giovedì 28 maggio 2026

L'ANIMA DEL MONDO

 




L’anima del mondo -  Alejandro Palomas

Recensione a cura di Miriam Donati


Otto Stephenson e Clea Ross entrano nello stesso giorno in una prestigiosa residenza di riposo per anziani benestanti.

Clea, novantenne, brillante musicista in gioventù, ha sacrificato la sua carriera per rimanere all'ombra del marito. Dotata di un vivace senso dell'umorismo, possiede un'ironia pungente, disinibita e affascinante quando vuole, ma spietata con tutto ciò che ritiene spregevole.

Otto, di età simile, è un uomo seducente che conserva il fascino e il glamour della giovinezza.

Si dividono le cure di una giovane badante, Ilona, ferita dalla vita, delusa, e soprattutto sola; nasconde un passato terribile nella sua Ungheria natale, segnata dal terrore sovietico. È una donna sballottata dal destino. A Barcellona ha incontrato Miguel. Oltre ad aver vissuto un grande amore, lui le ha insegnato il mestiere di liutaia. La loro felicità è stata interrotta dalla malattia della madre di Ilona che ha dovuto tornare a Budapest per assisterla e rimanervi a lungo.

La vita può essere molto noiosa per chi ha visto e vissuto molto e Otto con la sua aria scanzonata cerca di entrare nelle grazie della scontrosa Clea, che vuole solo godersi gli ultimi sprazzi della vita in pace, ma soprattutto in solitudine.

Otto però non demorde fino a quando giungono a uno strano accordo, un contratto redatto dalla stessa Clea che sancisce i termini della loro frequentazione. Un passaggio molto esilarante e ironico allo stesso tempo.

Clea, secondo me, è il personaggio più riuscito: è una donna molto testarda, persino scortese, che a volte sorprende con inaspettate manifestazioni d'amore o affetto. Spesso caustica, cinica, quasi sempre ironica, una vita sofferta alle spalle, scaglia degli affondi che centrano sempre l’obiettivo smascherando gli interlocutori. Impossibile con lei fingere o divagare.

Ilona trascorre le mattine con Clea, che si addolcisce gradualmente man mano condivide con lei frammenti della sua vita; allo stesso tempo, Ilona le rivela il suo passato e la sua storia. Sua madre è morta da poco, ma troppe sono le cose non dette, gli abbracci mancati, le carezze perdute per una ragazzina resa fragile e costretta a crescere troppo in fretta in un Paese dove ogni libertà è stata per sempre negata, soppressa.

Ilona dedica i pomeriggi a Otto, che, venuto a conoscenza della sua abilità di liutaia, le propone la costruzione di un violoncello da realizzare insieme e questo compito diventa la cosa più importante nella vita dell'anziano. Ilona ha altri interessi: ricostruire il suo rapporto con Miguel, ma accetta dedicandosi all’incarico con impegno. Queste ore contribuiscono a creare un rapporto unico tra loro. Ilona ascolta con cautela e rimane in silenzio di fronte alle storie raccontate, ma allo stesso tempo inizia a svelare il mistero con cui inizialmente le aveva accolte e, ironia della sorte, chi si prende cura degli altri diventa a sua volta accudita.

Clea e Otto iniziano a frequentarsi e nel mentre si raccontano, passo dopo passo si scambiano confidenze sempre più profonde, fino a toccare le corde più dolorose del loro vissuto. Un viaggio a ritroso nel tempo tra amori, delusioni, speranze, una porta aperta sulle loro anime tra momenti di sconforto e profonda malinconia.

Anche se entrambi sono molto presi da questa nuova amicizia non disdegnano battute taglienti infarcite da pura ironia, la verità può essere molto scomoda, lo sa molto bene Clea, lei non si cura più dell’etichetta e non cede a falsi moralismi, è intenzionata a vivere la vita che le resta con tutte le sue luci e le sue ombre.

Il puzzle che l'autore costruisce con la relazione tra questo triangolo di personaggi ha la musica come filo conduttore e rivela la biografia individuale di ognuno di loro. Tutti e tre sanno bene cosa significa vivere con i silenzi, il non detto, il non espresso, l'immaginato, il dato per scontato, le mezze verità, l'atteso, il negato.

Il romanzo offre un'immersione avvincente nella natura umana, nella sofferenza e nella felicità, nell'amore, nel dolore e nella perdita.

I personaggi sono ben delineati, con una complessità che permette una messa in scena credibile e profonda, drammatica e commovente. Le emozioni provate dai tre protagonisti sono descritte con dovizia di particolari e l'autore le porta in vita sulla pagina con delicatezza. Per tutto il romanzo, un intrigante intreccio di prospettive si snoda nella trama, ricreando i diversi punti di vista dei personaggi, in particolare di Clea e Otto.

La trama originale, sapientemente sviluppata dall'autore, il ritmo narrativo e i personaggi ben delineati rendono L'anima del mondo una lettura coinvolgente.  Palomas alterna con maestria voci, tempi e luoghi, e l'enorme peso emotivo della storia non gli impedisce di essere avvincente come qualsiasi altro romanzo realistico, utilizzando uno stile raffinato e lirico, capace di commuovere il lettore.

È un racconto emblematico ed emozionante, una dichiarazione d’amore per l’arte e la vita, Clea e Otto ci insegnano che nonostante il male di vivere, a questo mondo vale sempre la pena di tentare di trarre gioia dalla vita. Bisogna rivolgere lo sguardo in avanti, portando con sé non il peso del passato, ma il ricordo di cosa è stato, con la speranza nel cuore.

È un romanzo delicato, intriso di una particolare sensibilità, commovente in alcune pagine, straziante in altre. Il sentimento predominante è quello della solitudine, quel tipo di solitudine che accompagna le persone anche quando sono circondate da altri. Soprattutto è una storia piena di speranza, bella e vibrante, dove si intrecciano dolore, umorismo, amore, amicizia e la lotta per guarire le ferite del passato. Dove si riscoprono le seconde possibilità e la capacità di vivere anche quando si credeva che la felicità fosse impossibile.

L’autore ha reso omaggio agli anziani per la loro capacità di parlare della morte, della vecchiaia, insomma della fase finale senza ridurre la vita a un'eterna attesa, e che "condividere il dolore è come accordare il cuore" e permette all'anima di parlare, rimediando ai silenzi che incrinano i legami.

 

Genere Narrativa

Anno di pubblicazione 2011

pagine: 304

editore: Neri Pozza


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