4 Piani senza ascensore –
Stefania Visentini –
recensione a cura di Lilli Luini
Stefania Visentini è una libraia
e di questi tempi non ti azzardi ad aprire una libreria vivace e ricca di
eventi se non sei una grande lettrice appassionata. E in questo suo primo libro
la senti forte, la sua passione e di conseguenza non solo la sua competenza
linguistica ma anche del mondo editoriale. Per darne una prova, cito frase del
libro: “Va detto che due dei generi più difficili in cui cimentarsi sono
l’horror e l’erotico: in mani poco abili il primo sfocia nel ridicolo, il
secondo nell’imbarazzo.” Il che è una grande verità che solo un esperto della
materia può conoscere.
L’intreccio è delizioso: come
dice il titolo siamo in un piccolo condominio, quattro piani, otto
appartamenti, in un paese immaginario di cui sappiamo solo essere in Lombardia.
Gli abitanti sono uno spaccato
sociale molto divertente.
Al primo piano, la vedova
Florinda Todisco che vive sola con un gatto, e i coniugi Rosa e Michele Russo,
lei particolarmente detestata da tutti gli altri inquilini per i suoi modi da
“comando tutto io”. Spia continuamente l’adorato figlio che vive nel palazzo di
fronte e che, per un errore dell’impiegata dell’anagrafe, si chiama
disgraziatamente Giangarlo.
Al secondo piano ci sono il
ragionier Massone, sua moglie Caterina e il bellissimo figlio Rocco, che riserveranno
delle sorprese. I loro dirimpettai sono
Erica e Davide, due studenti calabresi fuori sede, amici fin da quando erano in
fasce.
Al terzo piano troviamo la
professoressa Giusta Carla Mazzucco, un po’ più che trentenne e sola, e i
Crescioni; Gloria e Marco, lei vistosa bellezza poco incline alla fedeltà
coniugale e lui appassionato di calcio. Hanno due gemelli di 4 anni, gli unici
bambini del condominio.
Al quarto, Maria e Mario Rossi,
una coppia di nerd informatici, e Viola Valentini, molto riservata, altro
personaggio che ci darà delle soddisfazioni.
Tutti costoro sono chiusi in
casa, perché la vicenda inizia dopo il DPCR del 9 marzo 2020, quello che ha
istituito il primo lockdown, e terminerà il 4 maggio, con la prima, cauta,
liberazione.
Il romanzo è divertente, ricco di
battute che suscitano più di un sorriso e ha anche il merito di riportarci a
quel periodo sdrammatizzando il disagio di chi si è trovato a viverlo lontano
dalle città e dai luoghi più colpiti, quindi senza conseguenze.
Ho parlato di competenza
linguistica, vale a dire che Stefania Valentini scrive bene, con una penna
leggera ma mai banale. Ho notato come le metafore siano davvero azzeccate e
tutt’altro che stereotipate, ma soprattutto come abbia trovato una versione
moderna e piacevole della terza persona onnisciente che ogni tanto si rivolge
al lettore. È un tipo di narrazione abbastanza inusuale nella narrativa
contemporanea, ma qui è azzeccata e, l’ho detto, piacevole.
Insomma, un romanzo leggero e
delizioso, che fa compagnia e ti mette di buonumore, cosa abbastanza difficile
con le notizie che ci bombardano di questi tempi.
genere: narrativa
anno di ubblicazione: 2023
pagine: 216
editore: Armando

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