giovedì 23 aprile 2026

ESTRANEA

 




Estranea - Yael van der Wouden -

Recensione di Miriam Donati

È una storia a più livelli, un racconto inquietante, con sfumature quasi gotiche all’inizio, che parla della claustrofobia e di essere intrappolati in una casa con qualcuno che si detesta e verso cui si prova un'ostilità crescente. Parla di repressione sessuale e dell'esperienza trasformativa della liberazione del desiderio represso. E parla del peso della storia, delle disastrose conseguenze della guerra e di come riconciliare ciò che è andato perduto e spazzato via.

“Non sono da usare, sono da tenere.” Queste sono le prime parole pronunciate da Isabel nel romanzo d'esordio di Yael van der Wouden. Siamo negli anni Sessanta e incontriamo Isabel, quasi trentenne, che vive un'esistenza estremamente isolata in una provincia rurale olandese, nella casa ereditata dalla famiglia tramite uno zio, quando aveva undici anni durante il rigido inverno di guerra del 1945.

La sua occupazione principale è la cura della casa le cui mura e i cui oggetti, dalle porcellane al giardino, rappresentano un legame tangibile con la madre. Trascorre le giornate a riordinare, assicurandosi che ogni cosa sia al suo posto con una meticolosità ossessiva che riempie le sue giornate e assorbe ogni suo pensiero. Conta le posate ogni giorno, spolvera le tende e ha lasciato la camera da letto della madre intatta da quando l'ha assistita nei suoi ultimi giorni. Tiene la casa stretta a sé, portando con orgoglio smodato il ruolo di custode e guardiana, un ruolo che si è autoimposta. Anche perché l’edificio passerà al fratello maggiore Louis alla morte dello zio.

Scopriamo presto come questo orgoglio offuschi il suo giudizio, ostacoli la sua capacità di interagire socialmente e la dipinga come compulsiva, fredda, introversa e nevrotica. Sembra non esistere Isabel al di fuori del contesto domestico. Il suo rapporto parassitario con la casa plasma il suo personaggio e, di conseguenza, costituisce il fondamento del romanzo. È una persona difficile da apprezzare e sarebbe insopportabile nella vita reale, è conservatrice, ostinata e diretta fino all'insensibilità, maleducata con quasi tutti quelli che incontra e fa fatica a mantenere una domestica perché la attacca continuamente con giudizi e accuse.

La sua meticolosa routine viene sconvolta quando scopre un frammento di ceramica rotto in giardino. Questo frammento presenta fiori blu lungo il bordo e parte della zampa di una lepre, proprio come i piatti del prezioso servizio di porcellana della sua defunta madre. Nulla di quel servizio che Isabel pulisce settimanalmente è mai andato perso. Come ci è finito lì?  

I piatti, decorati con lepri saltellanti, sono un'immagine chiara e artistica che ricorre in tutto il libro e che lascia un'impressione duratura dopo la lettura. Il gesto di Isabel che passa le mani su questi oggetti preziosi e li confronta con le sue liste scritte a mano mostra uno dei pilastri del suo personaggio: è destinata a essere osservata, piuttosto che a essere apprezzata.

A parte la domestica, un vicino di cui respinge le attenzioni e lo zio, l'unico contatto umano che Isabel ha è con il fratello minore Hendrik, con il quale ha un rapporto affettuoso. Hendrik vive lontano da casa da quando ha fatto coming out con la madre, ora defunta. Ma Isabel ignora ostinatamente e ostentatamente la realtà e le ragioni della sua partenza. Il testo descrive come "a volte potesse annebbiare la vista guardando qualcosa, decidendo di non vederla a fuoco, decidendo di distaccarsi". Questo spiega molto di Isabel, che ricorre all'autonegazione quando si tratta di situazioni emotivamente difficili, sia esterne che interne.

