domenica 17 maggio 2026

L'INVERNO DELLE STELLE

 




L’inverno delle stelle – Nicoletta Verna – 

recensione a cura di Lilli Luini


Nicoletta Verna è una delle voci più forti della nostra narrativa contemporanea. Dopo essermi entusiasmata per I giorni di vetro, che continuo a reputare il miglior romanzo italiano dello scorso anno, ho letto Il valore affettivo. Non essendo rimasta delusa, anzi, ormai appena esce un libro della Verna lo compro subito.

Anche questo, che pure è uscito con l’etichetta di “libro per ragazzi”. Lo è, sicuramente, ma è anche per noi che dodici anni li abbiamo avuti qualche tempo fa.

Ma andiamo con ordine.

Di cosa parla.

La voce narrante è quella di Sirio, dodici anni, fiesolana. Il fatto che il nome finisca con la O non significa che sia maschile, perché Sirio è il nome di una stella, che d’inverno nel nostro emisfero non è visibile. Da qui deriva il titolo, che però è anche metafora del tempo che questa ragazzina si trova a vivere. Siamo a fine estate del 1943, Sirio e i suoi amici hanno una “banda” (di cui lei è il capo indiscusso). Scorrazzano nei boschi, bisticciano con le altre bande, la guerra sembra lontana anche se due di loro sono ebrei e un altro è figlio di un ricercato antifascista. L’8 settembre cambia tutto, anche per questi ragazzi, ancora bambini, che trovano in un castello abbandonato un uomo in fin di vita. Provare a salvarlo o dimenticarsene? Il dilemma si farà ancora più pesante per Sirio, la sola a scoprire nei vestiti dell’uomo le mostrine dell’esercito tedesco. La vicenda prende l’avvio da qui e li seguiremo per più di un anno, nel periodo più terribile della guerra.

I pregi

La scrittura di questa autrice è superlativa. Ci porta dentro la storia, dentro le persone che la stanno vivendo, ci fa sentire le bombe che cadono così come i primi palpiti del cuore di un’adolescente. I personaggi sono tratteggiati benissimo e la vicenda narrata è ricca di spunti per ulteriori riflessioni. Letto a scuola, questo romanzo aprirebbe eccellenti discussioni. La presenza di personaggi storici che agivano a Firenze nell’epoca è un ulteriore valore aggiunto che potrebbero innescare curiosità e approfondimenti (l’astrofisica Margherita Hack lavorava all’Osservatorio, la partigiana Anna Maria Ichino era un punto di riferimento della Resistenza e nella sua casa viveva Carlo Levi, l’autore di Cristo si è fermato a Eboli).

I difetti

Io non ne ho trovati ma temo che i ragazzi troveranno poco credibile il modo di vivere di Sirio, quel suo girovagare senza controllo all’inizio del romanzo ma soprattutto le decisioni di salire in montagna dai partigiani e, più avanti, di raggiungere Firenze senza comunicare nulla né alla madre né ad altri. Tanto più che la madre comprende benissimo e sembra trovare tutto questo normale. Il fatto è che c’è un abisso tra quei tempi e i nostri. A dodici anni non si era più bambini. A dodici anni si andava già a lavorare. Si emigrava, anche, non era raro che dei giovanissimi partissero da soli per il mondo. Sirio è una figlia del suo tempo, determinata e sveglia, si sa muovere e sa decidere. Nessuno l’ha protetta, non si proteggevano i bambini, allora. Anche per questo la lettura  di questo romanzo per dei ragazzi è affascinante, ci si fa davvero un’idea del nostro passato al di là dei testi scolastici. E si sente tutta la brutalità e l’insensatezza della guerra.

A chi lo consiglio

A tutti, dalla quinta elementare in poi ma in particolare agli insegnanti.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 408

editore: Rizzoli


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