Dolores Claiborne – Stephen King -
recensione a cura di Francesca Tornabene
"Certe volte una donna deve fare la carogna per
sopravvivere. Certe volte è tutto quello che le resta".
Non ne ho mai abbastanza dei viaggi con King.
Questo è stato puramente psicologico, privo di mostri o
elementi soprannaturali: mi sono ritrovata stretta in un dramma che si consuma
interamente tra le mura domestiche in una piccola isola.
Ho ascoltato la confessione di Dolores, accusata
dell'omicidio della sua datrice di lavoro, Vera Donovan.
La sua deposizione precipita nell'oscurità in un pozzo pieno
di segreti: il complesso rapporto con Vera, i suoi fantasmi, la verità sulla
morte di suo marito, avvenuta anni prima.
Mi ha colpito la struttura: un monologo di 277 pagine senza
alcuna interruzione.
Un flusso ininterrotto che scava nella paura, nella violenza
e nella solidarietà femminile estrema.
È un racconto sull'amore materno e sul prezzo terribile che
si paga quando, per sopravvivere, si è costretti a diventare
"carogne".
È affascinante quanto le vite delle due donne siano
speculari.
L'assenza di capitoli ha reso il ritmo serrato. La voce di
Dolores, così cruda, mi ha tenuta incollata fino alla fine.
Ho cercato di trovare la luce in fondo ai suoi oscuri
ricordi.
Il conflitto che alimenta l'intera storia precipita tra
vendetta e sacrificio, in una tragedia che travolge la vita delle due donne:
due MADRI pronte a tutto per i loro FIGLI.
Ancora una volta, King ha portato alla luce l'orrore più
mostruoso. Quello che si annida tra le pieghe dell'animo umano: in un segreto
di famiglia, in un trauma e persino nell'ombra di un'eclissi.
Un occhio che si chiude alla luce per abbracciare
l'oscurità.
genere: horror
anno di pubblicazione: 2014
pagine: 278
editore: Sperling & Kupfer

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