giovedì 5 marzo 2026

LA CONTESSA DI RICOTTA

 




La contessa di ricotta - Milena Agus -

Recensione di Miriam Donati

 

I libri precedenti di questa scrittrice mi sono piaciuti, pertanto ho affrontato la lettura carica di aspettative.

La copertina mi ha intrigato per il gusto retrò: una fine tazza di porcellana bianca a fiori con il bordo d’argento, rovesciata sul suo piattino allagato dal suo contenuto. Mi è sembrata una premessa - promessa del contenuto del romanzo, mi ha rimandato alla dolcezza di un tempo perduto.

In effetti il libro racconta l’inadeguatezza di adattarsi al presente avendo sempre l’occhio rivolto al passato con rimpianto, malinconia e incanto.

Anche se i temi affrontati sono impegnativi, la storia raccontata è molto delicata, fin troppo delicata, secondo me, e a volte le pennellate leggere se pur precise non sono incisive, tutto rimane in sospeso, il non detto non diventa alla fine evocativo, resta solo nascosto.    

Le protagoniste sono tre perdenti e di solito i perdenti mi piacciono, ma qui hanno punte di insopportabilità che a tratti mi spingevano a lasciare il libro. Anche il punto di vista mi ha infastidito perché cambia a volte in modo paranoico la voce e il carattere dei personaggi. Fin qui le note negative, ora passiamo alle positive.

L’inarrestabile monologo che compone il testo è quasi disorientante, ma è geniale nella sua capacità di intrattenimento, diviso tra realtà e fantasia, tiene sulla corda e mentre si legge aumenta la comprensione verso le protagoniste così straordinarie, buffe e senza difese.

Questo romanzo singolare non ha una vera trama, però la storia che si dipana come una favola, merita di essere scoperta. Tre sorelle, Noemi, Maddalena e la Contessa di ricotta, vivono in ciò che resta delle vestigia di un'epoca aristocratica passata, ciascuna in uno dei tre appartamenti loro rimasti nell'antico palazzo di famiglia del Seicento che custodisce un passato da museo. È situato nell’antico quartiere “Castello” di Cagliari, purtroppo ormai fatiscente e in rovina, è stato suddiviso in diversi appartamenti. Unendo tre sorelle, la povertà, il tentativo di mantenere le apparenze e la Sardegna, la somma fa pensare a Canne al vento della Deledda. Invece si va da tutt’altra parte. 

Noemi, la più grande, giudice, con un carattere duro e deciso, vorrebbe ricomprare tutta la proprietà, appartamento dopo appartamento. In virtù della sua innata “visione sistemica”, dedica l’esistenza a questa missione, ma vedrà sgretolare le sue certezze e la sua preziosa collezione di porcellane durante il tumultuoso amore con il giovane Elias, mentre le sorelle minori hanno accettato la loro caduta e vivono in un mondo disincantato. 

Maddalena è la seconda, una distinta dottoranda, innamoratissima del marito Salvatore con il quale fa sesso sfrenato nella speranza un giorno di avere un figlio, anche se finora ogni tentativo è risultato inutile.

Infine la più piccola, ragazza madre, detta dai vicini maligni Contessa di ricotta, perché maldestra, infatti non c’è oggetto che sappia tenere in mano. Sogna il grande amore che faccia da padre al suo piccolo Carlino, nato sotto una cattiva stella da un padre poco presente, è rifiutato dagli altri bambini, strano e bizzarro e con un talento innato per il pianoforte, storpia le parole e spesso balbetta e non sta fermo un secondo, metafora dell’inquietudine del vivere. Lui è semplicemente diverso, come la madre: surreale, fragile, goffa, empatica e dispersiva, sempre pronta ad aiutare chiunque, anche se in condizioni meno disastrose delle sue e che, nei momenti bui, va al mare e "si esercita a suicidarsi".

Intorno a loro innumerevoli personaggi minori popolano il romanzo: la vecchia governante, sulla quale grava il sospetto di avere intossicato la contessa madre e che è tornata a vivere nel palazzo; il suo giovane nipote Elias, con la sua collezione di terraglie antiche di lusso, pastore-muratore incaricato di rimettere in sesto ciò che resta del palazzo, che forse farà innamorare come non mai proprio l’algida Noemi; un vicino di casa misterioso e scontroso che stava con una bellissima violinista, ora scomparsa dalla circolazione. Tutti loro sconvolgeranno la vita già problematica delle contesse.

I personaggi, tutti a loro modo con una fragilità evidente o nascosta, sono esplorati in modo profondo alternando malinconia e vitalità che si manifestano sia attraverso la disperazione – il tema del suicidio sembra l’unica via d’uscita dalla crudeltà quotidiana – sia attraverso la speranza che sembrano fondersi insieme attraverso una prosa intensa ed efficace.

Ci sono altri temi affrontati: la voglia di vivere, il rapporto con Dio: “E neppure Dio amiamo davvero. Preghiamo sempre per avere qualcosa. E anche Lui ci ama perché senza di noi si annoierebbe. E infatti si annoiava. Per questo ha creato il caos e poi dal caos siamo nati noi”.

Pur con una costante coerenza stilistica di fondo, si alternano descrizioni nude e crude a ritratti dal tocco delicato e quasi pudico, le descrizioni sono evocative del centro storico cagliaritano, l’uso del dialetto è minimale e quasi sempre tradotto. 

È una storia agrodolce e disarmante che trasmette delusione e tristezza, ma anche speranza e spiragli di luce: sembra a un certo punto che i sogni si avverino: il palazzo recuperato, un figlio per Maddalena, il matrimonio del nipote Elias per la governante, l’avvicinamento del vicino alla contessa di ricotta, ma la fiaba non si realizza. La vita però, per quanto dolorosa possa essere, proprio a causa delle rotture, delle perdite, delle crepe può essere unica, insolita e di nuovo apprezzabile se ci si mette di nuovo in gioco avendo cura di "volare, mirando solo ad atterrare al centro della pista senza sfracellarsi"

 

Genere: Narrativa

 Anno di pubblicazione 2009

pagine: 136

editore: nottetempo


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