72 ore per morire – Fabio Rennani –
recensione a cura di Simonetta Locci
Ancora una volta l’autore supera sé stesso, portando il suo
protagonista, il commissario Claudio Innocenti, a confrontarsi con una storia
mozzafiato; eppure, credibile in maniera sorprendente. Il commissario si
ritrova suo malgrado — insieme alla sua famiglia — al centro di un intrigo
internazionale ambientato in una Roma vibrante e complessa, dove criminali
comuni e agenti dei servizi segreti si muovono in un equilibrio precario,
ostacolandosi a vicenda.
A rendere la narrazione particolarmente intensa è il destino
dell’ignara moglie di Innocenti, trascinata in un gioco più grande di lei
insieme all’ex marito e alla figlia.
La trama, molto ben congegnata, scorre fluida nonostante il
susseguirsi serrato di colpi di scena che spingono a voltare pagina senza
sosta. Il ritmo è incalzante, costruito su capitoli brevi ma densi, capaci di
bilanciare con stile e competenza azione ed emozione.
Uno dei meriti più evidenti è la capacità di mantenere alta
la tensione senza ricorrere alla violenza gratuita, un cliché fin troppo
diffuso nel genere.
Come negli altri volumi della serie, il romanzo si presta a
una lettura autonoma, pur accendendo l’inevitabile desiderio di approfondire
l’universo narrativo dell’autore.
In definitiva, un libro consigliato non solo agli amanti del
giallo e del thriller, ma a chiunque cerchi una storia contemporanea che non
perda mai di vista lo spessore umano. Un’opera avvincente, solida e di grande
impatto.
genere: thriller
anno di pubblicaione: 2026
pagine: 379
editore: Independently published

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