martedì 9 giugno 2026

TANTA ANCORA VITA

 




Tanta ancora vita – Viola Ardone –

recensione a cura di Lilli Luini

 

Terzo libro che leggo di questa autrice, una delle migliori della nostra contemporaneità. Qui ha avuto un gran coraggio, perché lo scenario in cui pone l’azione è la guerra in Ucraina, vale a dire uno scenario tuttora quotidiano, rispetto al quale manca la distanza del tempo.

Ma ancora non basta: sceglie di dar voce a tre io narranti: Vita, una donna che ha perso tutto e che combatte contro una depressione che la domina e la paralizza; Irina, la sua colf ucraina, che ha studiato l’italiano con la Divina Commedia e parla citando Dante; suo nipote Kostya, un bambino che Vita trova un mattino addormentato sullo zerbino di casa.

Il romanzo si apre proprio con il bambino e con il suo lunghissimo viaggio da Kiev a Napoli, da solo, seguendo le indicazioni del padre che lo ha spedito via per potersi arruolare nell’esercito. Parla con un linguaggio forse non del tutto da bambino, ma efficacissimo, che ti dà la dimensione del suo spaesamento e della sua crescente sfiducia negli adulti.

“Tengo le orecchie aperte perché con gli adulti facciatosta non si può mai sapere.”

Vita lo accoglie malvolentieri, perché il bambino le ricorda in ogni momento il passato e il suo dolore si esaspera. Il suo arrivo costringe poi la nonna a prendere atto di una realtà che non si aspettava: suo figlio, al quale invia tutti i soldi che guadagna, è in guerra.

Pur essendo a Napoli, non c’è un minimo istante in cui la guerra non affiora dalle pagine, con tutta la sua insensatezza e la sua brutalità. Anche Vita combatte la sua guerra, dalla quale solo Irina riesce a trarla fuori ogni tanto: facendo entrare il sole dalle tapparelle e litigando con il pappagallo Massimo (a cui Vita ha dato il nome dell’ex marito).

Ma è la forza di Kostya a far muovere gli adulti, a costringere Vita ad alzarsi e prendersi cura degli altri.

So che questo romanzo ha ricevuto parecchie critiche, sia per la struttura complessa delle tre voci, sia per come queste voci vengono espresse. Io l’ho trovato magnifico. La Ardone si muove tra una voce e l’altra con una straordinaria facilità, scivolando proprio con grazia e leggerezza. E sono proprio quelle voci a definire i personaggi, a farceli conoscere, vedere, toccare.

Mi è piaciuto anche la capacità dell’autrice di non dare giudizi di sorta, ma di affrontare il dolore, soprattutto di Vita, con grande compassione.

Insomma, a parere mio, un gran bel libro.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 336

editore: Einaudi


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