Il villaggio perduto - Camilla Sten -
recensione a cura di Elisa Caccavale
Il villaggio perduto (Camilla Sten, Fazi
editore, collana Darkside) è un romanzo che si colloca con grande
efficacia sul confine tra thriller e horror, costruendo una narrazione capace
di catturare il lettore fin dalle prime pagine. La storia ruota attorno al
mistero di un villaggio minerario svedese abbandonato, dove negli anni
Cinquanta l’intera popolazione sembra essere svanita nel nulla. Decenni dopo,
una giovane documentarista decide di indagare su quella scomparsa insieme a una
piccola troupe, ma ciò che inizia come una ricerca storica si trasforma presto
in un’esperienza sempre più disturbante.
Il principale punto di forza del romanzo è
proprio la sua straordinaria capacità di coinvolgimento.
Sten costruisce un intreccio serrato e alterna abilmente due piani temporali –
il passato del villaggio e il presente della spedizione – mantenendo alta la
tensione narrativa. Il lettore è costantemente spinto ad andare avanti,
trascinato dal desiderio di comprendere cosa sia realmente accaduto.
Ancora più riuscita è l’atmosfera. Il libro
riesce infatti a generare un sottile e persistente stato di
inquietudine: non tanto attraverso eventi esplicitamente
terrificanti, quanto grazie a una sensazione crescente di disagio, di
isolamento e di minaccia indefinita. Il villaggio abbandonato, immerso nella
foresta e segnato da una storia oscura, diventa quasi un personaggio a sé,
capace di evocare una tensione psicologica continua. È proprio questa capacità
di muoversi sul filo tra thriller investigativo e suggestione horror a
rappresentare uno dei maggiori pregi del romanzo.
Purtroppo, però, il libro cade
nel finale. Dopo aver costruito con grande abilità un mistero
fitto e inquietante, la conclusione appare poco convincente e
difficilmente verosimile. La spiegazione degli eventi risulta
forzata rispetto all’atmosfera che aveva sorretto tutta la narrazione e lascia
la sensazione che la soluzione non sia all’altezza delle aspettative create nel
corso della lettura.
In definitiva, Il villaggio perduto
resta comunque un romanzo estremamente coinvolgente e
atmosferico, capace di tenere il lettore incollato alle pagine
e di generare una tensione psicologica molto efficace. Peccato per un finale
che indebolisce parzialmente un libro che, per gran parte della sua durata,
riesce invece a costruire un’esperienza di lettura davvero intensa e
inquietante.
genere: thriller
anno di pubblicazione: 2024
pagine: 366
editore: Fazi

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