Dove cadono le comete - Vito Di Battista -
recensione a cura di Connie bandini
Nel romanzo di Vito di Battista – abruzzese, classe 1986 – ci sono un paese
affacciato sul mare, le palafitte dei trabocchi, una comunità stretta attorno
alle proprie abitudini e tre figure centrali, Olimpo, Anita ed Emma, che
attraversano la Seconda guerra mondiale portandone i segni.
Ma non c’è solo questo. La storia è, prima di tutto, una riflessione sulla
memoria e sulla necessità di raccontare. Raccontare come atto di resistenza al
tempo, come antidoto alla scomparsa, come tentativo di salvare ciò che la
Storia travolge. Le vicende individuali si intrecciano ai grandi eventi, ma non
vengono mai schiacciate da essi; al contrario, è la vita minuta di un paese a
diventare lente attraverso cui osservare la guerra, il dolore, le perdite e i
cambiamenti.
Sviluppandosi lungo un arco temporale ampio, che va dagli anni Trenta fino
ai Settanta, la vicenda segue il percorso di Olimpo, uomo mite e incline alla
scrittura, che riesce a sottrarsi al destino paterno grazie alla parola.
Accanto a lui c’è Anita, segnata nel corpo e nello sguardo da un incidente che
la rende diversa agli occhi degli altri, ma non meno desiderabile né meno viva.
E poi c’è Emma, figura marginale e insieme centrale, donna marchiata dal
giudizio collettivo, portatrice di una sofferenza silenziosa che trova spazio
solo nell’accudimento e nella dedizione.
La prosa dell’autore abruzzese ha un andamento fortemente orale, ritmato,
fatto di ripetizioni, incisi, ritorni. Il narratore sembra parlare al lettore
come farebbe una voce antica, che conosce già la fine delle storie ma sceglie
di raccontarle lo stesso. Questo stile restituisce l’anima del paese: una
comunità dove nulla accade davvero in solitudine e dove ogni destino è legato a
quello degli altri.
È un microcosmo attraversato da vivi e morti, da chi resta e da chi parte,
da colpe taciute e gesti di generosità improvvisa. La guerra, quando arriva,
non fa che rendere più evidente la fragilità di equilibri già precari, portando
alla luce ciò che era rimasto sepolto sotto la consuetudine.
Il romanzo riflette anche sul valore dell’immaginazione, che non va intesa
come fuga, ma come strumento per dare forma a ciò che non ha trovato spazio
nella realtà. Le storie scritte e raccontate diventano una promessa: quella che
nulla vada perduto del tutto.
genere: narrativa
anno di pubbòlicazione: 2025
pagine: 353
Editore: Feltrinelli

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