mercoledì 6 maggio 2026

TRILOGIA DI NEW YORK

 




Trilogia di New York - Paul Auster -

recensione a cura di Elisa Caccavale


Tre storie apparentemente indipendenti si intrecciano nella New York contemporanea, dando vita a un labirinto di identità, coincidenze e misteri. Un uomo riceve una telefonata destinata a un detective e decide di sostituirsi a lui, dando inizio a un’indagine che lo porterà a smarrire se stesso. Un altro si ritrova coinvolto in un gioco ambiguo tra osservazione e controllo, mentre una terza vicenda ruota attorno alla scomparsa di uno scrittore e a un misterioso taccuino. Tra detective improvvisati, scrittori e identità sfuggenti, realtà e finzione si confondono fino a diventare indistinguibili.

Trilogia di New York di Paul Auster è un’opera che lascia il lettore sospeso in un continuo stato di interrogazione. Più che offrire risposte, il libro apre domande: cosa è davvero accaduto? Chi è il vero scrittore? Chi è lo “scrivente” dentro il racconto? Cosa conteneva davvero il taccuino di Fanshawe? Sono interrogativi che rimangono irrisolti e che costituiscono il cuore stesso dell’opera.

Ciò che colpisce maggiormente è il progressivo scivolare della narrazione verso una dimensione quasi folle. I personaggi sembrano muoversi all’interno di una spirale di ossessioni e decisioni minime ma determinanti, che li conducono lentamente verso una perdita di controllo. È una follia “lucida”, costruita attraverso piccoli dettagli e scelte apparentemente insignificanti, ma che nel complesso generano un senso di inevitabilità.

Auster riesce a creare un’atmosfera inquietante, in cui il confine tra realtà e finzione si fa sempre più labile. La percezione del lettore è quella di trovarsi davanti a un “gioco” narrativo complesso, quasi un baccanale di identità e punti di vista, dove tutto sembra possibile ma nulla è davvero certo. Questa costruzione rafforza il tema centrale dell’opera: l’impossibilità di conoscere una verità definitiva.

Uno degli aspetti più interessanti è proprio questa continua ambiguità. Il romanzo mette in discussione la figura dell’autore, del narratore e del personaggio, creando un intreccio in cui i ruoli si sovrappongono e si confondono. In questo senso, richiama alcune riflessioni pirandelliane sull’identità e sulla molteplicità dell’io.

Tuttavia, questa stessa complessità rappresenta anche un limite. La mancanza di chiarezza nello sviluppo e nella conclusione delle trame può risultare frustrante. Le domande si accumulano senza trovare risposta e il lettore rischia di perdere il filo delle vicende; chi si avvicina a questo libro deve farlo pronto ad accettare una perdita di senso in chiave postmodernista, essere pronto alla quasi totale mancanza di una trama, e a concentrarsi sui simboli, connessioni e suggestioni che ogni lettore può trovare nel testo e dentro di sé.

In conclusione, Trilogia di New York è un libro affascinante e stimolante, ma anche complesso e talvolta disorientante. Un’opera che colpisce più per le domande che solleva che per le risposte che offre, e che lascia il lettore con la sensazione di aver attraversato un labirinto senza averne trovato davvero l’uscita.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1985/87

pagine: 316

editore: Einaudi

 


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