mercoledì 17 giugno 2026

LA VITA DAVANTI A SE'

 




La vita davanti a sé - Romain Gary -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


“È SEMPRE NEGLI OCCHI CHE LA GENTE È PIÙ TRISTE”

Quasi mai mi soffermo sulla vita dello scrittore, quando parlo dei libri che ho letto, ma stavolta alcune parole le devo dire, perché in questo romanzo si sente tutta la sofferenza provata in una vita in cui le disuguaglianze sociali, religiose ed etniche sono state di ingente importanza: dalla deportazione in Russia, all'arrivo illegale in Francia, all’ostracismo nella carriera militare, perché ebreo.

Sicuramente un uomo di grande profondità, Romain Gary, ha saputo donare al mondo opere di valore letterario e morale, ma non ha saputo affrontare i demoni interiori che lo tormentavano, arrivando a togliersi la vita.

Il romanzo "La vita davanti a sé" racconta di un ragazzino, Mohammed, detto Momò, cresciuto da un ex prostituta ebrea, Madame Rosa, che accoglie i figli delle prostitute che, per legge, non possono tenerli con loro, in un condominio alla periferia di Parigi. Ma Momò è diverso, nessuno viene mai a trovarlo, non viene proposto per l'adozione, non si sa nulla del suo passato: tra lui e Madame Rosa c'è un legame speciale. Momò aiuta madame Rosa, che sta invecchiando ed è malata: le fa compagnia, si prende cura di lei; un piccolo uomo, che sente su di sé la responsabilità di accudire ciò che ha di più caro al mondo e la paura di rimanere da solo.

“DOVEVO AVERE, CHE SO OTTO, NOVE O DIECI ANNI E AVEVO UNA FIFA MATTA DI TROVARMI SENZA NESSUNO AL MONDO”

Madame Rosa, da parte sua, ama Momò come un figlio, ha paura di perderlo, tanto che non gli rivelerà la verità fino alla fine.

“ERAVAMO TUTTO QUELLO CHE AVEVAMO AL MONDO E ALMENO QUESTO LO AVEVAMO SALVATO”

Questo romanzo è molto coinvolgente, anche perché la narrazione è particolare, parla in prima persona proprio il piccolo Momò: l'esposizione è infantile, il linguaggio volutamente tipico di un bambino. Il resoconto dei fatti è spesso schietto, proprio come guardano il mondo gli occhi di un Infante; a volte racconta ciò che non riesce a capire fino in fondo, perché lui ha un cuore privo di pregiudizi, non è ancora contaminato dai preconcetti. La sua voce però è, al tempo stesso, anche, in un certo modo, adulta: un bambino costretto a crescere troppo in fretta, in un ambiente insolito, ma nel quale riceve amore, sia da Madame Rosa, sia dagli stravaganti personaggi che abitano nel loro condominio e nei dintorni, affezionati sia a lui che alla vecchia signora.

I temi trattati sono tanti, impegnativi ed importanti: l'amore, la solitudine, la morte, la malattia, la solidarietà, la povertà, il razzismo, la prostituzione: in poco più di 200 pagine un vortice di emozioni vi trasporterà nella periferia parigina e, ad ogni pagina, vi meraviglierete di quanta verità riuscirete a trovare.

Alla fine della lettura, posso affermare di essermi immersa in una tenera storia di amore familiare: un racconto di come l'amore non ha necessariamente bisogno di legami di parentela, di come le storie d'amore nascono nei posti più improbabili e non sono solo quelle passionali, ma anche quelle materne.

Il finale vi farà commuovere... O forse piangere... Perché alla fine…

”NON SI PUÒ VIVERE SENZA NESSUNO DA AMARE”


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1975

pagine: 222

editore: Neri Pozza

 


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