Il mondo nuovo - Aldous Huxley -
recensione a cura di Francesca Simoncelli
“Questo è il
segreto per la felicità: amare ciò che si DEVE amare, fare in modo che la gente
ami la sua inevitabile sorte”
“Il Mondo
nuovo " è un romanzo distopico, cioè racconta o, per meglio dire, immagina
un futuro indesiderabile, negativo, non ideale.
Ma appena si
inizia a leggere, si scopre una società felice, senza paura della morte, dove
tutto è organizzato, dove non esiste l'instabilità; i cittadini, concepiti e
prodotti industrialmente in provetta, non soffrono la fame, hanno libertà dei
piaceri materiali e sessuali, non conoscono malattie, né guerre.
E allora ci
si domanda: è distopico o utopico?
Ma poi si
continua a leggere...
La società è
basata su un'organizzazione ossessiva e maniacale e sul produttivismo; è una
collettività modellata su una felicità fittizia, dove la popolazione è divisa
in caste, dalla più intelligente alla più inetta; ogni persona ha un ruolo
specifico e non ambisce ad altro.
Tutto questo
a discapito dell'individualismo, con la conseguente rinuncia ai sentimenti e
alle emozioni.
Le persone
infatti sono prodotte in provetta anche per evitare ogni legame affettivo e
familiare: non si hanno madri, padri,
compagni, figli, amanti: chiunque e qualsiasi cosa possa provocare violente
passioni, in favore della stabilità mentale.
La mente delle persone, tramite ipnopedia, ore
ed ore di discorsi subliminali, ripetuti per anni, fin dall’infanzia, viene
soggiogata e alla fine diventa la somma di tutti i suggerimenti ricevuti, non
rimanendo in essa nulla di personale.
E quando c’è
bisogno di un momento di evasione, si ricorre ad una droga sintetica, senza
controindicazioni apparenti, che aiuta l’ individuo ad essere ancora più
artificialmente felice… non vi fa pensare in qualche modo a tanti stupidi
programmi televisivi, creati appositamente per ammansire le persone? O ad ore
ed ore passate a perdere tempo a guardare i social?
A differenza
di 1984 di George Orwell, nel quale alla base della società c’era uno stato di
tirannia, qui c’è una finta felicità, che è ancora più pericolosa, perché,
mentre l’oppressione può scatenare ribellioni, far credere ad un popolo di
vivere nel benessere, riduce al minimo la possibilità di rivolta.
Quindi il modo di raggirare e suggestionare
nell'immaginario mondo di questo romanzo è ancora più insidioso di quello
ideato da George Orwell nel suo 1984.
Infatti, a mio parere, questo libro è il più
inquietante tra tutti i distopici letti finora, perché ad una prima lettura è ammaliante,
la persuasione subconscia e la manipolazione psicologica sono talmente infide
da poter essere usate senza che le vittime se ne accorgano.
Scritto nel
1932, è un libro profetico e visionario, perché, riflettendoci bene,
l'ipnopedia, questo lavaggio del cervello attraverso stimoli continui, che
cambiano il modo di vedere delle persone, lo fanno già da tempo nella nostra
società, con tutti noi, se già pensiamo soltanto alla pubblicità, che ci induce
a comprare un prodotto attraverso impulsi visivi e uditivi, fatti di foto,
slogan, cartelloni e messaggi, che inondano le nostre giornate.
Ma chi ci
dice che non venga utilizzato anche per altri scopi?
Infine
l'assenza del dolore e l’ indifferenza di fronte alla morte, che a primo
impatto potrebbero sembrare molto positive,
perché eliminerebbero le sofferenze della vita, evidenziano invece la
completa mancanza di emotività… e che vita sarebbe se fosse priva di sentimenti
e di passione?
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 1932
pagine: 384

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