Le esiliate – Christina Baker Kline –
recensione a cura di Lilli Luini
C’è una macchia nel passato
dell’Inghilterra. Nell’800 molte donne ritenute responsabili di un crimine
venivano deportate in quella che oggi è la Tasmania e lì costrette a vivere in
circostanze indegne di un paese civile. Erano sempre donne nate da famiglie
poverissime, ragazze orfane mandate a servizio, figlie non desiderate.
L’autrice ha il merito di aver
scavato nella Storia, con una ricerca lunga e approfondita, riportando la
vicenda alla luce attraverso la forma di un romanzo che coinvolge e appassiona
il lettore.
Evangeline, la prima delle
protagoniste, è l’ingenua figlia di un parroco che, dopo la morte dei genitori,
va a servizio in una famiglia aristocratica dove è preda facile del signorino
di casa. Quando resta incinta, viene accusata di aver rubato un anello, viene
imprigionata e condannata alla deportazione. In prigione, conosce Olive, pure
lei incinta. Intuendone l’ingenuità, costei la prende sotto la sua ala. Sulla
nave che le porterà via per sempre dal loro mondo, trovano Hazel, sedici anni,
condannata alla deportazione per aver rubato, costretta dalla madre, un
cucchiaino d’argento.
Il racconto del viaggio +
drammatico, con le donne e i loro figli stipate nella promiscuità e nella
sporcizia, sempre in guardia per difendersi dai marinai rozzi e violenti. La
navigazione dura mesi e all’arrivo si ritrovano in un luogo dove vige il sopruso.
La crudeltà arriva al punto di separarle dai loro figli, a loro volta rinchiusi
in un orfanatrofio dove la vita non vale nulla e la morte è di casa.
In questo girone infernale, che
allora si chiamava Terra di Van Diemen, incontriamo un’altra macchia del
passato inglese impersonata da Mathinna, una bambina aborigena che il
governatore Franklin e la moglie prendono in casa come “esperimento sociale”. La
strappano cioè a quel poco che è rimasto del suo mondo per esibire alla loro
corte di amici la loro capacità di istruirla e civilizzarla. Ho scoperto, dopo
la fine della lettura, che quella di Mathinna non è un parto della fantasia
dell’autrice. Purtroppo, la sua storia è vera e il ritratto con l’abitino
rosso, che la moglie del governatore commissiona a un pittore, esiste davvero.
L’ho trovato sul web e guardare
negli occhi consapevoli di quella bambina non è stato facile.
In fondo al tunnel, e al libro,
l’autrice decide di far soffiare un vento di speranza: la pratica delle
deportazioni viene abbandonata e per Ruby, nata sulla nave maledetta, c’è una
vita completamente diversa. Ritengo giusta la scelta così come è giusta quella
di lasciare invece amaro il finale della storia di Mathinna. Perché per il suo
popolo era tardi, tardi per tutto.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2022
pagine: 384
editore: Herper Collins

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