Estranea - Yael van der Wouden -
Recensione
di Miriam Donati
È una storia a più livelli, un racconto inquietante, con sfumature quasi gotiche all’inizio, che parla della claustrofobia e di essere intrappolati in una casa con qualcuno che si detesta e verso cui si prova un'ostilità crescente. Parla di repressione sessuale e dell'esperienza trasformativa della liberazione del desiderio represso. E parla del peso della storia, delle disastrose conseguenze della guerra e di come riconciliare ciò che è andato perduto e spazzato via.
“Non
sono da usare, sono da tenere.” Queste sono le prime parole pronunciate
da Isabel nel romanzo d'esordio di Yael van der Wouden. Siamo negli anni
Sessanta e incontriamo Isabel, quasi trentenne, che vive un'esistenza
estremamente isolata in una provincia rurale olandese, nella casa ereditata
dalla famiglia tramite uno zio, quando aveva undici anni durante il rigido
inverno di guerra del 1945.
La
sua occupazione principale è la cura della casa le cui mura e i cui oggetti,
dalle porcellane al giardino, rappresentano un legame tangibile con la madre.
Trascorre le giornate a riordinare, assicurandosi che ogni cosa sia al suo
posto con una meticolosità ossessiva che riempie le sue giornate e assorbe ogni
suo pensiero. Conta le posate ogni giorno, spolvera le tende e ha lasciato la
camera da letto della madre intatta da quando l'ha assistita nei suoi ultimi
giorni. Tiene la casa stretta a sé, portando con orgoglio smodato il ruolo di
custode e guardiana, un ruolo che si è autoimposta. Anche perché l’edificio
passerà al fratello maggiore Louis alla morte dello zio.
Scopriamo
presto come questo orgoglio offuschi il suo giudizio, ostacoli la sua capacità
di interagire socialmente e la dipinga come compulsiva, fredda, introversa e
nevrotica. Sembra non esistere Isabel al di fuori del contesto domestico. Il
suo rapporto parassitario con la casa plasma il suo personaggio e, di
conseguenza, costituisce il fondamento del romanzo. È una persona
difficile da apprezzare e sarebbe insopportabile nella vita reale, è
conservatrice, ostinata e diretta fino all'insensibilità, maleducata con quasi
tutti quelli che incontra e fa fatica a mantenere una domestica perché la
attacca continuamente con giudizi e accuse.
La
sua meticolosa routine viene sconvolta quando scopre un frammento di ceramica
rotto in giardino. Questo frammento presenta fiori blu lungo il bordo e parte
della zampa di una lepre, proprio come i piatti del prezioso servizio di
porcellana della sua defunta madre. Nulla di quel servizio che Isabel pulisce
settimanalmente è mai andato perso. Come ci è finito lì?
I
piatti, decorati con lepri saltellanti, sono un'immagine chiara e artistica che
ricorre in tutto il libro e che lascia un'impressione duratura dopo la lettura.
Il gesto di Isabel che passa le mani su questi oggetti preziosi e li confronta
con le sue liste scritte a mano mostra uno dei pilastri del suo personaggio: è
destinata a essere osservata, piuttosto che a essere apprezzata.
A
parte la domestica, un vicino di cui respinge le attenzioni e lo zio, l'unico
contatto umano che Isabel ha è con il fratello minore Hendrik, con il quale ha
un rapporto affettuoso. Hendrik vive lontano da casa da quando ha fatto coming
out con la madre, ora defunta. Ma Isabel ignora ostinatamente e ostentatamente
la realtà e le ragioni della sua partenza. Il testo descrive come "a
volte potesse annebbiare la vista guardando qualcosa, decidendo di non vederla
a fuoco, decidendo di distaccarsi". Questo spiega molto di Isabel, che
ricorre all'autonegazione quando si tratta di situazioni emotivamente
difficili, sia esterne che interne.
