I milanesi ammazzano il sabato - Giorgio Scerbanenco -
recensione a cura di Alice Bassoli
La città è rappresentata come un organismo contraddittorio,
attraversato da tensioni, solitudini e marginalità. In questo contesto si muove
Duca Lamberti, medico radiato dall’albo per aver praticato eutanasia, chiamato
a confrontarsi con un caso che si rivela fin da subito profondamente
disturbante.
La vicenda prende avvio quando Lamberti viene coinvolto
nella storia di una giovane donna segnata da una fragilità psicologica
importante, che scompare senza lasciare traccia e speranze. Attorno a lei si
sviluppa una rete di relazioni opache, in cui si intrecciano dipendenza
affettiva, sopraffazione e una sottile ma costante violenza psicologica.
L’indagine procede per gradi, portando alla luce il lato oscuro dell’essere
umano che sfrutta le debolezze altrui per trarne benefici economici. Ed è
quella mancanza di scrupoli, la freddezza con cui i colpevoli decidono di
compiere questo atto criminoso ai danni di una povera ragazza con problemi
psichici, che ci fa riflettere sulla meschinità che spesso si nasconde
nell’uomo.
Dal punto di vista stilistico, Scerbanenco adotta una
scrittura essenziale e controllata. I dialoghi, per esempio, sono asciutti e
realistici.
Il titolo stesso suggerisce una dimensione rituale del male,
come se esso fosse parte integrante di una normalità distorta ma accettata. In
questa prospettiva, l’opera mantiene intatta la propria attualità, offrendo al
lettore contemporaneo uno sguardo lucido sull’animo umano e sulle
contraddizioni della modernità.
genere: giallo
anno di pubblicazione: 1969
pagine: 208

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