giovedì 7 maggio 2026

LE ESILIATE

 




Le esiliate – Christina Baker Kline –

recensione a cura di Lilli Luini

 

C’è una macchia nel passato dell’Inghilterra. Nell’800 molte donne ritenute responsabili di un crimine venivano deportate in quella che oggi è la Tasmania e lì costrette a vivere in circostanze indegne di un paese civile. Erano sempre donne nate da famiglie poverissime, ragazze orfane mandate a servizio, figlie non desiderate.

L’autrice ha il merito di aver scavato nella Storia, con una ricerca lunga e approfondita, riportando la vicenda alla luce attraverso la forma di un romanzo che coinvolge e appassiona il lettore.

Evangeline, la prima delle protagoniste, è l’ingenua figlia di un parroco che, dopo la morte dei genitori, va a servizio in una famiglia aristocratica dove è preda facile del signorino di casa. Quando resta incinta, viene accusata di aver rubato un anello, viene imprigionata e condannata alla deportazione. In prigione, conosce Olive, pure lei incinta. Intuendone l’ingenuità, costei la prende sotto la sua ala. Sulla nave che le porterà via per sempre dal loro mondo, trovano Hazel, sedici anni, condannata alla deportazione per aver rubato, costretta dalla madre, un cucchiaino d’argento.

Il racconto del viaggio + drammatico, con le donne e i loro figli stipate nella promiscuità e nella sporcizia, sempre in guardia per difendersi dai marinai rozzi e violenti. La navigazione dura mesi e all’arrivo si ritrovano in un luogo dove vige il sopruso. La crudeltà arriva al punto di separarle dai loro figli, a loro volta rinchiusi in un orfanatrofio dove la vita non vale nulla e la morte è di casa.

In questo girone infernale, che allora si chiamava Terra di Van Diemen, incontriamo un’altra macchia del passato inglese impersonata da Mathinna, una bambina aborigena che il governatore Franklin e la moglie prendono in casa come “esperimento sociale”. La strappano cioè a quel poco che è rimasto del suo mondo per esibire alla loro corte di amici la loro capacità di istruirla e civilizzarla. Ho scoperto, dopo la fine della lettura, che quella di Mathinna non è un parto della fantasia dell’autrice. Purtroppo, la sua storia è vera e il ritratto con l’abitino rosso, che la moglie del governatore commissiona a un pittore, esiste davvero.

L’ho trovato sul web e guardare negli occhi consapevoli di quella bambina non è stato facile.

In fondo al tunnel, e al libro, l’autrice decide di far soffiare un vento di speranza: la pratica delle deportazioni viene abbandonata e per Ruby, nata sulla nave maledetta, c’è una vita completamente diversa. Ritengo giusta la scelta così come è giusta quella di lasciare invece amaro il finale della storia di Mathinna. Perché per il suo popolo era tardi, tardi per tutto.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2022

pagine: 384

editore: Herper Collins

 


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