GlennKILL - Leonie Swann -
recensione a cura di Connie Bandini
Leonie
Swann – autrice nata in Germania e residente tra Berlino e l’Inghilterra –
scrive un giallo decisamente insolito, affidando il ruolo degli investigatori a
un gregge di pecore capaci di risultare ironiche, riconoscibili e davvero credibili
pur restando sempre, fino in fondo, pecore. George Glenn, il pastore del
villaggio irlandese di Glennkill, viene trovato morto nei prati, ucciso da una
vanga conficcata nel corpo. Mentre gli abitanti del luogo si chiudono in
silenzi ambigui e comportamenti sospetti, il gregge comprende immediatamente
che dietro quella morte si nasconde un delitto e decide di cercare il
colpevole.
A
guidare le indagini è Miss Maple, la più intelligente del gruppo, attenta
osservatrice del comportamento umano. Accanto a lei si muovono personaggi
indimenticabili come Othello, montone nero dal passato movimentato, e Mopple
the Whale, dominato dall’appetito ma dotato di una memoria eccezionale. Ogni
animale possiede carattere, manie, paure e abitudini precise. L’autrice riesce
così a creare un universo coerente, costruito secondo una mentalità realmente
ovina, fatta di odori, pascoli, istinti e interpretazioni del mondo filtrate
attraverso una sensibilità completamente diversa da quella umana.
Proprio
questa distanza tra uomini e pecore alimenta gran parte della comicità del
romanzo. Gli esseri umani appaiono al gregge creature difficili da decifrare,
schiacciate da desideri, segreti e dinamiche incomprensibili. Le pecore cercano
quindi di interpretare ciò che vedono usando categorie proprie, spesso
arrivando a conclusioni ingenue ma acute. Da ciò nasce uno sguardo originale e
straniato sul comportamento umano, che permette al romanzo di raccontare il
mondo da una prospettiva del tutto peculiare.
Le
pecore discutono di morte, anima, paura e natura umana, elaborando riflessioni
che restano sempre legate alla loro condizione animale. Swann evita infatti di
trasformarle in simboli morali o allegorie sociali, alla maniera di Orwell. Gli
ovini rimangono creature concrete, lanose, impaurite, attratte dal cibo e
guidate dall’olfatto. Ed è proprio questa autenticità a renderle vive. In
diversi momenti, quindi, il mistero legato alla morte del pastore passa quasi
in secondo piano rispetto alla costruzione della comunità del gregge, che
diventa uno strumento attraverso cui l’autrice riflette sui legami collettivi,
sull’osservazione reciproca e sulla difficoltà di comprendersi davvero.
genere: thriller
anno di pubblicazione: 2026
pagine: 416
editore: La nave di Teseo

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