Guarda le luci, amore mio - Annie Ernaux
«Se ci pensate bene non esiste uno spazio, pubblico o privato, in cui così tanti individui diversi interagiscano e si mescolino: per età, reddito, cultura, origine geografica ed etnica, aspetto. Nessuno spazio chiuso in cui tutti, decine di volte all'anno, si trovino a stretto contatto con i propri simili, dove tutti abbiano l'opportunità di intravedere come sono e come vivono gli altri».
Il libro di Annie Ernaux si presenta come un “diario di osservazione” che ha tenuto per un anno, tra novembre 2012 e ottobre 2013, in cui racconta le sue visite all'ipermercato Auchan di Cergy nel centro commerciale Les Trois-Fontaines nella regione di Parigi. L'ipermercato è visto come "un grande luogo di aggregazione umana, uno spettacolo", e come parte integrante della vita quotidiana delle persone. L'autrice parte quindi dal presupposto che esso sia fonte di emozioni e sensazioni. Questo spazio commerciale riveste anche "un'importanza [...] nel nostro rapporto con gli altri, nel nostro modo di 'formare la società'".
Vincitrice
del Premio Nobel per la Letteratura nel 2022, Annie Ernaux è una
figura di spicco della letteratura francese contemporanea. Da decenni
costruisce un corpus di opere autobiografiche impegnativo, socialmente radicato
e spesso politico, in cui analizza la sfera personale tanto quanto quella
collettiva.
Dalla
lettura del libro, possiamo dedurre che Annie Ernaux adotta implicitamente un
approccio di osservazione partecipante, descrive in particolare quando viene
riconosciuta, quando si sente a sua volta osservata, quando il suo carrello
della spesa viene scrutato e quando è pieno di champagne, formaggio biologico,
vino e marmellata inglese... perché il carrello della spesa riflette sia lo
stile che il tenore di vita.
Man
mano che si sfogliano le pagine, giorno dopo giorno, descrizioni quasi
geometriche delle corsie e dei loro diversi prodotti si intrecciano con
commenti sui modelli di consumo e sulla società dei consumi in generale, e con
dettagli estremamente precisi sul funzionamento tipico di un ipermercato.
Queste descrizioni e commenti rivelano la visione intransigente e critica
di Annie Ernaux sulla
società e sul suo funzionamento, in particolare nella sua aspra critica al modo
in cui il supermercato perpetua la disuguaglianza di genere e alla sua
posizione sui giocattoli per bambine, che riflettono il mondo delle loro madri.
Ernaux
valuta la misura in cui il sistema distributivo controlla le persone e ne
evidenzia "il ruolo nell'adattare gli individui a bassi redditi, nel
perpetuare la rassegnazione sociale".
Inoltre, Ernaux descrive le interazioni quotidiane
tra consumatori e dipendenti negli ipermercati. Questi incontri sono
superficiali. Si parla poco, si pongono semplici domande sui prodotti, senza
approfondire. Quando lo sguardo di Ernaux si posa su tutte le persone che
frequentano l'ipermercato, diventa meno critico; si percepisce quasi una
benevolenza verso tutti questi consumatori, di cui lei stessa fa parte.
L'autrice lamenta la scomparsa dei commessi e dei camerini, spazi ormai ridotti
all'essenziale e pieni di dispositivi antifurto. Sottolinea inoltre l'influenza
che gli ipermercati esercitano sugli individui (di per sé non nuova), ma anche
sulle modalità di vendita dei prodotti, dal momento in cui i clienti entrano
nel negozio fino al momento in cui ne escono. L'ipermercato, quindi, esercita
un doppio controllo: uno sulle persone, incoraggiandole a consumare di più, e
l'altro attraverso la sorveglianza dei prodotti in vendita. Allo stesso tempo è
in atto una logica di disumanizzazione, in particolare attraverso
l'introduzione di scanner che permettono ai clienti di registrare autonomamente
i propri acquisti. Questo nuovo stile di gestione contribuisce alla pianificata
scomparsa dei cassieri. Lamentandosi di questo nuovo modo di fare la spesa,
Annie Ernaux strappa la sua tessera Auchan. Tuttavia, leggendo, percepiamo
un'ambivalenza nei confronti del centro commerciale. Avvertiamo una sorta di
apprezzamento. L'autrice, infatti, evoca i vecchi supermercati come più
“umani”, il che porta a considerare una certa nostalgia, persino un
attaccamento da parte di Ernaux che riflettendo sulla sua esperienza: qualunque
sia l'opinione sul modo di consumare offerto dall'ipermercato, esso possiede, a
suo avviso, un certo fascino, legato alla vita collettiva che vi si svolge.
Dopo alcuni giorni di assenza, la scrittrice non nasconde la "strana
soddisfazione" che prova nel tornare al centro commerciale. Andarci è
vissuto come una ricompensa, una pura distrazione, per usare le sue parole,
dopo una giornata di lavoro (in questo caso, di scrittura).
