L'educatore - Antonio Lanzetta –
recensione a cura di Stefania Calà
A distanza di vent'anni, Fausto De Santis, ora vice questore
di Salerno, si trova a investigare (di nuovo) sul caso del serial killer noto
come "l'Educatore", ormai deceduto. A fargli da spalla è l'ispettore
Lanzara, amico e fedele collega, che di Fausto conosce anche le motivazioni più
intime che lo collegano, suo malgrado, agli eventi accaduti molti anni prima.
Nuovi omicidi, nuove piste da seguire ma vecchi dolori si
affacciano alla vita del protagonista.
Lanzetta è bravo ed è preparato (si vede), dosa dialoghi e
descrizioni, intavola una storia inquietante e interessante, fatta di azione e
riflessioni. Conosce le tecniche investigative e le utilizza con una certa
maestria. Molto buoni i dialoghi, disinvolti e realistici, forse la parte
migliore del romanzo.
Però, in generale, le mie personali aspettative non sono
state soddisfatte.
Intanto è un thriller poliziesco, ne ha tutte le
caratteristiche, mentre io ero convinta che avrei letto un noir. Ma non è stato
questo il motivo per cui non sono riuscita ad apprezzarlo completamente. La
lettura di questo romanzo non è stata del tutto scorrevole. E non punto il dito
sugli errori (qualche refuso e alcuni tecnicismi di polizia) che, tutto
sommato, non disturbano e possono anche passare inosservati a chi non è
addentrato nella materia. Mi riferisco, piuttosto, a quello stile narrativo ricco
di dettagli che inizialmente mi aveva conquistata e che, invece, proseguendo
nella lettura, mi è risultato pesante: da ricercato e sofisticato si è
trasformato in ridondante e artificioso. Troppi aggettivi, troppe descrizioni
sulle sensazioni provate dal protagonista, troppe ripetizioni. Ho rimpianto lo
"show don't tell" di certi autori, quella capacità di lasciare che
sia il lettore a immaginare cosa provano i personaggi semplicemente descrivendo
ciò che fanno. La scrittura "densa" di Lanzetta, invece, non mi ha
lasciato quello spazio in cui si inserisce la naturale curiosità di chi legge.
Infine, la storia, sebbene ben costruita (grazie anche
all'alternanza passato/presente) a un certo punto diventa confusa, e ho
faticato a cogliere alcuni collegamenti tra i vari crimini.
Buon libro, bravo autore, ma talvolta "less is
more".
Voto 6,5/10
Cit. "Il dolore è la parte migliore di me. Serve a
ricordarmi tutto ciò che ho perso."
Cit. "E credo che tutti, in fondo, abbiamo smarrito
qualcosa. Alcuni hanno perso una persona, altri il coraggio, e altri ancora sé
stessi, forse l'anima. Ma il peggio è quando non sai nemmeno più cosa hai
smarrito."

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