La vecchia - Georges Simenon -
recensione a cura di Alice Bassoli
Simenon dimostra con estrema chiarezza la sua capacità di scavare nella materia umana più opaca e ambigua, senza bisogno di grandi eventi o di una trama spettacolare. La storia si svolge in un piccolo ambiente domestico, dove una donna anziana vive insieme a una coppia più giovane, in una convivenza che fin da subito appare tesa, carica di sottintesi e di piccoli attriti quotidiani. La vecchia del titolo è una figura apparentemente fragile, marginale, quasi fastidiosa nella sua presenza costante e silenziosa. Eppure, pagina dopo pagina, la sua figura si carica di un peso sempre maggiore, come se dietro quella vecchiaia si nascondesse qualcosa di non detto.
L’equilibrio tra i tre è precario. I gesti quotidiani, le
parole dette a metà, gli sguardi evitati costruiscono una tensione sottile ma
persistente. Simenon lavora per sottrazione, lascia cioè che siano i dettagli a
parlare.
La trama si sviluppa lentamente, non c’è un vero punto di
svolta improvviso, ma una progressiva trasformazione dell’atmosfera. Ciò che
all’inizio sembra solo una convivenza difficile si trasforma in qualcosa di più
oscuro, dove il sospetto si insinua e modifica la percezione dei personaggi. La
vecchia, da presenza passiva, diventa quindi il centro di tensione.
Lo stile è essenziale, asciutto, privo di orpelli. È proprio
questa economia di mezzi a rendere il romanzo efficace.
Senza entrare nel finale, si può dire che la tensione
costruita lungo tutto il romanzo trova una sua risoluzione coerente, ma non
rassicurante. Non ci sarà infatti un finale consolatorio. Rimane piuttosto una
sensazione di inquietudine, come se qualcosa continuasse a sfuggire anche dopo
aver terminato la lettura dell’ultima pagina.
genere: giallo
anno di pubblicazione: 1959
pagine: 167
editore: Adelphi

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