Il
fratello maggiore di Isabel, Louis, organizza una cena per Isabel e Hendrik per
far loro conoscere la sua nuova fidanzata, Eva. C'è tutta la tensione della
nuova fidanzata che vuole fare una buona impressione e cercare di conoscere i
fratelli adulti del suo compagno, ma in cambio il fratello e la sorella la
trattano con sufficienza perché la vedono solo come l'ultima conquista del
fratello, noto donnaiolo. Ma con Eva è diverso, perché Louis deve viaggiare per
lavoro e informa Isabel che Eva starà da lei nella sua casa. Naturalmente,
Isabel è fermamente contraria a questo piano, ma non le viene data scelta.
Quindi, quando l'esuberante Eva si trasferisce nella casa di famiglia, la sua
presenza disordinata sconvolge la vita rigidamente regolamentata che Isabel si
è costruita. Irrompe nella sua vita con i suoi capelli biondi e la sua
cordialità sgarbata. Da vero e proprio contraltare, il suo arrivo porta una
serie di cambiamenti nella vita fino ad allora monotona di Isabel. Mette a
soqquadro la stanza della madre di Isabel, gli oggetti in casa iniziano a
sparire, la domestica viene invitata a bere del vino e le due donne si
scontrano continuamente.
Il
romanzo è particolarmente attento all'esperienza sensuale di Isabel. La
casa è una sua estensione e come tale la percezione sensoriale che ne ha è
attenta e specifica. Isabel è in sintonia con la casa, coinvolta nei suoi
spazi, i suoi suoni, la sua atmosfera, i suoi mobili, le sue stoviglie.
L'acuta
consapevolezza sensoriale di Isabel si sposta dalla consapevolezza della casa
alla consapevolezza di Eva. Ed è qui che il romanzo diventa sensuale
nel secondo senso del termine: ancora in sintonia con l'esperienza sensoriale,
ma ora in un modo colorato dall'attrazione. Le interazioni tra Isabel ed Eva
risuonano con la tensione che esiste tra di loro, una tensione che a tratti le
allontana e a tratti le avvicina.
È
una dinamica di attrazione e repulsione affascinante: Eva irrita e fa infuriare
Isabel, eppure allo stesso tempo Isabel ne è completamente ossessionata. Isabel
è alle prese con nuove percezioni e nuovi sentimenti e cresce in essi:
reprimendoli, negandoli, riconoscendoli, articolandoli, agendo di conseguenza.
Non è un processo facile né confortevole per lei, ma questo rende ancora più
significativo il momento in cui finalmente riesce a uscire dal suo guscio e a
esprimere a se stessa ciò che desidera.
Eva
porta a un risveglio inaspettato proprio di ciò che fino a quel momento era
mancato nella vita di Isabel, introduce e legittima il desiderio non solo come
un'emozione, ma come un'azione.
Questo
è uno dei maggiori punti di forza del romanzo: il modo in cui presenta il
desiderio come un'entità autonoma, distinta dal sé. Isabel è devastata dal
desiderio, annientata dalla sua ineluttabilità. Lotta costantemente con esso,
incapace di trovare scampo. Desiderio proibito per il corpo fisico, desiderio
incontrollabile di controllo, desiderio disperato di appartenenza. La relazione
che si sviluppa tra Eva e Isabel non è di per sé sorprendente, ma credo che Van
Der Wouden abbia indagato poco le differenze tra le due donne che sembrano
avere ben poco in comune tra loro e non si conosce il pregresso di Isabel. Ci
sono piccoli scorci della sua infanzia e dettagli sparsi per la casa molto
intriganti, però manca la vera storia di Isabel, il perché sia così
profondamente legata alla casa e ai suoi oggetti, anche al di là delle
indicazioni della madre defunta, come se ci fosse un trauma nel passato. Man
mano che la storia completa del romanzo viene svelata, questo aspetto è
sembrato più un espediente narrativo che qualcosa di naturale.
