Amabili resti - Alice Sebold –
recensione a cura di Stefania Calà
Susie Salmon ha 14 anni quando viene stuprata, uccisa e
smembrata da un serial killer in un campo di granturco, in Pennsylvania. Del
suo corpo viene ritrovato solo un gomito. È questo l'incipit del romanzo, tutto
inizia con la morte di Susie, che, subito dopo, si ritrova in una sorta di
terra di mezzo (che lei chiama "il mio Cielo") dalla quale continua a
osservare cosa succede sulla terra e cosa fanno le persone a cui ha voluto
bene.
La prospettiva è senz'altro originale, così come la
scrittura, fresca e disinvolta. Susie partecipa emotivamente allo strazio del
padre, all'angoscia repressa della madre (che, a un certo punto, lascia tutto e
abbandona la famiglia, trovando così il modo per non lasciarsi schiacciare dal
dolore), al primo amore dell'adorata sorella, alla crescita del fratellino.
Osserva anche il suo assassino, impunito e libero.
Susie prova a manifestarsi ai suoi cari, a volte ci riesce,
ma resta ancorata in quel limbo, sia perché lei non riesce a staccarsi
completamente dalla terra e sia perché il suo ricordo è troppo vivido in coloro
che l'hanno amata.
Non è un romanzo semplice da definire, non è propriamente un
thriller ma non appartiene neanche al genere del paranormale. È piuttosto il
tentativo di capire cosa succede all'anima di una persona quando muore, come si
muove il suo spirito, come (forse) resta ancora accanto a noi.
Senza dubbio l'autrice, nell'affrontare tale tematica, è
stata influenzata dallo stupro che lei stessa subì quando era giovane
studentessa universitaria.
Nonostante l'originalità della trama e la scrittura
gradevole, il libro non mi ha convinta del tutto. L'ho trovato lento e a tratti
superficiale, ma sono curiosa di vedere il film tratto dal romanzo nel 2009
diretto da Peter Jackson (Premio Oscar per "Il Signore degli
anelli").
Voto 6/10
Cit. "Per noi la vita è un eterno ieri."
Cit. "Ecco come si fa, si vive nonostante tutto."
Cit. "Salvando quell'istante con la mia macchina
fotografica avevo trovato un modo per fermare il tempo e trattenerlo. Nessuno
poteva portarmi via quell'immagine, perché mi apparteneva."
enere: narrativa
anno di pubblicazione: 201
pagine: 345
editore: edizioni e/o

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