Vicolo Cannery – John Steinbeck -
recensione a cura di Alice Bassoli
La vicenda è ambientata a Cannery Row, una strada realmente
esistente nella cittadina di Monterey, in California, dove si concentrano le
fabbriche di sardine. Qui vive una comunità eterogenea composta da pescatori,
vagabondi, prostitute, operai e personaggi eccentrici, accomunati dalla
precarietà economica ma anche da un forte senso di solidarietà.
Tra i protagonisti spicca Doc, biologo marino colto e
generoso, stimato da tutti gli abitanti del quartiere. Attorno a lui ruotano
Mack e il suo gruppo di amici, uomini senza un lavoro stabile che vivono di
espedienti ma possiedono un’innata bontà d’animo. Convinti che Doc meriti un
gesto di riconoscenza per tutto ciò che fa per gli altri, decidono di
organizzargli una festa. Tuttavia, la loro goffaggine trasforma il primo
tentativo in un disastro. Determinati a rimediare, preparano una seconda festa
che questa volta riuscirà a celebrare l’amicizia e il valore della comunità.
Con Vicolo Cannery, Steinbeck costruisce un mosaico di
episodi, ritratti e piccoli eventi quotidiani in cui ad essere protagonista è
l’intera comunità che abita quella strada affacciata sull’oceano.
Steinbeck affronta temi profondi come la povertà, la
solitudine, l’amicizia. I suoi protagonisti sono individui che la società
considera falliti, ma che lo scrittore osserva senza alcun giudizio morale,
restituendo loro una straordinaria umanità.
Uno degli aspetti più affascinanti del libro è la capacità
di trasformare persone apparentemente insignificanti in figure memorabili. Mack
e i suoi amici conquistano il lettore grazie alla loro ingenuità e al desiderio
sincero di fare del bene.
La sua scrittura alterna momenti poetici a dialoghi vivaci,
riuscendo a raccontare la realtà con uno sguardo al tempo stesso realistico e
pieno di compassione. Le descrizioni di Cannery Row contribuiscono a rendere il
luogo un personaggio vivo, fatto di odori, rumori e volti che restano impressi
nella memoria.
È un libro che invita a rallentare, ad ascoltare le storie
degli ultimi e a riscoprire il valore delle relazioni umane.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 1945
pagine: 256
editore: Bompiani

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