domenica 23 agosto 2026

IL GIOCO

 




Il gioco - Valerio Marra -

recensione a cura di Dario Brunetti


Ogni provincia nasconde i suoi segreti in uno stato di apparente tranquillità, dove il tempo non sembra essersi mai fermato e viene scandito dalla sua normale quotidianità.

Il 2000 segna l’inizio del nuovo millennio, un’epoca in cui non vi era ancora un uso smodato della tecnologia e dei social. Nella piccola comunità di Vallepiana, la quotidianità diventa una sorta di barriera in cui tutto sembra diventare un rito: dal bar in piazza eletto come punto di ritrovo, alla funzione religiosa nella messa domenicale, dalla festa del san Michele Arcangelo al Palio delle contrade.

Questi ultimi due eventi surriscaldano il clima di un’estate già rovente alimentando sfide e accese rivalità tra gli abitanti della comunità di Vallepiana.

Il caldo soffocante limita, destabilizza e accentua la paranoia collettiva nel momento in cui circoleranno dei biglietti misteriosi capaci di sgretolare le resistenze dei personaggi di questa incredibile storia magistralmente narrata dallo scrittore Valerio Marra nel romanzo dal titolo Il gioco edito Piemme.

Lo scherzo è adulto, il gioco è bambino

Si può essere confusi senza un’idea, ecco quella è l’infanzia

Parto da questi due concetti espressi dal geniale Carmelo Bene per soffermarmi su quest’opera, capace di offrire al lettore delle chiavi di lettura di particolare interesse.

Nella comunità di Vallepiana, il meccanismo che si attiva con i biglietti anonimi subisce una drastica metamorfosi, dettata da una violazione di uno stato originario di purezza dell’età infantile. La caccia al tesoro, gli indovinelli rappresentano il gioco nel quale si riconoscono i bambini nella loro spensieratezza.

Al contrario, i loro genitori schiavi di un’ipocrisia che tendono a nascondere dietro una facciata di circostanza, invadono lo spazio dei più piccoli; e qui che si insidia lo scherzo. Il gioco finisce dove inizia lo scherzo che trasforma lo stesso gioco in qualcosa di diabolico.

Tra i bambini nasce competizione non sportiva, ma una rivalità accesa, alimentata dalla spasmodica voglia di primeggiare con fare manipolatorio e a volte vendicativo.

Se i bambini sono confusi senza un’idea, al contrario gli adulti si portano dietro il fardello del proprio passato e sono vittime incontrastate del loro stesso pregiudizio che li sottopone a inevitabili dissapori.

L’unico bambino rimasto per fortuna intrappolato nella sua autenticità è Elia, che conosce il desiderio dello stupore, nutre un sentimento per Elena, cerca di prendersi cura di Gilda, la sua sorellina disabile, e deve proteggersi da Antonio, suo acerrimo rivale.

Il meccanismo narrativo del thriller permette all’ottimo Marra di esplorare le zone d’ombra della comunità e di entrare nella psiche di questi personaggi, protagonisti di un’opera corale.

Dall’album del 2003 Io non mi sento italiano, c’era un brano dal titolo I mostri che abbiamo dentro che si soffermava sulla parte oscura della mente umana, capace di generare quell’egoismo che spesso sfocia in violenza che diventa la vera minaccia della nostra quotidianità.

Nel gioco di Marra, gli abitanti di Vallepiana si confrontano con i loro stessi mostri nati da una condizione di isolamento individualista che viene poi trasmesso alle nuove generazioni. L’opera potente e visionaria dello scrittore ci porta a riflettere su questa condizione di vita che aliena un intero sistema: se il mondo dei più piccoli verrà corrotto e manipolato dagli adulti, l’intera società andrà sempre più verso una deriva esistenziale e sociale.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 400

editore: Piemme


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