Lacci – Domenico Starnone –
recensione a cura di Francesca Tornabene
In questo mio terzo viaggio all'interno della scrittura di
STARNONE, ho avuto modo di approfondire alcune dinamiche e nodi familiari
irrisolti legati all'abbandono, all'eredità del dolore, ai sensi di colpa e
alle trappole del ricatto morale.
Mi sono lasciata cullare dall'eleganza di una prosa asciutta
che ho ormai imparato ad amare e riconoscere.
Se in CONFIDENZA il fulcro era la paura dei segreti, in Il
VECCHIO AL MARE il tempo che scorre, LACCI si è rivelato il più spietato dei
tre viaggi.
E ciò in quanto smantella definitivamente l'illusione del
"torniamo insieme per il bene della famiglia", mostrando come a volte
questa non sia affatto la scelta migliore nè per i genitori, nè per i figli!
Durante la lettura non sono mancati i momenti in cui ho
avvertito la stretta di quei "lacci", percependo tutta la tossicità
di quei vincoli che continuano a stringere anche quando l'amore è svanito.
Ho apprezzato molto la struttura narrativa di questa opera
breve di 133 pagine.
La moglie, il marito e i figli sono le tre voci differenti
che, ricordando la costruzione di CONFIDENZA, sviscerano i non detti delle
relazioni e trasformano una convivenza forzata in una prigione quotidiana dove
nessuno è innocente, persino i figli!
Forse in questo quadro familiare l'unico a essere felice è
il gatto Labes. Il cui nome è un altro codice da decifrare, un'altra chiave di
lettura del testo.
"Dalla crisi di tanti anni fa abbiamo imparato entrambi
che per vivere insieme dobbiamo dirci molto meno di quanto taciamo".
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2014
pagine: 134
editore: Einaudi

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