Il libro non è un'indagine scientifica, né pretende di essere uno studio
sociologico, né ha la pretesa di esserlo. Gli elementi descritti richiamano
esperienze vissute, soprattutto per chi ha frequentato luoghi simili (rifiuti
lasciati nei carrelli della spesa da clienti precedenti, carrelli
malfunzionanti, ecc.). Inoltre, questo diario invita alla riflessione e alcuni
spunti meritano ulteriori approfondimenti, in particolare quando Annie Ernaux
sottolinea che "le istituzioni commerciali accorciano il futuro e
relegano nell'oblio il passato della settimana scorsa". Infine, il
libro potrebbe potenzialmente servire da punto di partenza per la ricerca in
ambito umanistico e nelle scienze sociali su questo tema.
Quanto
al titolo, si tratta semplicemente di una citazione dell'autrice, di una madre
che si rivolge alla figlia invitandola a guardare le luci di Natale nel centro
commerciale: "Guarda le luci, amore mio".
Ho
apprezzato che nelle mani di Ernaux, il centro commerciale cessi di essere un
luogo senz'anima e diventi uno specchio unidirezionale della nostra era
consumistica. Corsie, attese, figure anonime, tutto rivela le divisioni e le
routine che permeano le nostre vite. Concentrandosi su ciò che non vediamo più,
Ernaux ci costringe ad aprire gli occhi, non solo sui luoghi, ma anche su noi
stessi.
Altri
punti di forza sono secondo me:
L'originalità
sconcertante: non è né un romanzo, privo di trama e di personaggi, né un vero e
proprio saggio, poiché è privo di argomentazione strutturata; il testo sfida
ogni categorizzazione convenzionale. Assomiglia certamente a un diario, ma di
tipo atipico, focalizzato su un unico tema, esplorato con ostinazione quasi
clinica. Una forma ibrida sconcertante.
La
scrittura essenziale: nell'opera di Ernaux ogni parola ha un peso, ogni
silenzio conta. Si limita alla sostanza con un'economia di mezzi che rasenta
l'eleganza austera.
L’acuto
senso di osservazione: Ernaux coglie gesti, silenzi e le minime tensioni della
vita quotidiana con notevole precisione. Traccia micro-narrazioni catturate
nell'attimo fuggente, che delineano con delicatezza una precisa mappa sociale
della nostra società.
La
lettura femminista accorta: questo luogo, apparentemente ordinario,
estende la sfera domestica nello spazio pubblico. Tempio invisibile di carico
mentale, è ancora raramente osservato direttamente, soprattutto dalla
letteratura dominata da prospettive maschili, dove la realtà femminile rimane
troppo spesso relegata ai margini.
La
posizione pungente e critica: si irrita per l'artificio del linguaggio
commerciale, per quelle ingiunzioni mascherate, per quella cortesia meccanica
che a malapena cela il disprezzo sociale. Denuncia il modo in cui l'ipermercato
esercita un potere discreto ma costante: dirigendo i desideri e relegando i più
modesti in secondo piano. Eppure, sotto questa critica incisiva, emerge
un'ambivalenza. Una malinconia pervasiva pervade la sua scrittura, come se
sapesse che dietro le fredde luci al neon si cela anche una parte della sua
memoria.
Ho
però una riserva. Sappiamo che l'ipermercato obbedisce a una logica commerciale
intrisa della filosofia aggressiva dell'ultra liberalismo. Ma è necessario
sottolineare questo fenomeno? È necessario sovrapporre alla realtà dei prodotti
e degli atteggiamenti di consumo le intuizioni di una pensatrice che si impegna
in una riflessione accanto al carrello della spesa, come se fossimo incapaci di
discernere la realtà di una scelta economica, dove la frenetica
razionalizzazione dei compiti e l'imperativo di acquistare sono orchestrati,
celati dietro le trappole perniciose degli slogan più abbaglianti? È davvero
indispensabile che Annie Ernaux, pur denunciando con precisione gli stereotipi
di genere presenti nei giocattoli offerti ai bambini, specifichi che parteciperebbe,
insieme a Femen, a una vera e propria protesta nei supermercati per denunciare
questa piaga?
Si può comprendere la rabbia, ma non l'atteggiamento affettato e la posa di chi
indossa i panni dell'intellettuale e non resiste alla tentazione di una battuta
spiritosa per zittire una gentile cassiera. Alla povera donna che le offre
innocentemente una carta fedeltà – dopotutto è il suo lavoro – Ernaux ribatte:
"Non sono fedele a nessuno!". Non si tratta di un atto di resistenza,
o l'indignato rifiuto di una cittadina che non si lascia prendere in giro, ma
lei stessa spiega: "Semplicemente non volevo sottomettermi alla strategia
consumistica basata sugli incentivi praticata da tutti i grandi
supermercati". Evidente la risposta spocchiosa di chi non ha bisogno di
guardare agli sconti per il basso reddito, rappresentante di quella
rassegnazione sociale da lei tanto esecrata.
Genere – Narrativa
Anno di pubblicazione 2014
Pagine: 112
Editore: L'orma

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