La lince – Silvia Avallone -
recensione di Alice Bassoli
La lince di Silvia Avallone è un racconto breve,
intenso e folgorante che conferma ancora una volta il talento narrativo
dell’autrice italiana, capace di entrare dritto nel cuore delle contraddizioni
umane.
Il racconto segue Piero, un ladro d’auto solitario e
disilluso, che durante una rapina in un autogrill incontra Andrea, un ragazzo
enigmatico e ferito dalla vita. Da quell’incontro casuale nasce un legame
inquieto e ambivalente, che spinge entrambi in una fuga senza meta, carica di
simbolismo e desiderio di riscatto.
La storia, seppur breve, riesce a imprimersi nella mente,
grazie a personaggi ben delineati e a un’atmosfera rarefatta che mescola
marginalità sociale, desiderio e inquietudine. Silvia Avallone riesce in poche
a pagine a dipingere emozioni e introspezione, pur lasciando interrogativi
aperti che invitano il lettore a riflettere.
La prosa è, come sempre, sanguinosa ma attenta, capace di
evocare immagini potenti e attraversare territori emotivi profondi. Le
descrizioni della notte, della nebbia e del paesaggio creano un contesto visivo
forte, mentre il dialogo tra i due protagonisti esplora tensioni interiori e
bisogni contraddittori.
la brevità della storia le fa guadagnare quella
concentrazione narrativa, che lascia un segno duraturo nonostante
la sua compattezza.
un’opera breve,quindi, ma densa, un piccolo gioiello che
mostra la scrittura coinvolgente e malinconica di Silvia Avallone, in grado
come pochi autori italiani di catturare sensazioni e contraddizioni con grande
incisività.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2025

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