Che pacchia ragazzi! Storie
dis-umane – Carmelo Pecora -
Recensione a cura di Dario Brunetti
Che pacchia ragazzi! Storie dis-umane è un’opera
realizzata nel 2021 da Carmelo Pecora, scrittore ennese di nascita e forlivese
d’adozione ed ex Ispettore Capo della Polizia Scientifica preso la Questura di
Forlì.
Con Edizioni del Loggione ha realizzato questo volume che si
avvale della prefazione di Franco Ronconi referente di Associazione Libera e
delle incisive citazioni di Don Luigi Ciotti.
Che pacchia ragazzi storie dis-umane è un progetto
letterario di elevato spessore culturale e sociale che affronta una tematica di
forte rilevanza come l’immigrazione.
Carmelo Pecora, da sensibile e profondo narratore, trasforma
quest’opera passando dalla cronaca di fatti realmente accaduti in storie di
esseri umani che raccontano la loro esperienza vissuta.
Saranno loro i veri protagonisti attraverso le
testimonianze, storie di prigionia, torture, vessazioni e resistenza e dove non
tutte hanno una conclusione positiva; ci sono sogni che si sono potuti
realizzare e dove la meta finale sarà la cosiddetta “terra promessa” in cui si
può incominciare una nuova vita e ci sono speranze che si sono infrante, vite
portate via da una violenza feroce e un destino crudele.
Ed è così che proprio il titolo Che pacchia ragazzi! assume
un tono provocatorio verso quel pregiudizio razziale che tende a sminuirne il
valore dello stesso migrante.
Ancora oggi si usa verso di loro, un tono discriminatorio
aberrante e non si ricorda che sono esseri umani che scappano da regimi
oppressivi, dalle guerre e dalla povertà; una fuga disperata che porta loro ad
approdare nei nostri paesi.
Dare voce significa restituire loro dignità dal momento in
cui ogni sbarco equivale a una speranza di salvezza.
Il testo di Carmelo Pecora ci invita a riflettere e cercare
di smuovere le coscienze ma è rivolto soprattutto a coloro i quali tendono ad
avere poca memoria storica; molto spesso l’indifferenza si abbatte sugli esseri
umani perché rende invisibile chi ha sofferto.
Queste storie raccontate in un certo qual modo ci
appartengono perché anche noi un tempo siamo stati migranti, basti pensare ai
nostri nonni che avevano gli occhi pieni di speranze e hanno sofferto la guerra
e la fame.
Bisogna imparare ad accogliere, è un dovere che ci spetta e
riconoscere le sofferenze di una popolazione che ha vissuto nel trauma e che
vive nella speranza di un futuro migliore.
Il migrante non è un estraneo, è uno di noi!
Cerchiamo di fare nostro questo concento, non penso sia così
astratto e al tempo stesso colgo l’occasione di invitare le nuove generazioni
ad approcciarsi alla lettura di questo progetto letterario affinché siano
consapevoli e a distinguere la realtà e che non restino destabilizzati da un
mondo pieno di odio e di disinformazione.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2021
pagine: 240
editore: Edizioni del Loggione

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