L’anima del mondo - Alejandro Palomas
Recensione a cura di Miriam Donati
Otto Stephenson e Clea Ross entrano nello stesso giorno in una prestigiosa residenza di riposo per anziani benestanti.
Clea,
novantenne, brillante musicista in gioventù, ha sacrificato la sua carriera per
rimanere all'ombra del marito. Dotata di un vivace senso dell'umorismo,
possiede un'ironia pungente, disinibita e affascinante quando vuole, ma
spietata con tutto ciò che ritiene spregevole.
Otto,
di età simile, è un uomo seducente che conserva il fascino e il glamour della
giovinezza.
Si
dividono le cure di una giovane badante, Ilona, ferita dalla vita, delusa, e
soprattutto sola; nasconde un passato terribile nella sua Ungheria natale,
segnata dal terrore sovietico. È una donna sballottata dal destino. A
Barcellona ha incontrato Miguel. Oltre ad aver vissuto un grande amore, lui le
ha insegnato il mestiere di liutaia. La loro felicità è stata interrotta dalla
malattia della madre di Ilona che ha dovuto tornare a Budapest per assisterla e
rimanervi a lungo.
La
vita può essere molto noiosa per chi ha visto e vissuto molto
e Otto con la sua aria scanzonata cerca di entrare nelle grazie della
scontrosa Clea, che vuole solo godersi gli ultimi sprazzi della vita in
pace, ma soprattutto in solitudine.
Otto
però non demorde fino a quando giungono a uno strano accordo, un contratto
redatto dalla stessa Clea che sancisce i termini della loro
frequentazione. Un passaggio molto esilarante e ironico allo stesso tempo.
Clea,
secondo me, è il personaggio più riuscito: è una donna molto testarda, persino
scortese, che a volte sorprende con inaspettate manifestazioni d'amore o
affetto. Spesso caustica, cinica, quasi sempre ironica, una vita sofferta alle
spalle, scaglia degli affondi che centrano sempre l’obiettivo smascherando gli
interlocutori. Impossibile con lei fingere o divagare.
Ilona
trascorre le mattine con Clea, che si addolcisce gradualmente man mano
condivide con lei frammenti della sua vita; allo stesso tempo, Ilona le rivela
il suo passato e la sua storia. Sua madre è morta da poco, ma troppe sono
le cose non dette, gli abbracci mancati, le carezze perdute per una ragazzina
resa fragile e costretta a crescere troppo in fretta in un Paese dove ogni
libertà è stata per sempre negata, soppressa.
Ilona
dedica i pomeriggi a Otto, che, venuto a conoscenza della sua abilità di
liutaia, le propone la costruzione di un violoncello da realizzare insieme e
questo compito diventa la cosa più importante nella vita dell'anziano. Ilona ha
altri interessi: ricostruire il suo rapporto con Miguel, ma accetta dedicandosi
all’incarico con impegno. Queste ore contribuiscono a creare un rapporto unico
tra loro. Ilona ascolta con cautela e rimane in silenzio di fronte alle storie
raccontate, ma allo stesso tempo inizia a svelare il mistero con cui
inizialmente le aveva accolte e, ironia della sorte, chi si prende cura degli
altri diventa a sua volta accudita.
Clea
e Otto iniziano a frequentarsi e nel mentre si raccontano, passo dopo
passo si scambiano confidenze sempre più profonde, fino a toccare le corde più
dolorose del loro vissuto. Un viaggio a ritroso nel tempo tra amori, delusioni,
speranze, una porta aperta sulle loro anime tra momenti di sconforto e profonda
malinconia.
Anche
se entrambi sono molto presi da questa nuova amicizia non disdegnano
battute taglienti infarcite da pura ironia, la verità può essere molto scomoda,
lo sa molto bene Clea, lei non si cura più dell’etichetta e non cede a falsi
moralismi, è intenzionata a vivere la vita che le resta con tutte le sue
luci e le sue ombre.
Il
puzzle che l'autore costruisce con la relazione tra questo triangolo di
personaggi ha la musica come filo conduttore e rivela la biografia individuale
di ognuno di loro. Tutti e tre sanno bene cosa significa vivere con i silenzi,
il non detto, il non espresso, l'immaginato, il dato per scontato, le mezze
verità, l'atteso, il negato.
Il
romanzo offre un'immersione avvincente nella natura umana, nella sofferenza e
nella felicità, nell'amore, nel dolore e nella perdita.
I
personaggi sono ben delineati, con una complessità che permette una messa in
scena credibile e profonda, drammatica e commovente. Le emozioni provate dai
tre protagonisti sono descritte con dovizia di particolari e l'autore le porta
in vita sulla pagina con delicatezza. Per tutto il romanzo, un intrigante
intreccio di prospettive si snoda nella trama, ricreando i diversi punti di
vista dei personaggi, in particolare di Clea e Otto.
La
trama originale, sapientemente sviluppata dall'autore, il ritmo narrativo e i
personaggi ben delineati rendono L'anima del mondo una lettura
coinvolgente. Palomas alterna con
maestria voci, tempi e luoghi, e l'enorme peso emotivo della storia non gli
impedisce di essere avvincente come qualsiasi altro romanzo realistico,
utilizzando uno stile raffinato e lirico, capace di commuovere il lettore.
È
un racconto emblematico ed emozionante, una dichiarazione d’amore per l’arte e
la vita, Clea e Otto ci insegnano che nonostante il male di vivere, a
questo mondo vale sempre la pena di tentare di trarre gioia dalla vita. Bisogna
rivolgere lo sguardo in avanti, portando con sé non il peso del passato,
ma il ricordo di cosa è stato, con la speranza nel cuore.
È
un romanzo delicato, intriso di una particolare sensibilità, commovente in
alcune pagine, straziante in altre. Il sentimento predominante è quello
della solitudine, quel tipo di solitudine che accompagna le persone anche
quando sono circondate da altri. Soprattutto è una storia piena di speranza,
bella e vibrante, dove si intrecciano dolore, umorismo, amore, amicizia e la
lotta per guarire le ferite del passato. Dove si riscoprono le seconde
possibilità e la capacità di vivere anche quando si credeva che la felicità
fosse impossibile.
L’autore
ha reso omaggio agli anziani per la loro capacità di parlare della morte, della
vecchiaia, insomma della fase finale senza ridurre la vita a un'eterna attesa,
e che "condividere il dolore è come accordare il cuore" e
permette all'anima di parlare, rimediando ai silenzi che incrinano i legami.
Genere
Narrativa
Anno di pubblicazione 2011
pagine: 304
editore: Neri Pozza

Nessun commento:
Posta un commento