Io non ho paura - Nicolò Ammaniti -
recensione a cura di Francesca Tornabene
"I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri".
Questa citazione è il leitmotiv del mio ultimo viaggio letterario.
Erano anni che volevo andare ad Acqua Traverse, frazione di Lucignano, ma rimandavo ogni volta.
Guardavo il libro da lontano sullo scaffale e mi dicevo: "Poi, poi".
Alla fine è arrivato il momento.
Mi è bastato leggere le prime pagine per essere catapultata totalmente dall'orrore freddo della "tempesta del secolo" di King alla favola nera dell'estate più torrida del secolo filtrata dallo sguardo del piccolo Michele di 9 anni.
Ho vissuto un'avventura incredibile tra le colline dorate di un piccolo borgo rurale, immaginario, isolato, dimenticato dallo Stato, che nasconde nelle sue viscere un crimine atroce.
Quando Michele scopre il mistero, la narrazione si trasforma in un incubo diurno che mette in scena il crollo delle certezze infantili, lo scontro generazionale con i genitori, il trauma della crescita e l'oscurità dell'animo umano.
Attraverso una scrittura fatta di poche parole granitiche, cinematografiche e sensoriali, ho compiuto un salto generazionale che mi ha tenuta come sospesa, col cuore in gola, in un'altra dimensione fino alla fine.
Una storia che evoca lo spettro dei sequestri degli anni di piombo, affrontando i temi universali dell'amicizia, del tradimento e della paura.
Ma soprattutto, parla di coraggio, disobbedienza e di mostri: quelli immaginari ma soprattutto quelli veri, in carne ed ossa.
Ogni volta che guarderò un campo di grano o una casa abbandonata non potrò fare a meno di ripensare a quel borgo incantato e rivedrò Michele e Filippo.
La forza di questo viaggio sta proprio in questo legame clandestino che si crea tra due bambini il cui destino è legato in un mondo di adulti che hanno smesso di essere umani.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2011
pagine: 230
editore: Einaudi

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