giovedì 22 ottobre 2026

GLENNKILL

 





GlennKILL - Leonie Swann - 

recensione a cura di Connie Bandini


Leonie Swann – autrice nata in Germania e residente tra Berlino e l’Inghilterra – scrive un giallo decisamente insolito, affidando il ruolo degli investigatori a un gregge di pecore capaci di risultare ironiche, riconoscibili e davvero credibili pur restando sempre, fino in fondo, pecore. George Glenn, il pastore del villaggio irlandese di Glennkill, viene trovato morto nei prati, ucciso da una vanga conficcata nel corpo. Mentre gli abitanti del luogo si chiudono in silenzi ambigui e comportamenti sospetti, il gregge comprende immediatamente che dietro quella morte si nasconde un delitto e decide di cercare il colpevole.

A guidare le indagini è Miss Maple, la più intelligente del gruppo, attenta osservatrice del comportamento umano. Accanto a lei si muovono personaggi indimenticabili come Othello, montone nero dal passato movimentato, e Mopple the Whale, dominato dall’appetito ma dotato di una memoria eccezionale. Ogni animale possiede carattere, manie, paure e abitudini precise. L’autrice riesce così a creare un universo coerente, costruito secondo una mentalità realmente ovina, fatta di odori, pascoli, istinti e interpretazioni del mondo filtrate attraverso una sensibilità completamente diversa da quella umana.

Proprio questa distanza tra uomini e pecore alimenta gran parte della comicità del romanzo. Gli esseri umani appaiono al gregge creature difficili da decifrare, schiacciate da desideri, segreti e dinamiche incomprensibili. Le pecore cercano quindi di interpretare ciò che vedono usando categorie proprie, spesso arrivando a conclusioni ingenue ma acute. Da ciò nasce uno sguardo originale e straniato sul comportamento umano, che permette al romanzo di raccontare il mondo da una prospettiva del tutto peculiare.

Le pecore discutono di morte, anima, paura e natura umana, elaborando riflessioni che restano sempre legate alla loro condizione animale. Swann evita infatti di trasformarle in simboli morali o allegorie sociali, alla maniera di Orwell. Gli ovini rimangono creature concrete, lanose, impaurite, attratte dal cibo e guidate dall’olfatto. Ed è proprio questa autenticità a renderle vive. In diversi momenti, quindi, il mistero legato alla morte del pastore passa quasi in secondo piano rispetto alla costruzione della comunità del gregge, che diventa uno strumento attraverso cui l’autrice riflette sui legami collettivi, sull’osservazione reciproca e sulla difficoltà di comprendersi davvero.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 416

editore: La nave di Teseo


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