Il mio nome è rosso – Orhan Pamuk -
recensione a cura di Francesca Simoncelli
“Perché se dentro di te, inciso sul cuore, vive il
volto della persona amata,
il mondo è ancora la tua casa”
“Il mio nome è rosso” lo potrei definire il libro
delle prime volte: la prima volta che leggo un romanzo di uno
scrittore turco, tra l'altro vincitore del premio Nobel per la letteratura nel
2006; la prima volta che mi imbatto in un racconto polifonico, formato da tanti
capitoli, ognuno dei quali viene narrato da una voce
diversa: personaggi differenti che raccontano secondo il loro punto
di vista, tra cui la morte, Satana e il colore rosso, che ha dato il nome al
libro; la prima volta che mi avventuro nel mondo orientale della miniatura
e delle antiche tradizioni coraniche.
Ambientato alla fine del 1500 ad Istanbul, questo libro è un
intreccio di romanzo d'amore e giallo: la storia d'amore tra la
bella Sekure e l'ex miniaturista Nero si sovrappone all'enigma
della morte del miniaturista Raffinato Effendi, tutto contornato da
descrizioni della città, del palazzo del Sultano e dall'antica arte
della miniatura.
Interessante scoprire alcuni aspetti di una religione
diversa dalla propria: un particolare che mi ha fatto riflettere è
che per l’ Islam veniva considerato peccato
disegnare in modo realistico gli esseri viventi, perché solo Allah
aveva questo diritto, mentre agli umani era consentito
disegnare solo quello che la mente vedeva, non quello che
l'occhio guardava, quindi erano vietati loro i ritratti e le
prospettive.
A tratti il romanzo risulta lento, perché troppo
minuzioso quando parla delle miniature, descrivendo dettagliatamente i disegni,
anche se devo dire che ho trovato alcune narrazioni molto poetiche: “le
migliaia di uccelli di ogni specie, tra cui la saggia upupa, il passero
saltellante, l'inesperto nibbio, l'usignolo poeta; i gatti quieti e i cani
irrequieti, le nuvole frettolose; le graziose erbette ripetute in migliaia di
disegni, le rocce ombreggiate in maniera impacciata e le decine di
migliaia di cipressi, platani, melograni con le foglie disegnate a una a
una con la pazienza di Giobbe”
La scrittura di Orhan Pamuk, piacevole e
suggestiva, tiene sempre acceso l'interesse e, fino alla fine, ci si
domanda: " Ma insomma…Chi è l'assassino?
" Ed inoltre “ Come finirà la
storia d’amore tra Sekure e Nero? ”
Lungo il corso della narrazione, si impara a conoscere
i personaggi, che all'inizio sembrano così lontani, provenendo da un'altra
cultura.
“Il mio nome è rosso " è un libro da assaporare,
non certamente da divorare, per poter apprezzare appieno un'arte antica come la
miniatura, nei suoi piccoli e significativi dettagli e le peculiarità
di una tradizione lontana da noi nello spazio e nel tempo.
È L'AMORE CHE FA DIVENTARE SCIOCCHE LE PERSONE O SONO
SOLO GLI SCIOCCHI AD INNAMORARSI?
AL BUIO LE PAROLE HANNO LE ALI
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 1998
pagine: 456
editore: Einaudi

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