Revival - Stephen King -
recensione a cura di Francesca Tornabene
"La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni...e illuminata da luci elettriche".
Questa frase riassume Revival: un viaggio lungo oltre cinquant'anni, in cui la rinascita si rivela una maledizione più che una guarigione.
Ho divorato queste 470 pagine cupe e pervase da un nichilismo assoluto, senza sosta, risucchiata in una caduta libera senza fine tra riferimenti alla Bibbia, a Frankenstein e al Necronomicon.
Dopo l'impatto visivo de La tempesta del secolo, non mi aspettavo un evento atmosferico ancora più cinematografico: il colossale cataclisma di fulmini che fa da catalizzatore al dramma.
Jamie incontra il reverendo Jacobs a soli sei anni.
L'ombra di questo legame lo incatenerà per sempre alla sfrenata brama di conoscenza dell'uomo, specialmente nei momenti più bui della propria deriva e della dipendenza.
All'armonia iniziale subentra la tragica conseguenza di un devastante lutto familiare.
Questo trauma distrugge la fede del reverendo e ne genera l'ossessione, culminando nella "terribile predica": un momento desolante e privo di consolazione.
Il segreto dell'energia elettrica ammalia fin dalle prime pagine, lasciando poi spazio ai misteri che avvolgono le guarigioni dei fedeli, segnate da inquietanti effetti collaterali.
Dopo una parte centrale volutamente più lenta, la dilatazione del tempo cede il passo a un climax spietato.
Un mondo privo di salvezza. L'immagine rassicurante del paradiso viene spazzata via da un ultimo inganno: ci si perde così in visioni prismatiche oltre la morte, in lande deserte dominate da mostri cosmici.
È il trionfo dell'orrore metafisico su quello umano: è come se si spegnessero tutte le luci, lasciando addosso una desolazione assoluta.
genere: thriller
anno di pubblicazione: 2017
pagine: 469
editore: Sperling & Kupfer

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