Strutturato
in tre parti, il romanzo sfrutta ogni sezione come un'opportunità per
decostruire la dura corazza che avvolge la storia. Nelle prime due parti si
assiste alla rimozione di questa armatura e alla fine della terza parte,
l’autrice ha definitivamente demolito Isabel. A lei seguono Eva, la casa, la
trama e, infine, il lettore. I muri della storia sono stati abbattuti, il
cartongesso è a vista, le infrastrutture sono esposte. Eppure questa
demolizione è compiuta in modo furtivo. Il romanzo è ingannevole in questo
senso. È svelata una storia più profonda della casa, di coloro che ha protetto
e di coloro che non ha protetto. Estranea riesce a celare un
messaggio più profondo e ricco che si cela sotto ciò che inizialmente si crede
sia la storia. Come matrioske, quando se ne apre una, se ne rivela un'altra, e
un'altra ancora.
Rimane
alla fine della lettura un costante promemoria della malleabilità della verità
e di come le storie che la veicolano raramente siano monolitiche. E così, ci si
chiede se si è davvero notato tutto ciò che era scritto sulla pagina. O se
c'era qualcos'altro, lì, nascosto in bella vista fin dall'inizio quando si era
avvertita un'atmosfera di forte tensione, la sensazione che qualcosa che non
andava.
Il
rapporto di Isabel con il fratello minore Hendrik è uno degli aspetti
interessante del romanzo. Da piccoli, Isabel era stata per lui una figura
materna: "Anche lui era un bambino e lei lo aveva confortato durante i
suoi incubi notturni", ma il loro legame si è indebolito quando un
Hendrik ribelle ha lasciato casa per esplorare la propria sessualità. Uno ha
spiccato il volo, l'altra è rimasta indietro, ancorata alle proprie abitudini.
La dinamica, ben delineata, tra Hendrik e Isabel, che oscilla sottilmente tra
tenera affettuosità, sollecitudine e vecchie ferite, avrebbe meritato maggiore
spazio. Toccante scoprire il conflitto interiore legato alla relazione di
Hendrik con l'insegnante e come abbia lasciato la casa di famiglia. È
interessante come questa storia personale possa essere interpretata come un
elemento che alimenta i conflitti di fondo e la tensione latente.
Nella
terza parte il libro ritorna alle sue radici, con una buona caratterizzazione
dei personaggi. Ed è un peccato che Eva funga più da catalizzatore per il
percorso di Isabel, piuttosto che diventare un personaggio a sé stante.
Va sottolineato che il colpo di scena con la rivelazione impensata non arriva
nel finale, ma prima, e il fatto di averlo anticipato mina in parte l'arco
narrativo. Segue quindi un epilogo che priva il processo di lettura di un certo
grado di libertà per il lettore. Meglio sarebbe stato secondo me lasciare un
finale aperto e al lettore la scelta immaginativa.
Tuttavia
non credo che il finale sia il punto centrale del romanzo, quanto piuttosto la
tensione narrativa, i torti che si celano nelle vite private e le dinamiche
politiche e sociali di una nazione nel dopoguerra.
È
una lettura coinvolgente e inquietante che esplora temi come lo sradicamento,
la solitudine e la perdita, il bisogno, la rabbia e il desiderio, i ricordi
d'infanzia, la vendetta e la redenzione. Lo stile narrativo, incisivo e ricco
di atmosfera, spesso incalzante, accresce la tensione, l'ansia, il senso di
disagio e l'instabilità che pervadono la storia come nei ritmi del thriller. La
scrittura è suggestiva, con grande cura nel creare un senso del luogo, dove la
casa è un personaggio a sé stante.
In
definitiva, Estranea è un romanzo sulla conservazione, sugli
oggetti e le persone che ci circondano e che ci rendono ciò che siamo,
sull'impossibilità di mantenere qualcosa esattamente come la si desidera quando
il mondo esterno si insinua. Isabel pensa di dover lottare con le unghie e con
i denti per il suo spazio, ma alla fine impara che ciò che rimane, dopo una
tale lotta, non vale quasi la pena di essere difeso.
Genere:
Narrativa
Anno di pubblicazione 2025
pagine: 272
editore: Garzanti

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