mercoledì 22 luglio 2026

SONO MIA

 




Sono mia - Ritanna Armeni -

recensione a cura di Connie Bandini


Ritanna Armeni, all’interno del progetto Rizzoli dedicato ai Dieci comandamenti, si occupa del nono e costruisce un romanzo breve ma disturbante, capace di raccontare come un sentimento apparentemente limpido possa deformarsi lentamente fino a diventare controllo, paura e annullamento dell’altro. Al centro della storia ci sono Francesca e Tommaso, due ragazzi che si incontrano in una Roma giovane e quotidiana fatta di aperitivi a Trastevere, passeggiate lungo il Tevere, università, chat notturne e piccoli gesti d’intimità. Lei studia Economia, è curiosa del mondo, pronta a partire per un Erasmus che rappresenta apertura e possibilità. Lui è timido, fragile, romantico nei modi, segnato da insicurezze profonde che inizialmente sembrano soltanto bisogno d’amore.

Armeni è molto abile nel mostrare la gradualità della trasformazione. Nulla, all’inizio, appare esplicitamente violento. Tommaso accompagna Francesca a casa, si preoccupa per lei, desidera starle vicino. Ma proprio dentro quei comportamenti considerati normali si insinuano lentamente il bisogno di controllo, la gelosia, la convinzione che amare significhi possedere. Quando Francesca si allontana per l’Erasmus, il fragile equilibrio della coppia si incrina definitivamente e il sentimento di Tommaso rivela il suo volto più oscuro.

Il romanzo è efficace soprattutto perché evita il sensazionalismo. Armeni non costruisce un mostro immediatamente riconoscibile, ma un ragazzo comune, immerso in dinamiche affettive che la società tende spesso a giustificare o romanticizzare. È proprio questa normalità a rendere il libro inquietante. La gelosia si traveste da premura, l’ossessione da dedizione, il controllo da prova d’amore. Francesca comprende progressivamente che, nella visione di Tommaso, lei non può davvero appartenere a se stessa.

Il titolo racchiude il cuore del romanzo. Sono mia diventa infatti un’affermazione identitaria e politica insieme: il rifiuto dell’idea che l’amore implichi proprietà. Il punto non è il desiderio in sé, ma la cultura del possesso che, storicamente, ha trasformato la donna in qualcosa “di qualcuno”.

Più che a un semplice romanzo sull’amore tossico, Armeni dà vita a una riflessione lucida sulla difficoltà di riconoscere i confini tra cura e dominio, tra presenza e controllo; racconta con precisione il momento in cui una relazione smette di essere uno spazio di libertà e diventa una prigione emotiva. E lo fa ricordando una verità tanto semplice quanto sacrosanta: amare qualcuno non significa mai possederlo.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2026

pagine:128

editore: Rizzoli

 


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