Il fratello maggiore di Isabel, Louis, organizza una cena per Isabel e Hendrik per far loro conoscere la sua nuova fidanzata, Eva. C'è tutta la tensione della nuova fidanzata che vuole fare una buona impressione e cercare di conoscere i fratelli adulti del suo compagno, ma in cambio il fratello e la sorella la trattano con sufficienza perché la vedono solo come l'ultima conquista del fratello, noto donnaiolo. Ma con Eva è diverso, perché Louis deve viaggiare per lavoro e informa Isabel che Eva starà da lei nella sua casa. Naturalmente, Isabel è fermamente contraria a questo piano, ma non le viene data scelta. Quindi, quando l'esuberante Eva si trasferisce nella casa di famiglia, la sua presenza disordinata sconvolge la vita rigidamente regolamentata che Isabel si è costruita. Irrompe nella sua vita con i suoi capelli biondi e la sua cordialità sgarbata. Da vero e proprio contraltare, il suo arrivo porta una serie di cambiamenti nella vita fino ad allora monotona di Isabel. Mette a soqquadro la stanza della madre di Isabel, gli oggetti in casa iniziano a sparire, la domestica viene invitata a bere del vino e le due donne si scontrano continuamente.

Il romanzo è particolarmente attento all'esperienza sensuale di Isabel. La casa è una sua estensione e come tale la percezione sensoriale che ne ha è attenta e specifica. Isabel è in sintonia con la casa, coinvolta nei suoi spazi, i suoi suoni, la sua atmosfera, i suoi mobili, le sue stoviglie.

L'acuta consapevolezza sensoriale di Isabel si sposta dalla consapevolezza della casa alla consapevolezza di Eva. Ed è qui che il romanzo diventa sensuale nel secondo senso del termine: ancora in sintonia con l'esperienza sensoriale, ma ora in un modo colorato dall'attrazione. Le interazioni tra Isabel ed Eva risuonano con la tensione che esiste tra di loro, una tensione che a tratti le allontana e a tratti le avvicina.

È una dinamica di attrazione e repulsione affascinante: Eva irrita e fa infuriare Isabel, eppure allo stesso tempo Isabel ne è completamente ossessionata. Isabel è alle prese con nuove percezioni e nuovi sentimenti e cresce in essi: reprimendoli, negandoli, riconoscendoli, articolandoli, agendo di conseguenza. Non è un processo facile né confortevole per lei, ma questo rende ancora più significativo il momento in cui finalmente riesce a uscire dal suo guscio e a esprimere a se stessa ciò che desidera.

Eva porta a un risveglio inaspettato proprio di ciò che fino a quel momento era mancato nella vita di Isabel, introduce e legittima il desiderio non solo come un'emozione, ma come un'azione. 

Questo è uno dei maggiori punti di forza del romanzo: il modo in cui presenta il desiderio come un'entità autonoma, distinta dal sé. Isabel è devastata dal desiderio, annientata dalla sua ineluttabilità. Lotta costantemente con esso, incapace di trovare scampo. Desiderio proibito per il corpo fisico, desiderio incontrollabile di controllo, desiderio disperato di appartenenza. La relazione che si sviluppa tra Eva e Isabel non è di per sé sorprendente, ma credo che Van Der Wouden abbia indagato poco le differenze tra le due donne che sembrano avere ben poco in comune tra loro e non si conosce il pregresso di Isabel. Ci sono piccoli scorci della sua infanzia e dettagli sparsi per la casa molto intriganti, però manca la vera storia di Isabel, il perché sia così profondamente legata alla casa e ai suoi oggetti, anche al di là delle indicazioni della madre defunta, come se ci fosse un trauma nel passato. Man mano che la storia completa del romanzo viene svelata, questo aspetto è sembrato più un espediente narrativo che qualcosa di naturale.

