L’ultima cosa bella sulla faccia della terra - Michael
Bible -
recensione a cura di Alice Bassoli
In poco più di cento pagine l’autore costruisce una storia
intensa e stratificata che affonda le radici nella provincia americana,
esplorando i moti più oscuri dell’animo umano e la complessità di vite rimaste
senza riscatto.
La vicenda si apre con un atto insieme tragico e misterioso:
Iggy, un giovane di Harmony, una piccola cittadina del Sud degli Stati Uniti,
entra in una chiesa battista durante una funzione domenicale con l’intento di
autoimmolarsi. Ma nel gesto qualcosa va storto: la benzina si rovescia e un
incendio provoca la morte di venticinque fedeli, mentre lui sopravvive.
Condannato alla pena di morte, Iggy trascorre gli ultimi giorni di vita
rivivendo ricordi e fantasie, interrogandosi su cosa lo abbia spinto a quel
gesto estremo (l’alcol, la droga, la perdita, l’amore per Cleo o l’amicizia per
Paul?).
Il romanzo procede per voci e punti di vista differenti:
accanto alla narrazione interiore di Iggy, si alternano le prospettive di altri
personaggi che in vario modo sono stati toccati dall’evento o ne portano il
peso. Archi temporali diversi si intrecciano come in una partitura polifonica:
dal 2005 al 2019, passando per epoche e memorie che alimentano la riflessione
sul senso di appartenenza, solitudine e destino.
Non è un semplice romanzo sull’azione drammatica: è
un’esplorazione dell’esistenza come un continuo oscillare tra dolore, desiderio
e fallimento. Bible scava nella psicologia dei personaggi, nella loro
incapacità di comunicare la sofferenza, e nella spinta a cercare qualcosa di
bello in un universo che sembra sempre disfarsi.
L’opera si muove in un terreno narrativo dove l’evento
catastrofico è solo il punto di partenza: ciò che rimane è la scia di vite
spezzate, di speranze tradite e di silenzi mai colmati. L’ambientazione nel Sud
rurale americano regala al romanzo un’atmosfera secca, viscerale, spesso amara,
dove la comunità reagisce alla tragedia in un modo che è insieme collettivo e
dolorosamente personale.
La prosa di Bible è spesso controllata: non è un linguaggio
spettacolare, né pirotecnico, ma capace di creare immagini e sensazioni che si
fossilizzano nella mente del lettore. Ci sono momenti di grande lirismo,
alternati a passaggi asciutti e crudi che riflettono lo stato mentale dei
protagonisti.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2023
pagine: 135
editore: Adelphi

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