Venere privata – Giorgio Scerbanenco –
recensione a cura di Alice Bassoli
La storia si apre con Duca Lamberti, ex medico radiato
dall’Ordine e appena uscito dal carcere dopo aver praticato un’eutanasia su una
paziente terminale. Un ricco industriale gli chiede di aiutare il figlio Davide
Auseri, un giovane che da mesi è sprofondato nell’alcolismo e nella depressione
dopo la misteriosa e prematura morte di una donna. Sembra
inizialmente una banale vicenda sentimentale che si trasforma presto però in
un’indagine sempre più complessa. Lamberti si addentra così in un mondo fatto
di prostituzione d’alto bordo e illusioni infrante, il volto più oscuro della
società milanese.
Al centro del romanzo c’è soprattutto l’umanità dei
personaggi, descritti con uno sguardo lucido e privo di sentimentalismi.
Duca Lamberti è animato da un forte senso di giustizia e da
una profonda compassione per chi soffre.
Aleggia su tutta la storia una riflessione sulla solitudine,
sull’emarginazione e sulle conseguenze delle scelte umane.
Si potrebbero voler dire molte più cose su uno dei romanzi
più famosi di questo straordinario scrittore, che non ha certo bisogno di
qualcun altro che incoraggi il lettore a leggere i suoi meravigliosi romanzi.
Sappiamo ormai tutto. Eppure ci troviamo ancora oggi, a distanza di anni, a
volerne parlare. Questo grazie alla profonda umanità di cui sono intrise le sue
storie, piene di sincerità, talmente oneste. Non sono romanzi ruffiani, i suoi,
ben lontani dalla narrativa contemporanea, in cerca di consenso, quella che
popola spopola sugli scaffali delle librerie oggi, che vuole leccare a tutti i
costi i piedi al lettore, commuoverlo con inutili sentimentalismi e
rievocazioni di storie ambientate in un passato commercialmente edulcorato.
Insomma, quando la me lettrice entra in crisi, la cura è
sempre e solo una: Scerbanenco.
genere: giallo
anno di pubblicazione: 1966
pagine: 256
Editore: La nave di Teseo

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