Strutturato in tre parti, il romanzo sfrutta ogni sezione come un'opportunità per decostruire la dura corazza che avvolge la storia. Nelle prime due parti si assiste alla rimozione di questa armatura e alla fine della terza parte, l’autrice ha definitivamente demolito Isabel. A lei seguono Eva, la casa, la trama e, infine, il lettore. I muri della storia sono stati abbattuti, il cartongesso è a vista, le infrastrutture sono esposte. Eppure questa demolizione è compiuta in modo furtivo. Il romanzo è ingannevole in questo senso. È svelata una storia più profonda della casa, di coloro che ha protetto e di coloro che non ha protetto. Estranea riesce a celare un messaggio più profondo e ricco che si cela sotto ciò che inizialmente si crede sia la storia. Come matrioske, quando se ne apre una, se ne rivela un'altra, e un'altra ancora.

Rimane alla fine della lettura un costante promemoria della malleabilità della verità e di come le storie che la veicolano raramente siano monolitiche. E così, ci si chiede se si è davvero notato tutto ciò che era scritto sulla pagina. O se c'era qualcos'altro, lì, nascosto in bella vista fin dall'inizio quando si era avvertita un'atmosfera di forte tensione, la sensazione che qualcosa che non andava.

Il rapporto di Isabel con il fratello minore Hendrik è uno degli aspetti interessante del romanzo. Da piccoli, Isabel era stata per lui una figura materna: "Anche lui era un bambino e lei lo aveva confortato durante i suoi incubi notturni", ma il loro legame si è indebolito quando un Hendrik ribelle ha lasciato casa per esplorare la propria sessualità. Uno ha spiccato il volo, l'altra è rimasta indietro, ancorata alle proprie abitudini. La dinamica, ben delineata, tra Hendrik e Isabel, che oscilla sottilmente tra tenera affettuosità, sollecitudine e vecchie ferite, avrebbe meritato maggiore spazio. Toccante scoprire il conflitto interiore legato alla relazione di Hendrik con l'insegnante e come abbia lasciato la casa di famiglia. È interessante come questa storia personale possa essere interpretata come un elemento che alimenta i conflitti di fondo e la tensione latente.

Nella terza parte il libro ritorna alle sue radici, con una buona caratterizzazione dei personaggi. Ed è un peccato che Eva funga più da catalizzatore per il percorso di Isabel, piuttosto che diventare un personaggio a sé stante.  Va sottolineato che il colpo di scena con la rivelazione impensata non arriva nel finale, ma prima, e il fatto di averlo anticipato mina in parte l'arco narrativo. Segue quindi un epilogo che priva il processo di lettura di un certo grado di libertà per il lettore. Meglio sarebbe stato secondo me lasciare un finale aperto e al lettore la scelta immaginativa.

Tuttavia non credo che il finale sia il punto centrale del romanzo, quanto piuttosto la tensione narrativa, i torti che si celano nelle vite private e le dinamiche politiche e sociali di una nazione nel dopoguerra.

È una lettura coinvolgente e inquietante che esplora temi come lo sradicamento, la solitudine e la perdita, il bisogno, la rabbia e il desiderio, i ricordi d'infanzia, la vendetta e la redenzione. Lo stile narrativo, incisivo e ricco di atmosfera, spesso incalzante, accresce la tensione, l'ansia, il senso di disagio e l'instabilità che pervadono la storia come nei ritmi del thriller. La scrittura è suggestiva, con grande cura nel creare un senso del luogo, dove la casa è un personaggio a sé stante.  

In definitiva, Estranea è un romanzo sulla conservazione, sugli oggetti e le persone che ci circondano e che ci rendono ciò che siamo, sull'impossibilità di mantenere qualcosa esattamente come la si desidera quando il mondo esterno si insinua. Isabel pensa di dover lottare con le unghie e con i denti per il suo spazio, ma alla fine impara che ciò che rimane, dopo una tale lotta, non vale quasi la pena di essere difeso.

 

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione 2025

pagine: 272

editore: Garzanti


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