senza copione, capolavori al ribasso, storie che
resteranno anonime fino a che ce ne saranno altre sul podio. Che sollievo,
anche oggi siamo tutti salvi, anche oggi c’è qualcun altro sul palco per noi.
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