venerdì 8 maggio 2026

L'ASSASSINO STA SCRIVENDO

 




L'assassino sta scrivendo - Elena Campani -

recensione a cura di Connie Bandini


Elena Campani porta in scena la prima vera indagine di Tuva Colmar, personaggio già apparso ne L’ombra fissa del cane (Astarte, 2024), ma qui rielaborato e ampliato in una veste più compiuta e centrale. Il risultato è un giallo atipico, che si muove con passo misurato tra cozy crime e narrativa introspettiva, capace di intrecciare mistero, fragilità umane e una riflessione sottile sul linguaggio e sull’ascolto.

Fin dalla copertina – dove la silhouette di un cane si riflette nelle lenti di un paio di occhiali – è chiaro come l’universo canino rappresenti un filo conduttore simbolico dell’opera. I riferimenti ai cani attraversano i capitoli, dalle citazioni in apertura ai ricordi di Goya, l’amato pastore di Tuva. Il fiuto evocato anche nel sottotitolo – “una prof di poche parole ma dal fiuto eccezionale” – non è solo una metafora investigativa, ma una chiave di lettura dell’intero romanzo: osservazione, olfatto, sensibilità e intuito diventano strumenti alternativi alla parola, soprattutto per una protagonista che con la parola ha un rapporto doloroso.

Tuva Colmar è un’ex docente di lettere del liceo linguistico Vittorio Solmi di Pisa. In seguito a un trauma che le ha causato gravi problemi all’apparato fonatorio, è stata trasferita alla gestione della biblioteca scolastica. Parlare per lei è faticoso: le frasi si spezzano, richiedono preparazione, si inceppano. Per comunicare, spesso utilizza un tablet su cui scrive ciò che non riesce a dire con fluidità. Questa condizione è una ferita aperta ma anche il tratto distintivo di un personaggio intensamente umano. Ironica, vulnerabile, a volte frustrata dalla sensazione di non essere presa sul serio, Tuva trasforma la propria fragilità in uno strumento di comprensione profonda degli altri.

Il microcosmo scolastico in cui si muove è delineato con grande attenzione: colleghi, vicepresidi, docenti di materie diverse, ognuno con tic, ambizioni, ipocrisie e piccole rivalità. Le chat di gruppo – amate e detestate – diventano uno spazio narrativo fondamentale. È proprio attraverso i messaggi, gli scambi scritti, gli entusiasmi e le irritazioni digitali che emergono le personalità e le crepe nei rapporti. Non è un caso che il titolo, L’assassino sta scrivendo, rimandi a questa dimensione: la parola scritta, veicolata nelle chat, è parte integrante del mistero.

La morte violenta di Erika, una studentessa riservata e frequentatrice abituale della biblioteca, scuote il liceo e si trasforma rapidamente in un caso mediatico nazionale. I media, infatti, si avventano sulla tragedia con un’attenzione famelica, mentre all’interno della scuola emergono segreti, ambiguità e comportamenti ambivalenti. Più che concentrarsi sulle procedure investigative tradizionali, il romanzo sceglie di raccontare le reazioni, specie quelle dei compagni di classe, dei docenti, dei giornalisti. È uno spaccato antropologico lucido, in cui la tragedia diventa lente d’ingrandimento sulle dinamiche umane.

L’indagine condotta da Tuva procede in parallelo a quella ufficiale. A metà narrazione, un’intuizione apparentemente lontana dal delitto apre una pista decisiva. A guidarla non è solo il ragionamento logico, ma quel fiuto fatto di osservazione minuziosa, attenzione agli odori, ai dettagli, alle incoerenze.

La scrittura di Elena Campani è elegante e capace di alternare registri diversi: dal linguaggio scolastico ai tecnicismi della storia dell’arte, dalle conversazioni con un amico straniero ai brevi messaggi delle chat.

Oltre al mistero, il romanzo affronta temi profondi come il lutto, la perdita, il senso di inadeguatezza, la superficialità collettiva di fronte al dolore altrui. Ma accanto al buio si intravede sempre una possibilità di riscatto. Il finale, pur attraversato dal peso della tragedia, si apre alla consapevolezza che fragilità e coraggio possono convivere.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 293

editore: Bompiani





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