Fiore di roccia - Ilaria
Tuti -
recensione a cura di Lilli Luini
Siamo nella Carnia, precisamente a Timau, ed è il 1915, vale
a dire agli inizi della Prima Guerra Mondiale. La gente da quelle parti è
sempre stata povera, ma adesso è poverissima, sopravvive a brodo e patate.
Appena sopra di loro si combatte, ma quelle montagne sono impervie e far
arrivare gli approvvigionamenti, sia per mangiare che per combattere, è
estremamente difficile.
Un gruppo di donne si assume l’impegno. Con gerle
pesantissime sulle spalle e ai piedi le scarpets, le tradizionali pantofole di
stoffa e velluto cucite a mano, si inerpicano su per sentieri proibitivi
perché, come dice una di loro, “altrimenti quei poveretti muoiono anche di
fame”. Sono le cosiddette “Portatrici”, così venivano chiamate, e la Storia le
ha dimenticate.
Una sola di loro, Maria Plotzer Mentil, uccisa da un
cecchino nel 1916, è stata insignita nel 1997 con la Medaglio d’Oro al Valor
Militare. Una per onorarle tutte, ma prima di questo libro ben pochi in Italia
sapevano della loro vicenda.
Il grande merito di Ilaria Tuti è di avercele fatte
conoscere, in forma romanzata ma con precisi riferimenti storici, dando il
compito di voce narrante alla giovane Agata Primau, personaggio di fantasia che
ci porta con sé a conoscere quelle donne, gli ufficiali, i soldati e pure il
nemico.
Orfana di una madre che amava i libri, custode di un padre
malato terminale, ormai assente da questa vita, ad Agata era rimasto poco e
quel poco glielo ha portato via la guerra.
“Riempiamo le nostre gerle
fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo
gli antichi sentieri della fienagione. Risaliamo per ore, nella neve che arriva
fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. Il nemico, con i suoi cecchini
– diavoli bianchi, li chiamano – ci tiene sotto tiro. Ma noi cantiamo e
preghiamo, mentre ci arrampichiamo con gli scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo
agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i
“fiori di roccia”.”
L’insensatezza della guerra esce da ogni pagina. Lo sappiamo, ma leggerne ci rafforza nella convinzione e ci opprime nella nostra impotenza. Ma la figura di queste donne esce gigantesca, eroine senza volerlo né saperlo. Agata, in quel bivacco sui monti, fa amicizia con due uomini di valore, il capitano Colman e il dottor Janes ma si sentirà, pur così giovane, protettrice di tutti quei ragazzi.
È una storia da conoscere,
questa, e Ilaria Tuti la scrive con una lingua quasi lirica, che fa da
contraltare alla crudezza di quel che narra, corpi dilaniati, giovani vite
spazzate via, padri disperati che vanno a raccogliere ciò che resta dei propri
figli.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2020
pagine: 320
editore: Longanesi

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