sabato 14 febbraio 2026

L'ULTIMA COSA BELLA SULLA FACCIA DELLA TERRA

 




L’ultima cosa bella sulla faccia della terra - Michael Bible -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

In poco più di cento pagine l’autore costruisce una storia intensa e stratificata che affonda le radici nella provincia americana, esplorando i moti più oscuri dell’animo umano e la complessità di vite rimaste senza riscatto.  

La vicenda si apre con un atto insieme tragico e misterioso: Iggy, un giovane di Harmony, una piccola cittadina del Sud degli Stati Uniti, entra in una chiesa battista durante una funzione domenicale con l’intento di autoimmolarsi. Ma nel gesto qualcosa va storto: la benzina si rovescia e un incendio provoca la morte di venticinque fedeli, mentre lui sopravvive. Condannato alla pena di morte, Iggy trascorre gli ultimi giorni di vita rivivendo ricordi e fantasie, interrogandosi su cosa lo abbia spinto a quel gesto estremo (l’alcol, la droga, la perdita, l’amore per Cleo o l’amicizia per Paul?). 

Il romanzo procede per voci e punti di vista differenti: accanto alla narrazione interiore di Iggy, si alternano le prospettive di altri personaggi che in vario modo sono stati toccati dall’evento o ne portano il peso. Archi temporali diversi si intrecciano come in una partitura polifonica: dal 2005 al 2019, passando per epoche e memorie che alimentano la riflessione sul senso di appartenenza, solitudine e destino.  

Non è un semplice romanzo sull’azione drammatica: è un’esplorazione dell’esistenza come un continuo oscillare tra dolore, desiderio e fallimento. Bible scava nella psicologia dei personaggi, nella loro incapacità di comunicare la sofferenza, e nella spinta a cercare qualcosa di bello in un universo che sembra sempre disfarsi.  

L’opera si muove in un terreno narrativo dove l’evento catastrofico è solo il punto di partenza: ciò che rimane è la scia di vite spezzate, di speranze tradite e di silenzi mai colmati. L’ambientazione nel Sud rurale americano regala al romanzo un’atmosfera secca, viscerale, spesso amara, dove la comunità reagisce alla tragedia in un modo che è insieme collettivo e dolorosamente personale.  

La prosa di Bible è spesso controllata: non è un linguaggio spettacolare, né pirotecnico, ma capace di creare immagini e sensazioni che si fossilizzano nella mente del lettore. Ci sono momenti di grande lirismo, alternati a passaggi asciutti e crudi che riflettono lo stato mentale dei protagonisti.  


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2023

pagine: 135

editore: Adelphi


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