Ritorno a casa - Kate Morton -
recensione a cura di Elisa Caccavale
In Ritorno a casa, la
storia prende avvio quando una giornalista, Jess Turner, è costretta a tornare
nella sua terra d’origine in Australia
per recarsi al capezzale dell’amata nonna Nora, che l’ha cresciuta e che ora
giace esanime in un letto d’ospedale in seguito ad una caduta.
Una volta tornata in Australia si imbatte in un mistero del passato rimasto
irrisolto per decenni: un evento tragico che ha segnato profondamente la sua
famiglia e l’intera comunità locale. Attraverso documenti, ricordi e
testimonianze, la protagonista inizia a ricostruire una vicenda complessa che
affonda le radici in segreti, legami familiari e tensioni mai del tutto sopite,
in un continuo dialogo tra passato e presente che lascia intravedere verità
ancora nascoste.
Ritorno a casa
è un romanzo che si inserisce perfettamente nello stile narrativo di Kate
Morton: una storia ampia, stratificata, che intreccia passato e presente
attraverso misteri familiari e segreti sepolti. Al centro del libro c’è
un’indagine emotiva e narrativa che scava nelle relazioni, nelle identità e nei
traumi ereditati.
Uno degli aspetti più riusciti è
senza dubbio l’introspezione psicologica.
Morton dimostra grande abilità nel delineare i personaggi, rendendoli
complessi, sfaccettati e credibili. Le loro motivazioni emergono lentamente,
attraverso ricordi, silenzi e rivelazioni, coinvolgendo il lettore in un
percorso emotivo profondo. È proprio questa dimensione interiore a costituire
il cuore pulsante del romanzo.
Tuttavia, il libro presenta
anche alcune criticità. In primo luogo, la lunghezza:
la narrazione risulta a tratti dispersiva, con una quantità eccessiva di
sottotrame e dettagli che appesantiscono il ritmo. L’impressione è quella di
una storia con “troppa carne al fuoco”, in cui non tutti gli elementi trovano
uno sviluppo davvero necessario o incisivo.
Inoltre, lo
stratagemma del “libro nel libro” (a cui fa ricorso ad un certo
punto della narrazione) pur coerente con il gioco di livelli narrativi tipico
dell’autrice, finisce per risultare un po’ stucchevole.
Invece di arricchire la struttura, tende a rallentare ulteriormente la lettura
e a creare una distanza emotiva, come se il lettore fosse continuamente
riportato fuori dalla trama principale.
In conclusione, Ritorno
a casa è un romanzo affascinante per chi ama le storie familiari e
le vicende dense di mistero e introspezione, ma richiede pazienza e
disponibilità ad affrontare una narrazione ampia e talvolta ridondante. Un
libro che colpisce più per la profondità psicologica che per l’efficacia
narrativa complessiva.
genere: Narrativa
anno di pubblicazione: 2024
pgine: 606
editore: Harper Collins

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