Sono mia - Ritanna Armeni -
recensione a cura di Connie Bandini
Ritanna
Armeni, all’interno del progetto Rizzoli dedicato ai Dieci comandamenti, si
occupa del nono e costruisce un romanzo breve ma disturbante, capace di
raccontare come un sentimento apparentemente limpido possa deformarsi
lentamente fino a diventare controllo, paura e annullamento dell’altro. Al
centro della storia ci sono Francesca e Tommaso, due ragazzi che si incontrano
in una Roma giovane e quotidiana fatta di aperitivi a Trastevere, passeggiate
lungo il Tevere, università, chat notturne e piccoli gesti d’intimità. Lei
studia Economia, è curiosa del mondo, pronta a partire per un Erasmus che
rappresenta apertura e possibilità. Lui è timido, fragile, romantico nei modi,
segnato da insicurezze profonde che inizialmente sembrano soltanto bisogno
d’amore.
Armeni
è molto abile nel mostrare la gradualità della trasformazione. Nulla,
all’inizio, appare esplicitamente violento. Tommaso accompagna Francesca a
casa, si preoccupa per lei, desidera starle vicino. Ma proprio dentro quei
comportamenti considerati normali si insinuano lentamente il bisogno di
controllo, la gelosia, la convinzione che amare significhi possedere. Quando
Francesca si allontana per l’Erasmus, il fragile equilibrio della coppia si
incrina definitivamente e il sentimento di Tommaso rivela il suo volto più
oscuro.
Il
romanzo è efficace soprattutto perché evita il sensazionalismo. Armeni non
costruisce un mostro immediatamente riconoscibile, ma un ragazzo comune,
immerso in dinamiche affettive che la società tende spesso a giustificare o
romanticizzare. È proprio questa normalità a rendere il libro inquietante. La
gelosia si traveste da premura, l’ossessione da dedizione, il controllo da
prova d’amore. Francesca comprende progressivamente che, nella visione di
Tommaso, lei non può davvero appartenere a se stessa.
Il
titolo racchiude il cuore del romanzo. Sono mia diventa infatti
un’affermazione identitaria e politica insieme: il rifiuto dell’idea che
l’amore implichi proprietà. Il punto non è il desiderio in sé, ma la cultura
del possesso che, storicamente, ha trasformato la donna in qualcosa “di
qualcuno”.
Più
che a un semplice romanzo sull’amore tossico, Armeni dà vita a una riflessione
lucida sulla difficoltà di riconoscere i confini tra cura e dominio, tra
presenza e controllo; racconta con precisione il momento in cui una relazione
smette di essere uno spazio di libertà e diventa una prigione emotiva. E lo fa
ricordando una verità tanto semplice quanto sacrosanta: amare qualcuno non
significa mai possederlo.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2026
pagine:128
editore: Rizzoli

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