La vita davanti a sé - Romain Gary -
recensione a cura di Francesca Simoncelli
“È SEMPRE
NEGLI OCCHI CHE LA GENTE È PIÙ TRISTE”
Quasi mai mi soffermo sulla vita dello scrittore, quando parlo dei libri che ho letto, ma stavolta alcune parole le devo dire, perché in questo romanzo si sente tutta la sofferenza provata in una vita in cui le disuguaglianze sociali, religiose ed etniche sono state di ingente importanza: dalla deportazione in Russia, all'arrivo illegale in Francia, all’ostracismo nella carriera militare, perché ebreo.
Sicuramente
un uomo di grande profondità, Romain Gary, ha saputo donare al mondo opere di
valore letterario e morale, ma non ha saputo affrontare i demoni interiori che
lo tormentavano, arrivando a togliersi la vita.
Il romanzo
"La vita davanti a sé" racconta di un ragazzino, Mohammed, detto Momò,
cresciuto da un ex prostituta ebrea, Madame Rosa, che accoglie i figli delle
prostitute che, per legge, non possono tenerli con loro, in un condominio alla
periferia di Parigi. Ma Momò è diverso, nessuno viene mai a trovarlo, non viene
proposto per l'adozione, non si sa nulla del suo passato: tra lui e Madame Rosa
c'è un legame speciale. Momò aiuta madame Rosa, che sta invecchiando ed è
malata: le fa compagnia, si prende cura di lei; un piccolo uomo, che sente su
di sé la responsabilità di accudire ciò che ha di più caro al mondo e la paura
di rimanere da solo.
“DOVEVO
AVERE, CHE SO OTTO, NOVE O DIECI ANNI E AVEVO UNA FIFA MATTA DI TROVARMI SENZA
NESSUNO AL MONDO”
Madame Rosa,
da parte sua, ama Momò come un figlio, ha paura di perderlo, tanto che non gli
rivelerà la verità fino alla fine.
“ERAVAMO
TUTTO QUELLO CHE AVEVAMO AL MONDO E ALMENO QUESTO LO AVEVAMO SALVATO”
Questo
romanzo è molto coinvolgente, anche perché la narrazione è particolare, parla
in prima persona proprio il piccolo Momò: l'esposizione è infantile, il
linguaggio volutamente tipico di un bambino. Il resoconto dei fatti è spesso
schietto, proprio come guardano il mondo gli occhi di un Infante; a volte
racconta ciò che non riesce a capire fino in fondo, perché lui ha un cuore
privo di pregiudizi, non è ancora contaminato dai preconcetti. La sua voce però
è, al tempo stesso, anche, in un certo modo, adulta: un bambino costretto a
crescere troppo in fretta, in un ambiente insolito, ma nel quale riceve amore,
sia da Madame Rosa, sia dagli stravaganti personaggi che abitano nel loro
condominio e nei dintorni, affezionati sia a lui che alla vecchia signora.
I temi
trattati sono tanti, impegnativi ed importanti: l'amore, la solitudine, la
morte, la malattia, la solidarietà, la povertà, il razzismo, la prostituzione:
in poco più di 200 pagine un vortice di emozioni vi trasporterà nella periferia
parigina e, ad ogni pagina, vi meraviglierete di quanta verità riuscirete a
trovare.
Alla fine
della lettura, posso affermare di essermi immersa in una tenera storia di amore
familiare: un racconto di come l'amore non ha necessariamente bisogno di legami
di parentela, di come le storie d'amore nascono nei posti più improbabili e non
sono solo quelle passionali, ma anche quelle materne.
Il finale vi
farà commuovere... O forse piangere... Perché alla fine…
”NON SI PUÒ
VIVERE SENZA NESSUNO DA AMARE”
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 1975
pagine: 222
editore: Neri Pozza

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