domenica 1 febbraio 2026

TANGO ALLA FINE DEL MONDO

 





Tango alla fine del mondo - Diego Cugia -

recensione a cura di Connie Bandini


Diego Cugia, autore noto per la sua voce radiofonica e per i romanzi capaci di intrecciare con maestria realtà e finzione, sceglie di percorrere con questo romanzo una via narrativa insolita: il feuilleton moderno. Ambientata nella Sicilia del 1894 e poi nel Nuovo Mondo, la storia recupera l’anima del grande romanzo popolare ottocentesco e lo reinterpreta con un ritmo appassionato e vibrante.

La storia prende avvio a Palermo, dove Michele Maggio, la moglie Caterina e le figlie gemelle Diana e Olivia vengono denunciati per aver partecipato a una manifestazione contro le tasse. Costretti a lasciare il loro podere a Isola delle Femmine, cedono alle false promesse di Don Tano Calò, spietato agente marittimo che vende loro un sogno oltreoceano: una fazenda in Argentina e quattro biglietti per il piroscafo. Ma già al porto la faccenda si complica: manca un biglietto e Diana, la più ribelle delle gemelle, resta in Sicilia, consegnata di fatto al desiderio ossessivo di Don Tano.

Il viaggio della famiglia Maggio si divide così in due tronconi: in Argentina, Michele trova lavoro al mattatoio, ma la vera salvezza si palesa di notte, in un locale del porto in cui gli immigrati creano un linguaggio nuovo fatto di musica e passione: il tango. 

Diana, rimasta in Sicilia, è la figura più potente del romanzo: vittima trasformata in carnefice, fragile e feroce al tempo stesso, capace di incarnare la ribellione e la ricerca di riscatto. La sua vicenda si intreccia a quella del padre in un percorso parallelo che ne fa due poli narrativi destinati a sfiorarsi e a ferirsi. 

Cugia non risparmia nulla al lettore: morti, violenza, tradimenti, passioni travolgenti e colpi di scena si susseguono con un ritmo serrato. È vero, a tratti il romanzo sembra sfiorare l’eccesso, trasformandosi in una sorta di soap opera d’altri tempi. Ma proprio questa ricchezza, questo continuo rilancio, è ciò che rende la storia appassionante come un ballo sfrenato.

La prosa di Cugia è poetica e mai banale. L’uso del dialetto siciliano e del cocoliche argentino dona verità ai dialoghi e ai personaggi, immergendo il lettore in un mondo vivo, fatto di voci autentiche. 

A fine lettura la sensazione che resta è duplice: da una parte il rammarico per aver lasciato i personaggi, dall’altra il desiderio irrefrenabile di ascoltare, conoscere e ballare il tango. 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2014


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