L’inverno delle stelle – Nicoletta Verna –
recensione a cura di Lilli Luini
Nicoletta Verna è una delle voci più forti della nostra narrativa contemporanea. Dopo essermi entusiasmata per I giorni di vetro, che continuo a reputare il miglior romanzo italiano dello scorso anno, ho letto Il valore affettivo. Non essendo rimasta delusa, anzi, ormai appena esce un libro della Verna lo compro subito.
Anche questo, che pure è uscito con l’etichetta di “libro
per ragazzi”. Lo è, sicuramente, ma è anche per noi che dodici anni li abbiamo
avuti qualche tempo fa.
Ma andiamo con ordine.
Di cosa parla.
La voce narrante è quella di Sirio, dodici anni, fiesolana.
Il fatto che il nome finisca con la O non significa che sia maschile, perché
Sirio è il nome di una stella, che d’inverno nel nostro emisfero non è
visibile. Da qui deriva il titolo, che però è anche metafora del tempo che
questa ragazzina si trova a vivere. Siamo a fine estate del 1943, Sirio e i
suoi amici hanno una “banda” (di cui lei è il capo indiscusso). Scorrazzano nei
boschi, bisticciano con le altre bande, la guerra sembra lontana anche se due
di loro sono ebrei e un altro è figlio di un ricercato antifascista. L’8
settembre cambia tutto, anche per questi ragazzi, ancora bambini, che trovano
in un castello abbandonato un uomo in fin di vita. Provare a salvarlo o
dimenticarsene? Il dilemma si farà ancora più pesante per Sirio, la sola a
scoprire nei vestiti dell’uomo le mostrine dell’esercito tedesco. La vicenda
prende l’avvio da qui e li seguiremo per più di un anno, nel periodo più
terribile della guerra.
I pregi
La scrittura di questa autrice è superlativa. Ci porta
dentro la storia, dentro le persone che la stanno vivendo, ci fa sentire le
bombe che cadono così come i primi palpiti del cuore di un’adolescente. I
personaggi sono tratteggiati benissimo e la vicenda narrata è ricca di spunti
per ulteriori riflessioni. Letto a scuola, questo romanzo aprirebbe eccellenti
discussioni. La presenza di personaggi storici che agivano a Firenze nell’epoca
è un ulteriore valore aggiunto che potrebbero innescare curiosità e approfondimenti
(l’astrofisica Margherita Hack lavorava all’Osservatorio, la partigiana Anna
Maria Ichino era un punto di riferimento della Resistenza e nella sua casa
viveva Carlo Levi, l’autore di Cristo si è fermato a Eboli).
I difetti
Io non ne ho trovati ma temo che i ragazzi troveranno poco
credibile il modo di vivere di Sirio, quel suo girovagare senza controllo
all’inizio del romanzo ma soprattutto le decisioni di salire in montagna dai
partigiani e, più avanti, di raggiungere Firenze senza comunicare nulla né alla
madre né ad altri. Tanto più che la madre comprende benissimo e sembra trovare
tutto questo normale. Il fatto è che c’è un abisso tra quei tempi e i nostri. A
dodici anni non si era più bambini. A dodici anni si andava già a lavorare. Si
emigrava, anche, non era raro che dei giovanissimi partissero da soli per il
mondo. Sirio è una figlia del suo tempo, determinata e sveglia, si sa muovere e
sa decidere. Nessuno l’ha protetta, non si proteggevano i bambini, allora.
Anche per questo la lettura di questo
romanzo per dei ragazzi è affascinante, ci si fa davvero un’idea del nostro
passato al di là dei testi scolastici. E si sente tutta la brutalità e
l’insensatezza della guerra.
A chi lo consiglio
A tutti, dalla quinta elementare in poi ma in particolare
agli insegnanti.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2025
pagine: 408
editore: Rizzoli

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