giovedì 2 aprile 2026

QUATTRO PRESUNTI FAMILIARI

 




Quattro presunti familiari - Davide Mencarelli -

 Recensione a cura di Miriam Donati 


“I suoi occhi senza pupilla erano come pianeti disabitati”.

Ho letto tutti i libri di Daniele Mencarelli amandolo per la scrittura e per la sua immensa capacità di scavare nella psicologia dei propri personaggi e descrivere la complessità della natura umana lacerando la superficie e arrivando in profondità.

Sono rimasta molto stupita dell’uscita del nuovo romanzo con Sellerio che presupponeva un cambio di genere: giallo o noir che fosse e pertanto ero molto incuriosita. L’esito è stato molto soddisfacente: Mencarelli confeziona un cupo, amaro noir e va oltre trasformandolo in un romanzo d’atmosfera che indaga fragilità, disagio, dolore e violenza.

Poco lontano da una caserma dei carabinieri di Latina viene ritrovato lo scheletro di una donna e sono convocati quattro familiari di donne scomparse all'epoca per il confronto del DNA: i coniugi Martelli, modesti e timidi, a cui era scomparsa una figlia, Lucio Marini, un ragazzo insignificante abbandonato dalla madre biologica, in seguito alla cui scomparsa è stato adottato e Liliana Parrino, una signorina strana e supponente alla quale era scomparsa la sorella, forse in fuga per amore. Per facilitare l’inchiesta, i quattro sono ospitati in una pensioncina della zona e il maresciallo Damasi incarica Emanuele Circosta, un giovane appuntato, di occuparsi di loro.

Da vent’anni sono fortemente marchiati e consumati dal dolore e dal dubbio in un limbo sconfortante; ora, finalmente, il confronto del test del DNA diventa la possibilità di piangere finalmente la propria congiunta.

L’attesa del suo esito si mischia al racconto della vita della caserma dove corruzione e maltrattamenti ai fermati si sommano a brevi atti di solidarietà, contrasti ed eccessi d’ira.

La trama è un pretesto per Mencarelli per raccontare la storia dei familiari presunti, le loro emozioni, i vizi segreti e descrivere in modo perfetto le contraddizioni della natura umana, passando dal dolore per la scomparsa inattesa e oscura di una persona cara, alla rivalità tra i familiari che sperano che lo scheletro sia della loro congiunta, dal desiderio di non rinunciare ai propri valori in un ambiente corrotto anche a costo di perdere tutto, all’incapacità di un giovane carabiniere di liberarsi dagli istinti più brutali.

La scomparsa diventa quindi un espediente, non per un’indagine giudiziaria, ma per un’indagine squisitamente psicologica di tutti i personaggi del romanzo. Personaggi che raccontano una provincia sofferente, difficile e sintomatica del male di vivere.

L’attesa di vent’anni è stata una tortura e ognuno di loro vorrebbe essere il parente “giusto”. Questo bisogno innesca tensioni, astio e rivalità fino al litigio. L’attesa quindi, anziché essere condivisa, sfocia in un meccanismo tossico tra normalità e pazzia.  Man mano scorrono le pagine attraverso i loro gesti, piccole confidenze, omissioni e cedimenti, i parenti riveleranno le loro peculiarità e il lettore parteggia ora per l’uno, ora per l’altro, nonostante la loro sgradevolezza. 

Lo sguardo che osserva è quello dell’appuntato Circosta, protagonista in chiaroscuro del romanzo. È un giovane mediocre, sempre insicuro, pieno di complessi, commette errori, ma non è appena arrivato: riconosce quando si sta oltrepassando un limite e lo oltrepassa lui stesso. Si sente brutto, incapace e vorrebbe essere qualcuno sapendo di non essere abbastanza. Nonostante questa sua ambiguità cerca un legame con i presunti familiari, è con loro gentile, non si limita alla loro sorveglianza, e proprio in questo sta la caratteristica del suo comportamento: il contrasto continuo tra ciò che sente e ciò che fa.

Per mezzo del collega di Circosta, il brigadiere Liberati, spietato, cinico e corrotto, l’autore ci presenta un altro tema importante affrontato dal romanzo: il potere rappresentato dalla divisa che, senza regole etiche diventa abuso. Chi non dispone di un’educazione morale solida e non è strutturato psicologicamente si espone a comportamenti illegali di sopruso e quel che è peggio è il silenzio, la connivenza di quelli che lo circondano. A fare da argine c’è il maresciallo Damasi, saggio e positivo, con una scelta quotidiana e solitaria rappresenta come dovrebbe essere l’istituzione: assistenza, coscienza, equilibrio e rispetto.

Latina che fa da sfondo alla vicenda rappresenta una memoria storica ingombrante, quella del fascismo, nel romanzo ricordato e normalizzato; in caserma ci sono ancora cimeli del periodo insieme a un mezzobusto di Mussolini, particolare simbolico di un contesto in cui la vicenda di Circosta non è solo la storia di un giovane carabiniere a un bivio, ma la fotografia di una società in cui scegliere l’onestà denota spesso l’esclusione e andare controcorrente.

Mencarelli scrive in modo semplice, efficace, ma mai banale, i capitoli sono brevi ed incisivi. Si pone nelle vesti dell’osservatore senza dare giudizi. Latenti una violenza cruda, spesso frenata e una malinconia ininterrotta. Perfino le pulsioni sessuali, quasi ossessive, del protagonista prendono spazio nelle pagine a rivelare solitudine, fragilità e bisogno inespresso di contatto umano.

Con l’esito del DNA il caso si chiude, ma non ci sono vincitori, le ferite rimangono aperte e non c’è giustizia per la violenza istituzionale. Non c’è consolazione, ma non c’è solo disperazione. Il romanzo porta il lettore alla comprensione dell’umanità dolente osservata attraverso la lettura e non gli fa scegliere da che parte stare perché nessuno è innocente.

“Agli scomparsi nel nulla e alle loro famiglie, in supplizio perenne.”
“A tutti coloro che rappresentano le istituzioni senza farsi stravolgere dall’esercizio del potere.”

Questi sono i concisi ringraziamenti finali dell’autore che confermano l’anima del libro.

 

 Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione 2026

pagine: 296

editore: Sellerio


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